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Redazione
ANNO XIVmartedì 15 Settembre 2026
lettere

Il messaggio del vescovo: “A scuola si pongano le basi per una società giusta, buona e pacifica”

Riceviamo e pubblichiamo questo messaggio dell’arcivescovo di Lucca Paolo Giulietti per l’inizio del nuovo anno scolastico:

Cari amici e care amiche,

iniziamo un nuovo anno scolastico mentre si ricordano i 60 anni di un documento importante: la dichiarazione Gravissimum educationis, che il Concilio Vaticano II ha voluto dedicare all’educazione e alla scuola. Papa Leone, commentando l’anniversario, ha rilevato che “la storia ci interpella con urgenza nuova. I mutamenti rapidi e profondi espongono bambini, adolescenti e giovani a fragilità inedite. Non basta conservare: occorre rilanciare.

Chiedo a tutte le realtà educative di inaugurare una stagione che parli al cuore delle nuove generazioni, ricomponendo conoscenza e senso, competenza e responsabilità, fede e vita”. Parlare al cuore sembra qualcosa di lontano dal mondo della scuola, eppure San Giovanni Bosco ricordava che “l’educazione è cosa del cuore”: non basta fornire conoscenze e abilità operative; occorre proporre ragioni di vita e di speranza, capaci di stimolare partecipazione e impegno. Il proverbiale “pezzo di carta” non solo serve a poco, ma non è più sufficiente a motivare nessuno a dare il meglio di sé nell’esperienza scolastica; serve il convincimento che ci sono in gioco la nostra sorte di persone e il destino della comunità. Infatti il compito principale di ogni istituzione educativa – della famiglia in primo luogo e poi della scuola – è quello di aiutare a crescere per diventare se stessi e trovare il proprio posto nel mondo:

Questo non è possibile se nei protagonisti della comunità scolastica manca la passione, quella forza interiore che spinge a guardare le cose e le persone con interesse e a “gettarsi nella mischia” con tutte le proprie energie. Quando in una scuola arriva un dirigente appassionato, tutti si ritrovano a far meglio il proprio lavoro; quando un insegnante fa trasparire la passione per la materia e per gli alunni, suscita curiosità e impegno; quando in una classe ci sono studenti che amano quello che fanno, i risultati non tardano a venire, perché ciascuno darà il meglio di sé. Al contrario, quando prevale il “tirare a campare”, la scuola perde di efficacia e diventa un’esperienza alienante per tutti, a cominciare dai ragazzi.

Le persone – pedagogisti, insegnanti, studenti, dirigenti, politici… – che hanno segnato nel tempo il cammino della scuola nel nostro Paese, avevano in comune proprio questo: vivere il loro impegno con una passione smisurata, che li ha indotti non solo a far bene il loro lavoro, ma a cercare di miglioralo. È a loro che si devono alcuni importanti conquiste: l’obbligo scolastico e la sua estensione, la coeducazione, l’attenzione ai disabili, l’evoluzione di metodi e programmi di insegnamento, il protagonismo dei giovani, il coinvolgimento delle famiglie e dell’extrascuola, la parificazione delle scuole non statali, la prospettiva interculturale…

Niente di tutto questo sarebbe accaduto senza l’impegno appassionato di persone che hanno preso a cuore la scuola e cercato di renderla migliore. A questo proposito, mi piace ricordare la professoressa Donatella Buonriposi, morta qualche settimana fa nel compianto di molti: il suo impegno competente e convinto per la scuola, vissuto per lungo tempo in diversi ruoli e proseguito anche dopo il pensionamento, è un esempio di cosa voglia dire credere nell’educazione e viverla come una missione per il bene dei giovani e dell’intera comunità. Insieme con lei, voglio ricordare le tante persone cui ciascuno di noi è debitore per la propria crescita culturale, morale e spirituale: la passione nasce perché c’è qualcuno che sa trasmettere motivazioni e offrire esempi. Iniziando un nuovo anno scolastico non dimentichiamo la gratitudine per i maestri di scuola e di vita che abbiamo ricevuto in dono.

La passione educativa traspare anche nel cammino delle scuole di ispirazione cristiana, che proseguono il loro servizio alle famiglie, ai giovani e al Paese tra mille difficoltà, superate per la dedizione di tanti dirigenti, educatori, religiose e genitori che credono in un’educazione libera e plurale. A tutti loro, insieme ai bambini e ai ragazzi delle paritarie e delle parentali, rivolgo un pensiero affettuoso e grato di vicinanza e di stima, servendomi delle parole di Leone XIV: “L’educazione è una delle espressioni più alte della carità cristiana. Il mondo ha bisogno di questa forma di speranza” (Disegnare nuove mappe di speranza, 1.3).

Quest’anno riprenderemo a celebrare la “Settimana della scuola”: sette giorni di incontri e approfondimenti per capire sempre meglio quanto sia importante la scuola e come poterla rendere sempre migliore. Si terrà la prima settimana di maggio, dal 3 al 9; parleremo di “passione educativa”, riprendendo il pensiero di Papa Leone nel documento Disegnare nuove mappe di speranza, da lui pubblicato in occasione del 60mo anniversario della Dichiarazione conciliare Gravissimum educationis. Sarà, questa, anche un’occasione per riflettere sulla realtà dell’alfabetizzazione nel mondo: diritto per noi forse scontato, ma negato a molti bambini e bambine in diversi paesi della Terra, a causa delle condizioni di indigenza in cui sono costretti a vivere o di gravi discriminazioni di genere.

Voglio augurare che l’anno scolastico che oggi inizia possa essere vissuto da tutti i componenti della comunità scolastica con vera passione, perché ciascuno decida di dare il meglio di sé, affinché la scuola sia un luogo in cui le persone diventano migliori e si pongono le basi per una società giusta, buona e pacifica”.

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