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Redazione
ANNO XIVmercoledì 26 Agosto 2026
intervista

I Branduzzi di Corsagna, una storia lunga 60 anni: “La ricetta dei tordelli? Segreto di famiglia”

Sessant’anni di attività, tre generazioni e una ricetta che continua a essere gelosamente custodita in famiglia. Una storia cominciata con Narciso Branduzzi e Anna Maria Mallegni, passata attraverso il figlio Giulio e la moglie Elisabetta e arrivata oggi ai nipoti Narciso e Giovanni.

Una storia di lavoro e sacrifici, ma anche di coraggio imprenditoriale, legame con Corsagna e capacità di attraversare il tempo senza perdere le proprie radici. A raccontarla oggi sono Elisabetta e i figli Narciso e Giovanni.

Elisabetta, torniamo indietro nel tempo. Tutto cominciò con Narciso Branduzzi e Anna Maria Mallegni. Che cosa hanno rappresentato per questa attività?

Sono stati loro a costruire le fondamenta di tutto quello che è venuto dopo. Fecero tanti sacrifici e credettero molto in questa attività. Lasciare la vecchia locanda di via Postabbio e costruire un edificio nuovo, destinato a ristorante, pizzeria e bar, negli anni Sessanta significava fare una scelta importante e coraggiosa. Quello che abbiamo oggi nasce dal loro lavoro e dalla loro determinazione“.

Della vecchia locanda di via Postabbio è rimasto un ricordo particolare tra i corsagnini. Che luogo era?

“Era un punto di ritrovo del paese. C’erano il bar e la locanda e tante persone ricordano ancora la televisione in bianco e nero e la radio, che allora rappresentavano una vera novità. Ma soprattutto lì cominciò a prendere forma quella tradizione dei tordelli che sarebbe poi diventata il simbolo della nostra cucina”.

Narciso, tu porti lo stesso nome di tuo nonno. Che cosa significa raccogliere un’eredità familiare così importante?

“È sicuramente una responsabilità, ma soprattutto un motivo di orgoglio. Quando un’attività arriva alla terza generazione significa che prima di te qualcuno ha lavorato, fatto sacrifici e creduto fortemente in ciò che stava costruendo. Il nostro compito è rispettare quel lavoro e, nello stesso tempo, riuscire ad andare avanti guardando al futuro”.

Giovanni, veniamo ai tordelli. È vero che la ricetta originale è ancora un segreto della famiglia Branduzzi?

“La ricetta è stata tramandata all’interno della famiglia e continua a essere custodita. In tanti, negli anni, hanno cercato di conoscere gli ingredienti, le dosi e quei piccoli particolari della preparazione che fanno la differenza. Ma è una tradizione che abbiamo sempre voluto conservare all’interno della famiglia”.

E oggi quel segreto è soprattutto nelle tue mani?

“Diciamo che ho raccolto questo testimone. È una ricetta che arriva dai miei nonni e sento la responsabilità di conservarla rispettandone la tradizione. Le attrezzature e il modo di lavorare possono cambiare, ma ci sono cose che devono mantenere la loro identità. Questa ricetta è una di quelle”.

Elisabetta, parliamo di Giulio. Chi lo ha conosciuto lo ricorda quasi sempre sorridente dietro quel banco. Era davvero così?

“Era il suo carattere. Gli piaceva stare con le persone, parlare, scherzare e accogliere tutti. Il rapporto umano con i clienti era per lui una parte importante del lavoro. Quel sorriso era semplicemente il suo modo di essere”.

Elisabetta, come hai affrontato la perdita di Giulio, arrivata prematuramente, e dove hai trovato la forza per continuare?

“Perdere Giulio è stato un dolore enorme e affrontare quel momento non è stato facile. Abbiamo condiviso tanti anni di vita, di famiglia e di lavoro. Improvvisamente mi sono trovata davanti a un vuoto difficile da colmare. Ma avevo accanto i nostri figli, Narciso e Giovanni, e proprio loro mi hanno dato una grande forza. C’era poi questa attività, costruita con tanti sacrifici e legata alla storia della nostra famiglia. Andare avanti, giorno dopo giorno, è stato anche un modo per sentire Giulio ancora vicino e per continuare ciò in cui avevamo creduto insieme. Credo che sarebbe felice di vedere che oggi i suoi figli portano avanti questa storia”.

