“Giacomo Puccini, un illustre emigrante”, così Luca Scarlini, noto saggista e story teller, definisce il grande musicista lucchese e ne narra le esperienze più importanti, vissute lontano dalla sua terra natia.
Nel 1880, Giacomo si trasferisce a Milano, dopo aver superato brillantemente l’esame di ammissione al Conservatorio di quella città e successivamente nel 1904 parte per l’America latina e nel 1907 per New York.
Oggi il “migrante Puccini” sembra aver trovato la sua giusta collocazione proprio all’interno del Museo delle figurine di gesso e dell’emigrazione di Coreglia ed appare raffigurato in una immagine che narra la storia, forse un po’ romanzata, dell’incontro a Parigi con un piccolo figurinaio lucchese che gli porge una statuina in gesso, proprio all’uscita dell’Operà Comique, dopo la rappresentazione trionfale della sua Boheme.
Puccini è in compagnia di alcuni amici, e si rivolge al bambino usando quelle parole che solo un lucchese può comprendere e prima di accomiatarsi, per ricompensa, gli dona una moneta d’oro ed invita i suoi amici a fare altrettanto. Lo guarda poi allontanarsi felice, con le monete d’oro, nel buio della notte.
Quell’incontro con il piccolo venditore di statuine, raccontano gli amici, provoca in lui un’improvvisa ed inarrestabile commozione e nel buio della notte non vede più il piccolo figurinaio, ma suo fratello Michele, anche lui migrante, morto prematuramente di febbre gialla, lontano da casa, in un paese straniero a Rio de Janeiro nel 1891.
Ripensa al suo legame con quel fratello un po’ scapestrato, un legame che non si era mai interrotto malgrado la lontananza, ma si era rafforzato con uno scambio frequente di missive, alcune piacevoli, che davano un quadro dell’ambiente in cui viveva, delle attività della Comunità Italiana d’oltreoceano, altre nelle quali narrava della sua misera vita e sono quelle su cui quella notte si sofferma il pensiero di Giacomo e tormentano il suo animo fino alla commozione, alla tristezza, al senso di vuoto e alla nostalgia per Mi’ele, così lo chiamavano in famiglia, perché le tante tribolazioni e le sofferenze del fratello migrante si contrappongono dolorosamente con la vita di Giacomo, con la sua fama, la ricchezza, il successo ed i trionfi per i suoi capolavori osannati da un pubblico sempre più affezionato ed entusiasta.
L’immagine in copertina è posta presso il Museo Civico della Figurina di Gesso e dell’Emigrazione, nella seconda grande sala in cui sono esposte le fotografie dei figurinai più famosi di Coreglia