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Redazione
ANNO XIVvenerdì 11 Settembre 2026
castelnuovo di garfagnana

Fabio Genovesi, tra scrittura e ciclismo: a Castelnuovo è primo sul traguardo di Mont’Alfonso

Lo scrittore Fabio Genovesi, a Castelnuovo di Garfagnana, racconta la sua storia e come questa sia legata al ciclismo fin da piccolo.

“Tutti primi sul traguardo del mio cuore” è il titolo del suo monologo, tratto dall’omonimo libro, portato ieri sera in scena in piazza Carli per il festival “Mont’Alfonso sotto le Stelle”. Una narrazione che parte dalla storia della sua famiglia, precisamente dal nonno Arolando, che aveva 10 fratelli, tutti maschi, non sposati e senza figli; tutti con i nomi che iniziavano rigorosamente per A, e di cui l’unico nipote era lui.

Lui, il solo bambino, con un sacco di zii, tutti appassionati di ciclismo, che tentano invano a farlo diventare un ciclista professionista. Racconta l’autore: “Non potevo diventare ciclista, perché proprio non ero portato; ma sicuramente sarei stato un appassionato di ciclismo”. E non c’è dubbio che lo sia diventato. Per come ne parla, si capisce che ha studiato la storia di questo sport, che ha analizzato bene tutte le sue problematiche.

Genovesi è partito dalla nascita della bicicletta, che risale all’incirca alla metà del 1800: “Un invenzione piuttosto recente – commenta – considerando che la scoperta della ruota ha più di 5 mila anni”. Sono stati i suoi zii a portarlo a vedere il primo Giro d’Italia – che passava da Forte dei Marmi – quando era ancora alle elementari.

Tutto il suo racconto è intrecciato con il ciclismo: la sua vita, la sua famiglia. Una serie di coincidenze e situazioni particolari, che lo hanno portato, in tempi più recenti, a seguire il Giro d’Italia, il Tour de France, per il Corriere Della Sera e poi per la Rai, per sue grandi felicità e soddisfazione. Troppo interessante la storia delle prime corse in Francia, i primi Tour e le competizione d’Oltralpe più famose, come la Parigi-Roubaix, che è una delle classiche del ciclismo su strada, nota come l'”Inferno del Nord”.

Un racconto esilarante che sviscera il problema del ciclismo fin dalle sue radici e delle persone che lo guardano. Spiega, con ironia, lo scrittore: “Uno sport praticato da masochisti, visto e organizzato da sadici. Perché le prime tappe erano durissime e chi le vedeva pareva assetato di sangue”. Qualche ciclista ha annuito alla fine dello spettacolo: “E’ vero!”.

In effetti, il ciclismo agonista dei primi anni del secolo scorso aveva dei grossi problemi: intanto il mezzo, il velocipede, pesantissimo e fatto con una tecnologia rudimentale; poi il fattore più importante, le strade, terribili, senza asfalto e con grosse buche, che poi – ha raccontato Genovesi – se la bicicletta si rompeva, durante una gara, i ciclisti dovevano ripararla da soli.

Insomma, un racconto che ha catapultato il pubblico nelle storie e gare dei primi del ‘900, in modo così vivido che sembrava veramente di essere lì, ad assistere a quelle avventure, tremende per i poveri partecipanti, grandi appassionati già allora delle due ruote e desiderosi di avere successo per cambiare le proprie vite.

Uno spettacolo molto apprezzato dalla platea che gremiva la piazza e che poi si è incanalata in una grande fila per il firmacopie dell’autore al banchetto allestito da “La Libreria” che, del resto, si trova proprio lì davanti.

Il 31 luglio inizia il festival vero e proprio, quello in Fortezza di Mont’Alfonso, con Vinicio Capossela che presenta “Di selva in selva. Da Ariosto a Dylan Thomas, per perdersi nel bosco” a cui seguiranno tutti gli altri show: ad iniziare dai Gatti Mèzzi, che si esibiranno in Fortezza delle Verrucole il 6 agosto.

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