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Redazione
ANNO XIVlunedì 12 Ottobre 2026
villa collemandina

Intelligenza artificiale, istruzioni per l’uso: Pedreschi e Giannotti da manuale a Villa Collemandina

Un racconto completo ed esauriente, quasi impossibile da ripercorrere nella sua interezza e nelle sue molteplici implicazioni, ma che ha saputo affascinare il pubblico e fornire numerose risposte su un fenomeno ormai dilagante anche se, per certi versi, ancora poco conosciuto: l’intelligenza artificiale.

Interssante conferenza domenica pomeriggio nel chiostro di Villa Collemandina con i docenti universitari Fosca Giannotti e Dino Pedreschi. “Intelligenza artificiale: istruzioni per l’uso”, questo il suggestivo titolo scelto per l’evento che ha visto protagonisti i due professori, entrambi con un curriculum universitario, scientifico e di ricerca ai massimi livelli nel settore dell’informatica, dei Big Data e dell’IA. Fosca, attualmente, è docente di intelligenza artificiale alla Scuola Normale di Pisa, mentre Dino è docente di informatica presso l’Università di Pisa. La Gazzetta del Serchio aveva già avuto il privilegio di intervistarli proprio su questo tema alcuni mesi fa (qui l’articolo).

Nel chiostro, gremito per l’occasione, c’erano molte persone interessate all’argomento e alle sue applicazioni. Presenti anche molte persone che frequentavano il liceo scientifico ai tempi di Fosca e Dino e che, alla fine dell’incontro, hanno confessato di essersi emozionate nel rivedere tanti amici tutti insieme dopo tanto tempo.

La presentazione è stata affidata a Carlo Romei. L’invito a partecipare era arrivato da Massimo Romei, attivi entrambi nella pro loco del comune. Presente, tra il pubblico, pure il sindaco Francesco Pioli che, al termine, ha ringraziato calorosamente i due professori.

Nella parte iniziale la prof.ssa Giannotti ha tracciato la storia dell’intelligenza artificiale, partendo dai suoi esordi nel mondo scientifico negli anni ’50 del secolo scorso – quindi quasi 80 anni fa – citando scienziati autorevoli (due pozzi di scienza e non solo) Alan Turing e Isaac Asimov. E’ stato proprio Turing a porsi la domanda se le macchine erano in grado di pensare, o meglio, se erano capaci di imitare l’uomo (the initiation game) e a gettare le basi del cosiddetto: test di Turing.

La prof.ssa Giannotti ha chiarito che cosa è questo test: si tratta di un criterio – ideato, appunto, da Turing – per stabilire se una macchina possiede un’intelligenza o è in grado di avere un comportamento simile a quello umano; per verificarlo, un giudice umano deve conversare con messaggi scritti assieme ad un secondo umano e un computer. Richieste del tipo: fare un disegno, tradurre un testo, raccontare una storia o risolvere un compito matematico. Se il giudice non riesce a capire chi ha eseguito le azioni richieste tra uomo e macchina, quest’ultima supera il test ed è, quindi, “intelligente”, ovvero sa imitare l’uomo.

Questo test, che non era stato superato dalle macchine per molti anni, ora, con le nuove tecnologie degli strumenti IA, è ormai molto vicino al superamento, anche se qualcosa ancora non torna. La prof.ssa Giannotti si è chiesta se la domanda che si faceva Turing – cioè se la macchina riesca ad imitare l’uomo – sia ancora giusta o se, oggi, dovremmo chiederci forse qualcosa di diverso.

Fosca ha quindi tracciato la storia dell’evoluzione informatica e del suo utilizzo in attività legate all’uso al fianco dell’uomo, dagli anni ’80 ad oggi. Il salto di qualità arriva dopo il 2000 quando si rendono disponibili grandi quantità di dati, in tutti i settori e a tutti i livelli, con la digitalizzazione di questi ultimi e l’arrivo dei social network. Si inizia a pensare di far apprendere la macchina, utilizzando, appunto, tutte queste informazioni disponibili. Un altro passo importante viene compiuto con il riconoscimento delle immagini, intorno agli anni 2010. Le grandi aziende americane cominciano a raccoglie un sacco di dati e ad immagazzinarli.

Così il prof. Pedreschi inizia il suo racconto, classificando e spiegando i tipi di intelligenza artificiale e come ci si è arrivati: la IA predittiva è in grado di elaborare dati attraverso previsioni statistiche. Ad esempio: è alla base dei motori che ci consigliano i servizi di streaming video o musicali, con cui abbiamo più familiarità. La IA produttiva è, invece, quella capace di produrre testi e molto altro, da sola.

Una cosa molto importante è la richiesta che siamo in grado di fare a queste applicazioni di intelligenza artificiale come Gemini, ChatGpt etc. Cioè cosa chiedere, cosa scrivere nel prompt. “Il “prompting” – spiegano i due docenti – deve essere molto preciso per avere le risposte che desideriamo riguardo al tema che stiamo affrontando. Questa è solo una delle trappole in cui si può incorrere nell’uso dei chatbot. Ci sono, infatti, ancora vari problemi di ‘sicofantia’: ovvero la macchina vuole compiacere l’utente e farlo restare connesso; e poi ci sono le cosiddette “allucinazioni’ che sono dei veri e propri errori, ma che vengono camuffati sotto questo innocuo nome. Ma non è, forse, l’uomo ad avere delle allucinazioni?

