Sono passati due anni e mezzo dalla scomparsa del mio caro amico Giulio Branduzzi, il prossimo 31 agosto avrebbe compiuto 72 anni, eppure mi sembra ancora di sentirlo vicino. Abbiamo condiviso l’infanzia, le giornate spensierate, i sogni e poi la vita adulta, sempre legati da un rapporto di amicizia sincera che non si è mai interrotto.
Giulio è cresciuto in Via Postabbio, nell’osteria della sua famiglia, che era davvero il cuore pulsante della via. Lì, da bambini, passavamo pomeriggi interi a giocare a palline di vetro insieme agli altri ragazzi del paese, nella Pista, un quadrato di terra polverosa proprio sotto l’osteria, Giulio era il più bravo di tutti: vinceva sempre e possedeva una collezione di palline che tutti noi invidiavamo.
Poi, nell’agosto del 1966, i suoi genitori decisero di trasferire la loro attività in piazza, in un nuovo edificio costruito con tanti sacrifici. Era un caldo pomeriggio d’agosto quando venne inaugurato il ristorante, pizzeria e bar Branduzzi. Ricordo ancora gli occhi di Giulio: brillavano di gioia e orgoglio, perché quel sogno dei suoi genitori diventava realtà davanti a tutto il paese.
Da allora, quel locale è stato un punto di riferimento per intere generazioni. Prima l’osteria in Postabbio, poi il ristorante in Piazza, sono stati luoghi d’incontro, di convivialità, di calore. Il piatto simbolo, i tortelli casalinghi fatti a mano, raccontano meglio di mille parole la passione della famiglia Branduzzi: una tradizione che nasce da Lucrezia, passa a Narciso Branduzzi e alla moglie Anna , la mamma di Giulio, e oggi continua con i suoi figli, Narciso e Giovanni, insieme a Elisabetta, la moglie di Giulio.
Con Giulio non ho mai perso i contatti: ci siamo sempre voluti bene, e lui mi è stato accanto in ogni momento importante. Durante i 29 anni in cui ho avuto l’onore di essere presidente della Misericordia di Corsagna, Giulio mi ha sempre sostenuto, non solo con la sua amicizia e i suoi consigli, ma anche con il suo aiuto concreto. Ogni mattina, prima di andare al lavoro, mi aspettava sul terrazzo e con il suo sorriso mi diceva: «Ma stamani non vieni a prendere il caffè …». Sono piccoli gesti che oggi custodisco nel cuore come i ricordi più preziosi.
Giulio era una persona speciale: sincero, leale, capace di ascoltare e di far sentire chiunque importante. La sua assenza si fa sentire, ma il suo spirito continua a vivere nei ricordi, nei valori e nella sua famiglia, che porta avanti con orgoglio la tradizione.
Oggi, il ristorante Branduzzi in piazza sulla Via di Fucina continua ad accogliere tantissime persone. La passione che Giulio ha ereditato dai suoi genitori e che ha condiviso con Elisabetta e i figli vive ancora, ogni giorno, in quei piatti genuini e in quell’ospitalità che da sempre caratterizzano la loro famiglia.
Sono certo che Giulio, da lassù, guarda con orgoglio tutto questo. E io, come amico, continuerò a ricordarlo non solo per quello che ha fatto, ma soprattutto per la persona che è stato: un fratello di vita, che resterà sempre nel mio cuore.