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Redazione
ANNO XIVgiovedì 1 Ottobre 2026
sentenza

Droghe: dal Canada una sentenza per il diritto alla salute

Una decisione che mette al centro la vita e i diritti delle persone che usano droghe. In Canada la Corte suprema della Columbia Britannica ha accolto la contestazione costituzionale promossa da Jeremy Kalicum ed Eris Nyx, fondatori del Drug User Liberation Front (DULF), bloccando il procedimento penale nei loro confronti e dichiarando incostituzionale la disposizione sulla detenzione di sostanze finalizzata al traffico.

A Vancouver, DULF aveva organizzato un compassion club che forniva ai propri membri eroina, cocaina e metanfetamina analizzate, etichettate e vendute a prezzo di costo: un programma di approvvigionamento più sicuro, senza prescrizione medica, per ridurre i rischi del mercato illegale e delle sostanze adulterate. L’esperienza era stata oggetto anche di alcuni studi pubblicati in letteratura. Dopo oltre un anno di attività, nell’ottobre 2023 la polizia aveva chiuso il club e arrestato i fondatori, ritenuti poi colpevoli nel novembre 2025.

La giudice Catherine Murray ha ora riconosciuto che il programma riduceva i danni senza compromettere la sicurezza pubblica e che l’assenza di un percorso legale concretamente accessibile per realizzarlo viola i diritti alla vita, alla libertà, alla sicurezza della persona e all’uguaglianza. Gli effetti della dichiarazione di invalidità della norma sono sospesi per sei mesi, per consentire un intervento legislativo; il blocco del procedimento per i due fondatori è invece immediato. La decisione resta impugnabile.

«Una sentenza importante dal Canada in tema di droghe: la salvaguardia della salute viene prima dell’imperativo a punire», dichiara Susanna Ronconi, responsabile relazioni internazionali di Forum Droghe. «La Corte riconosce il valore di un’esperienza costruita dalle persone che usano droghe per proteggere la propria comunità. Quando una legge impedisce l’accesso a interventi che salvano vite, sono i suoi effetti a dover essere messi in discussione. Questa decisione rafforza la richiesta internazionale di politiche fondate sulle evidenze, sui diritti umani e sulla partecipazione delle persone direttamente coinvolte. Anche per l’Italia è un richiamo preciso: la salute di chi usa droghe deve essere tutelata, senza subordinarla a obiettivi repressivi o a giudizi morali sui comportamenti».

«L’articolo 32 della nostra Costituzione tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività. Vale per tutte e tutti, comprese le persone che usano sostanze», afferma Leonardo Fiorentini, segretario di Forum Droghe. «Per questo diciamo che anche in Italia il diritto alla salute viene prima della repressione. Proteggere una persona dall’overdose, dalle infezioni e dagli altri danni connessi al consumo è un dovere pubblico. L’accesso alla prevenzione e all’assistenza non può essere condizionato alla scelta di smettere di usare droghe, ed è ora che servizi come drug checking e stanze del consumo siano garantiti anche in Italia».

«La riduzione del danno è già compresa nei Livelli essenziali di assistenza dal 2017», prosegue Fiorentini. «Chiediamo al Governo e alle Regioni di garantirne l’applicazione effettiva e uniforme: finanziamenti strutturali, servizi di prossimità e a bassa soglia, prevenzione delle overdose, accesso al naloxone e ai materiali sterili, personale formato e coinvolgimento delle persone che usano droghe. Il diritto alla salute deve essere esigibile in ogni regione».

«Esprimiamo solidarietà a DULF e alle comunità che hanno sostenuto questa battaglia che è importante per tutti noi perchè ribalta il punto di vista sulle politiche sulle droghe» conclude Ronconi.

La richiesta di Forum Droghe alle istituzioni italiane è concreta: dare piena attuazione ai LEA sulla riduzione del danno e valutare le politiche sulle droghe a partire dalla loro capacità di proteggere la salute, ridurre le morti evitabili e garantire i diritti, piuttosto che sotto la logora e ideologica lente del proibizionismo.

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