Ci sono, poi, altri problemi: uno importante viene presentato da i due relatori partendo da un racconto di Isaac Asimov, del 1957, che si intitola “Il correttore di bozze”dove si rimarca il fatto che sicuramente il robot (quello che, non solo corregge le bozze, ma, in pratica, scrive anche i libri) può aiutare l’uomo, senza però sostituirsi alla sua creatività. All’umano resterà solo il compito di impartire gli ordini: questo era già il pensiero di Asimov negli anni ’50, che aveva capito che cosa sarebbe successo nel futuro…

Durante tutto il loro racconto, i due docenti universitari hanno cercato di chiarire che cosa sono le “istruzioni per l’uso” per questa importante tecnologia che si porta dietro un sacco di problemi etici; il suo uso che può essere anche malevolo, perché concentrato nelle mani di pochi, ultramiliardari, spesso sovranisti, che pensano unicamente ai propri interessi. Da qui la necessità, urgente, di una regolamentazione: un insieme di norme, chiare, che possano arrivare dalle istituzioni più importanti.

Come l’Unione Europea, ad esempio. E alcune già ci sono – conferma Dino Pedreschi, che ha fatto parte di un importante progetto europeo proprio per stabilire alcune di queste regole. Ma anche i governi e le regioni devono riuscire a mettere dei paletti importanti su ciò che si può e non si può fare. Basti pensare all’uso della IA in ambito medico: che può servire per salvare delle vite, ma che può avere anche implicazioni non sempre positive.

Altro aspetto rilevante è l’utilizzo dell’IA nell’apprendimento. Ad esempio, nella scuola. Anche in questo caso devono esserci delle regole perché, mentre da un lato si possono raggiungere dei risultati strepitosi con questi strumenti, dall’altro non garantiscono che siano ripetibili in contesti diversi dove non si usa l’intelligenza artificiale. Su questo tema i due docenti hanno riportato un esperimento avvenuto in Cina con studenti ai quali era stata resa disponibile l’IA a tutti i livelli e con altri che, invece, potevano usare solo metodi tradizionali: i secondi, mentre prima avevano avuto risultati mediocri, in fase di esame avevano superato brillantemente i primi.

Un altro tema importante raccontato da i due docenti – e che sta arrivando anche attraverso i media – è il grosso dispendio energetico che hanno i “data center”, i quali contengono ed elaborano i dati per IA. I numeri sono davvero preoccupanti: il punto è che non si sa se siano sostenibili, sia per il consumo che per la potenza complessiva di quelle a pieno regime, alle quali va aggiunto il grande consumo di acqua per il raffreddamento.

Nel 2025 la potenza – dati de Il Post – installata dei data center italiani, cioè quella che i server e gli impianti di raffreddamento possono assorbire quando funzionano a pieno regime, è cresciuta di quasi il 20 per cento in un anno, arrivando a oltre 600 megawatt. È come sommare la potenza dei contatori di circa 200 mila case. Ed è ancora poca cosa rispetto a quello che potrebbe arrivare in futuro… Su questo tema, però, Pedreschi ha dichiarato che ci sono dei possibili miglioramenti: ad esempio, suddividendo i dati per tematiche in modo da avere dei data center più piccoli che, quindi, consumano meno energia e acqua.

Questo, in estrema sostanza, il tema della conferenza. Una conferenza chiara, supportata da esempi semplici, che ha probabilmente insinuato molte domande e curiosità sull’uso della intelligenza artificiale tra il pubblico presente. È chiaro che la tecnologia deve andare avanti – concordano i due docenti -, ma non vanno trascurati i rischi ai quali si può andare incontro. Per questo ci devono essere una serie di garanzie che possono arrivare dalle istituzioni, ponendo dei vincoli importanti per salvaguardare le persone. E conclude Pedreschi: “Anche la recente enciclica di Papa Leone “Magnifica Umanità” mette dal punto di vista teologica la prospettiva che è assolutamente coerente con quella stata sviluppata in Europa sull’intelligenza artificiale, centrata sulla persona”.

La prof.ssa Giannotti ha voluto mettere in evidenza, infine, i settori dove si farà del business con la IA in modo da essere accorti e fare adeguata attenzione. Quali capacità stiamo delegando e quali dipendenze stiamo costruendo? Non ci sono delle risposte certe per la prof.ssa Giannotti: “I sistemi di IA non possono essere adottati così, perché ci viene semplicemente proposto; si deve capire dove sono gli interessi. Le grandi aziende non guadagnano con le nostre domande; quelle sono servite per creare il bisogno, il vero business è nel militare. E questo già ce l’hanno. Poi nella salute e nel settore educativo, nella scuola. Questi, quindi, sono i settori dove, al momento, c’è maggiore interesse e dove c’è bisogno di avere maggiore attenzione”.

Non c’è che dire, Fosca Giannotti e Dino Pedeschi hanno dato molto – anzi, moltissimo – a cui pensare e le prospettive non sembrano troppo positive. Ci saranno, spero, altre occasioni di continuare e approfondire questo tema così importante con loro. Alla fine della conferenza un piccolo rinfresco offerto dal comune di Villa Collemandina per i docenti e per il pubblico intervenuto, fuori da l bellissimo chiostro, davanti a un panorama stupendo con le Alpi Apuane sullo sfondo.

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