La proposta di Gabriele Bini rilancia l’iniziativa per riaprire lo storico palazzo del 1839, riprendendo le battaglie parlamentari degli anni ’90 e 2000 per una deroga sul patrimonio storico e per il rilancio turistico della Val di Lima.
“Restituire a Bagni di Lucca l’identità che ne ha fatto una delle capitali europee dell’accoglienza e della cultura nell’Ottocento”: è questo l’obiettivo della proposta lanciata dal già candidato al consiglio comunale nelle elezioni del 2022 per il rilancio e la riapertura dell’Ex Casino dei Giochi, la celebre struttura progettata dall’architetto Giuseppe Pardini e inaugurata nel 1839, riconosciuta come la prima casa da gioco moderna d’Europa.
“In un momento in cui il turismo esperienziale e la riscoperta dei borghi d’eccellenza rappresentano un asset strategico per il Paese – dice Bini -, la chiusura e il prolungato inutilizzo di un bene di così alto valore storico rappresentano una ferita per tutto il territorio. La sfida normativa e i precedenti degli anni ’90 e 2000. L’ostacolo principale resta la legislazione italiana, che riserva l’esercizio della casa da gioco tradizionale a soli quattro casinò sul territorio nazionale. La proposta di Bini punta a scardinare l’impasse burocratico riprendendo il filo di un percorso già tentato in passato”.
“Già tra gli anni ’90 e i primi anni 2000, infatti – spiega -, si cercò di percorrere la via parlamentare, promuovendo disegni di legge e sinergie con altre realtà termali e storiche d’Italia (come San Pellegrino Terme o Taormina) per chiedere una licenza speciale legata alla storia e alla tradizione pre-unitaria”.
“Non stiamo chiedendo l’apertura di una nuova sala da gioco o l’introduzione di azzardo moderno – dichiara Gabriele Bini -. Già tra gli anni ’90 e i primi anni 2000 si provò a percorrere la strada della deroga legislativa per i casinò storici. Oggi vogliamo riprendere con maggior forza quella battaglia: Bagni di Lucca non cerca una licenza generica, ma il riconoscimento di un diritto storico originario. Il Casinò nacque per accompagnare il termalismo d’élite che attirava in Val di Lima poeti, diplomatici e intellettuali da tutta Europa, da Byron a Shelley. Chiediamo alle istituzioni regionali e al Parlamento di valutare una deroga speciale per i beni d’interesse storico e culturale, consentendo la riapertura delle sale da gioco tradizionali all’interno di un progetto di tutela rigoroso.”
Il progetto: un modello tra memoria e turismo d’élite
La visione avanzata da Gabriele Bini per la riapertura dell’Ex Casinò si articola su tre direttrici fondamentali: ripristino filologico ed esperienziale, ovvero riportare in vita l’atmosfera del 1839 con tavoli da gioco classici (roulette, chemin de fer), croupier in livrea e un rigidissimo codice d’accesso, affiancando al gioco tradizionale un percorso museale multimediale aperto al pubblico; sinergia con il turismo termale e culturale, ovvero fare del Casinò il perno di un’offerta turistica integrata che coinvolga le terme, la storia risorgimentale e il patrimonio naturale della Val di Lima; partenariato e risorse, ovvero intercettare bandi europei e nazionali dedicati alla rigenerazione dei borghi e alla tutela dei beni vincolati, attraendo investitori privati del settore dell’accoglienza di lusso.
L’appello alle istituzioni
“Con questo comunicato – conclude Bini – si rivolge un appello accorato alla Regione Toscana, al Ministero della Cultura e ai rappresentanti politici del territorio per aprire un tavolo di confronto scientifico e istituzionale. L’obiettivo primario è redigere un dossier storico-giuridico aggiornato che certifichi la primogenitura di Bagni di Lucca e avvii l’iter per la salvaguardia e il rilancio dello storico palazzo”.
