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Redazione
ANNO XIVdomenica 26 Luglio 2026
castelnuovo di garfagnana

Elisabetta Salvatori conquista “Mont’Alfonso sotto le stelle”: Dino Campana, un poeta in viola

“Viola” è il bellissimo, commovente e tristissimo racconto che Elisabetta Salvatori ha proposto sulla vita di Dino Campana: la storia del suo essere poeta, in un’esistenza complessa e sofferta a cavallo tra il 1800 e il 1900. Lo spettacolo, in cartellone nel festival “Mont’Alfonso sotto le stelle”, è andato in scena ieri sera in piazza Carli a Castelnuovo di Garfagnana.

Il titolo, “Viola”, è legato a diverse ragioni: la prima è che è il colore del lutto, e Dino Campana, nella vita, morì infinite volte; poi è il colore del cielo dopo il tramonto. E così molto altro. Un colore che ricorre in tutta la narrazione e che vuole rappresentare tutta la sofferenza e la fragilità mentale del poeta. Elisabetta stessa lo ha voluto fortemente evidenziare, vestendosi di viola.

Il viola, di solito, in teatro non si usa perché si ritiene che porti ‘sfortuna’ per il successo dell’opera. E anche per altre ragioni scaramantiche. Quella di Elisabetta, insomma, è stata una sfida a tutto quello che c’è, solitamente, sul palcoscenico – con tutte le superstizioni che il mondo dello spettacolo si porta dietro.

Non c’è dubbio che sia una narrazione di successo, visto che la nostra bravissima attrice la porta in scena da molto tempo. Elisabetta ha raccontato che per conoscere meglio Campana, oltre che dalle sue opere, si è recata nel paesino dove viveva, Marradi – un avamposto fiorentino, quasi in Romagna (tanto che le persone che vi vivono parlano un misto tra il toscano e il romagnolo), situato in montagna nella zona del Mugello. Paesino che si è conservato nel tempo, tanto che vederlo l’ha aiutata nella stesura dell’opera; così pure vedere la piccola chiesa dove è sepolto l’artista.

Dino era un ragazzo molto fragile, particolare, che cercava di essere amato e poi apprezzato come poeta, ma che, per strane vicissitudini, non era né amato né apprezzato, innanzitutto, dalla sua famiglia; e poi ebbe grosse difficoltà ad essere riconosciuto come poeta, tanto che riuscì a pubblicare un suo libro di poesie autoproducendoselo.

Elisabetta ci fa comprende le trasformazioni di Dino, che confinavano nella pazzia: in principio solo apparente, tanto che gli ospedali lo rimandavano a casa; ma poi succedeva ancora qualcosa che peggiorava la situazione. Questa fragilità mentale – ci racconta Salvatori – l’aveva sicuramente ereditata da uno zio, finito anche lui in “manicomio” molto giovane.

Questa di Dino è una lenta e inesorabile discesa agli inferi, interrotta dalla sua voglia di scrivere, di studiare, di viaggiare, di cercare di essere apprezzato; di vivere il suo amore con Sibilla Aleramo… Trascorrerà infatti i suoi ultimi dieci anni in ospedali psichiatrici.

Durante la narrazione, Elisabetta canta alcuni versi tratti dalle opere di Campana e, talvolta, si accompagna con un’armonica. La musica che fa da colonna sonora allo spettacolo è di Matteo Ceramelli che, al violino, crea e arricchisce le atmosfere che si incontrano durante il racconto e che la performer, nella sua narrazione, fa vivere al pubblivo.

Tutta la piazza Carli ha assistito, come rapita, da questo racconto davvero toccate.

Il prossimo spettacolo in programma è il 27 luglio con Alessandro Riccio in “Bruna è la notte”, a cui seguirà il 29 Fabio Genovesi in “Tutti primi sul traguardo del mio cuore”. Questi spettacoli sono tutti gratuiti, ma necessitano di prenotazione su TicketOne o presso la pro loco di Castelnuovo. Poi inizia il festival vero e proprio, quello in Fortezza Mont’Alfonso: il 31 luglio c’è Vinicio Capossela. Imperdibile.

Foto di Roberto Rocchiccioli

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