Elisabetta, come sarà questo sessantesimo senza Giulio?

“Sarà sicuramente un sessantesimo diverso. È un traguardo importante per la nostra famiglia e per l’attività, ma l’assenza di Giulio si farà sentire. Avremmo voluto viverlo insieme, ricordando tutto quello che è stato fatto in questi anni. Ci saranno i nostri figli, le nostre famiglie e tante persone che ci sono state vicine, ma Giulio mancherà. Allo stesso tempo, credo che continuare questa storia sia anche il modo più bello per ricordarlo. In questi sessant’anni, infatti, c’è tanto del suo lavoro, del suo sorriso e della sua vita”.

Narciso e Giovanni, quanto è stata importante vostra madre nel permettere all’attività di continuare anche dopo la scomparsa di vostro padre?

“È stata fondamentale. La sua tenacia e la sua forza hanno permesso alla famiglia di affrontare un momento molto difficile senza rinunciare a ciò che era stato costruito. Ci ha sostenuti e ha continuato a credere nell’attività. Se oggi siamo ancora qui è anche grazie a lei”.

Sessant’anni di attività raccontano anche una storia di imprenditoria familiare. Narciso, quanto è importante continuare a investire e lavorare in un paese come Corsagna?

“Per noi è molto importante. Portare avanti un’attività qui non significa soltanto avere un’impresa. Significa anche offrire un servizio, mantenere vivo un luogo d’incontro e contribuire alla vita del paese. I nostri nonni hanno creduto in Corsagna sessant’anni fa e noi continuiamo a crederci oggi”.

È più difficile oggi mantenere un’attività familiare in un piccolo paese?

“I tempi sono cambiati e bisogna sapersi adeguare. Ci sono sicuramente difficoltà diverse rispetto al passato, ma avere alle spalle una storia così importante dà anche una forza particolare. Non vogliamo vivere soltanto di ciò che è stato fatto: vogliamo conservare quello che ci è stato tramandato e, nello stesso tempo, continuare a migliorare”.

Giovanni, dietro un piatto di tordelli oggi ci sono tre generazioni. Ti capita mai di pensare a questo mentre li prepari?

“Sì, perché non è soltanto un piatto che prepariamo ogni giorno. Dietro c’è una storia familiare. Sapere che quella ricetta è passata dalle mani dei miei nonni fino alle nostre dà un significato particolare a quello che facciamo. È una tradizione, ma è anche una responsabilità”.

Se Narciso e Anna Maria potessero entrare oggi nel locale e vedere che cosa è diventato ciò che costruirono con tanti sacrifici, che cosa pensate direbbero?

“Crediamo che sarebbero felici e orgogliosi nel vedere che quello che hanno iniziato tanti anni fa esiste ancora, che la famiglia è riuscita a portarlo avanti e che i nipoti continuano il loro lavoro. Probabilmente questa sarebbe per loro la soddisfazione più grande.

Un’ultima domanda per tutti e tre. Se doveste scegliere una sola parola per raccontare questi sessant’anni, quale sarebbe?

Elisabetta: “Famiglia”.
Narciso: “Sacrificio”.
Giovanni: “Tradizione”.

Tre parole che, messe insieme, raccontano forse meglio di tante altre la storia dei Branduzzi: famiglia, sacrificio e tradizione.

Da Narciso e Anna Maria a Giulio ed Elisabetta, fino a Narciso e Giovanni, il tempo è passato, il mondo è cambiato e anche Corsagna è cambiata. Ma quel filo iniziato tanti anni fa nella piccola locanda di via Postabbio non si è spezzato.

E poi rimane quella ricetta. Il piccolo segreto dei tordelli che tanti, negli anni, hanno cercato di scoprire e che continua invece a passare silenziosamente da una generazione all’altra.

Un segreto di famiglia che, dopo sessant’anni, è ancora rimasto a Corsagna.

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