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Redazione
ANNO XIVmartedì 13 Ottobre 2026
castelnuovo di garfagnana

In Fortezza la magia del concerto all’alba: il sole sorge sulle note al piano di Patrizio Fariselli

Ferragosto, ormai da diversi anni, in Garfagnana comincia prima che il giorno sia davvero iniziato. Alle 4.45 del 15 agosto, in Fortezza a Castelnuovo di Garfagnana, Patrizio Fariselli è stato protagonista del tradizionale concerto all’alba di “Mont’Alfonso sotto le stelle”, questa volta nella dimensione più essenziale: piano solo.

Un appuntamento particolare già per l’ora e per il luogo, ma ancora di più per il musicista chiamato a incontrare il sorgere del giorno. Fariselli è uno dei nomi che hanno segnato la storia della musica italiana più sperimentale. Pianista, compositore e cofondatore degli Area, il gruppo legato indissolubilmente anche alla figura di Demetrio Stratos, ha attraversato jazz, rock progressivo, ricerca elettronica e improvvisazione, proseguendo poi il proprio lavoro anche nella musica per il cinema e il teatro.

A Mont’Alfonso è arrivato da solo, davanti al pianoforte. Il suo tour acustico mette insieme nuovo materiale, alcuni grandi classici degli Area e improvvisazione. Una formula che, in un concerto all’alba, acquista inevitabilmente un carattere diverso: il programma musicale incontra qualcosa che non può essere scritto in partitura, il cambiamento della luce e del paesaggio intorno alla Fortezza.

Il pubblico è arrivato quando era ancora notte. Tra i presenti anche un gruppo di 25 persone, guidato da Vis Movendi, che ha raggiunto a piedi la Fortezza partendo dal borgo. Poi il pianoforte, le prime variazioni del cielo, il profilo delle montagne lentamente tornato visibile. Non una scenografia costruita, ma quella della Garfagnana che cambia minuto dopo minuto.

Ed è forse proprio il piano solo ad aver reso ancora più particolare questo appuntamento. Nessuna grande formazione sul palco: il suono del pianoforte, il silenzio intorno e l’aria fresca delle prime ore del mattino. È così che il Ferragosto di Mont’Alfonso si è aperto: non con il rumore della giornata di festa, ma con l’ascolto. E quando le ultime note hanno lasciato spazio al giorno, l’appuntamento è continuato a tavola. Ad attendere il pubblico, la colazione di Ferragosto curata dall’Associazione Nazionale Autieri.

Musica, paesaggio e sapori hanno così accompagnato l’inizio del 15 agosto. Ma proprio questo Ferragosto iniziato prima del sorgere del sole fa riaffiorare una storia molto più antica.

La leggenda dei fiori d’agosto

Secondo un’antica leggenda legata alla festa dell’Assunta, quando gli apostoli si recarono al sepolcro di Maria non trovarono il suo corpo. Trovarono fiori. Rose, gigli, erbe profumate e fiori di campo avrebbero miracolosamente riempito il sepolcro. Da questo racconto sarebbe nata, nel tempo, in diverse regioni italiane, l’usanza di raccogliere proprio il 15 agosto un mazzo di fiori ed erbe spontanee. Non un semplice mazzo da portare a casa. Nella tradizione popolare quei fiori erano considerati di buon auspicio e capaci di portare protezione alla casa, alla famiglia e ai raccolti.

In Toscana e in Umbria la credenza si legava in particolare alla vita dei campi. Ai fiori e alle erbe raccolti nelle prime ore del giorno veniva attribuita la capacità di proteggere i raccolti dalle tempeste e dalla grandine, uno dei pericoli più temuti nel mondo contadino perché capace di compromettere in pochi minuti il lavoro di un’intera stagione.

Nel Sud Italia, invece, fiori ed erbe raccolti nel giorno dell’Assunta venivano conservati nelle case come segno di protezione e, secondo alcune consuetudini popolari, custoditi durante l’anno per essere utilizzati nei momenti di bisogno.

Da una regione all’altra cambiavano i gesti e le credenze, ma rimaneva lo stesso legame tra il giorno dell’Assunta e la natura. Per questo il 15 agosto non era soltanto una festa religiosa. Era un giorno particolare anche nel calendario delle campagne, fatto di gesti tramandati, fiori raccolti, erbe conservate e piccoli riti ai quali affidare la protezione di ciò che era più prezioso.

Una leggenda che restituisce a Ferragosto un’immagine forse meno conosciuta di quella a cui siamo abituati: prima del sole, prima della festa, c’era già qualcuno in cammino. Nei campi si cercavano fiori ed erbe. Si osservava il cielo. Si aspettava il giorno.

Buon Ferragosto.

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