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Redazione
ANNO XIVmercoledì 16 Settembre 2026
borgo a mozzano

Gigi il gelataio e i piccoli riti della scuola

Ci sono ricordi che il tempo non riesce a cancellare. Restano vivi nella memoria perché appartengono a una stagione della vita fatta di semplicità, amicizie e piccole abitudini che oggi sembrano lontanissime. Per me uno di questi ricordi ha il volto sorridente di Gigi il gelataio.

Erano i primi anni Settanta e frequentavo la scuola media a Borgo a Mozzano, le nostre giornate iniziavano presto, con il pullman che da Corsagna ci portava a scuola. Eravamo ragazzi, con tanta voglia di stare insieme e con poche lire in tasca, ma sufficienti per regalarci qualche piccolo piacere.

Prima di entrare a scuola c’erano alcune tappe che per molti di noi erano quasi obbligatorie. Qualcuno si fermava all’alimentare di Ecle, in San Jacopo, altri all’alimentare Del Pieri, in San Rocco. Bastavano poche monete per comprare un panino con la mortadella o una piccola merenda da consumare durante la ricreazione

Poi c’era la cartoleria Amaducci, entravamo con poche lire in tasca e spesso ne uscivamo con cinque o dieci figurine Panini per noi erano un piccolo tesoro. I libri e i quaderni non stavano negli zaini moderni di oggi: molto spesso li portavamo sotto il braccio, raccolti dalla classica cinghia elastica che ha accompagnato intere generazioni di studenti. Le bustine delle figurine venivano custodite con cura fino al ritorno a casa, quando avremmo finalmente scoperto se avevamo trovato il giocatore che ci mancava.

La mattinata trascorreva tra lezioni, interrogazioni e compiti. Rivedo ancora i volti di alcuni insegnanti che hanno accompagnato la nostra crescita: il professor Matraia, il professor Del Moro, il professor Busoni, e la professoressa Di Puccio. Erano figure autorevoli, rispettate e, nei giorni delle interrogazioni, anche un po’ temute. Ognuno di loro, con il proprio carattere e il proprio metodo di insegnamento, ha lasciato un segno nella formazione di tanti ragazzi della nostra generazione.

Il preside era Prof. Pomponi. Apparteneva a quella generazione di educatori formatisi negli anni Cinquanta, quando la scuola era improntata a grande rigore, disciplina e rispetto delle regole. Era un uomo severo, capace di incutere rispetto con la sola presenza, ma dietro quella severità si nascondeva una sincera attenzione verso gli studenti e il loro futuro. Forse allora non sempre riuscivamo a comprenderlo, ma oggi possiamo riconoscere quanto lui e tanti insegnanti della sua epoca abbiano contribuito a trasmetterci valori importanti come il senso del dovere, l’impegno e il rispetto per gli altri.

Ma il momento che aspettavamo con maggiore entusiasmo arrivava alla fine della mattinata. Quando la campanella suonava, il piazzale si riempiva rapidamente di studenti. Prima di prendere il pullman per tornare a Corsagna, i nostri occhi cercavano una presenza che per noi era diventata familiare: Gigi il gelataio.

Arrivava dal Piaggione con il suo carrettino, i gelati li preparava lui stesso durante la mattinata e poi li portava davanti alla scuola. Non c’erano grandi marchi, pubblicità o confezioni colorate. C’era la genuinità di un prodotto artigianale e la simpatia di una persona che tutti conoscevano. Attorno al carrettino si formava subito un gruppo di ragazzi, chi aveva qualche lira comprava un cono o una coppetta; gli altri si fermavano ugualmente a fare due chiacchiere con gli amici.

Poi arrivava il momento di salire sul pullman, la strada verso Corsagna era accompagnata da racconti, risate e dai commenti sulla giornata appena trascorsa. Una volta arrivati in paese ci aspettavano gli amici, i giochi all’aperto e gli album Panini da completare, scambiando doppioni e cercando con ostinazione le figurine più rare.

A distanza di oltre cinquant’anni, mi rendo conto che Gigi non vendeva soltanto gelati, faceva parte della vita quotidiana di tanti ragazzi della Valle del Serchio. Era uno di quei personaggi semplici che, senza saperlo, contribuivano a rendere speciale una comunità.

Oggi molte cose sono cambiate. Sono cambiati i negozi, le abitudini e il modo di vivere dei giovani. Eppure basta chiudere gli occhi per rivedere quel mondo: il pullman che arrivava da Corsagna, il panino con la mortadella, la cartoleria Amaducci, i libri stretti dalla cinghia elastica, le figurine Panini, i professori, il severo preside Prof.Pomponi e infine il carrettino di Gigi fermo davanti alla scuola.

Sono immagini che appartengono a un tempo lontano, ma che continuano a vivere nella memoria di chi le ha vissute. Perché spesso la felicità era fatta di cose semplici: una bustina di figurine, un gelato artigianale all’uscita da scuola e il viaggio in pullman verso casa insieme agli amici.

Forse non ce ne rendevamo conto allora, ma stavamo vivendo anni che avremmo ricordato per tutta la vita, tra quei ricordi, il sorriso di Gigi il gelataio occupa ancora oggi un posto speciale nel cuore di molti ragazzi di allora.

Anni semplici, che ancora oggi profumano di giovinezza e di gelato artigianale.

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