Di fronte ad ogni bivio storico, c’è sempre chi reagisce con eccessivo entusiasmo – osannando il cambiamento ed accettandolo senza riserve – e chi, invece, lo rifiuta a priori – ostinandosi a resistere all’inevitabile progresso.
Il professor Elio Satti Bravi di Camporgiano ha scelto una terza via. Quella critica, ovvero la più intelligente: repellente ad ogni forma di integralismo ma, al contrario, onesta e ponderata nel soppesare sulla bilancia opportunità e rischi del nuovo scenario.
“La svolta generativa. Intelligenza artificiale e futuro critico del sapere universitario” (2026, Phasar), il suo ultimo saggio, prende di petto la questione dell’AI nel mondo dell’educazione senza cedere alla facile tentazione di demonizzare o idealizzare questo nuovo complesso tecnologico – che, ormai, ha invaso le nostre vite – ma cercando una possibile soluzione per integrarlo nel sistema formativo tradizionale: quello che, ancora oggi, si regge (nella stragrande maggioranza dei casi) sul classico modello docente-discente-contenuto e non tiene conto del “quarto incomodo”.
Satti Bravi analizza il fenomeno con l’occhio attento dello studioso. Innanzitutto mette in guardia: l’introduzione dell’intelligenza artificiale non è solo un problema di efficienza, ma di generazione di contenuti. Si passa, quindi, da una logica di trasferimento ad una di trasformazione. Per questo la questione etica si fa preponderante: è necessaria, infatti, una governance che ne definisca i limiti di utilizzo e un regolamento, chiaro e trasparante, che cancelli ogni possibile zona d’ombra.
Vietare l’IA, nella scuola, non è la soluzione. È necessario, invece, che l’insegnante, nella valutazione dello studente, sposti l’attenzione dal prodotto finale al processo in modo da far emergere l’uso critico e consapevole dell’intelligenza artificiale come ausilio per una migliore comprensione e non come via di fuga dallo sforzo dell’apprendimento.
Interessante è il tema della disuguaglianza sollevato dall’autore. Perché se è vero che l’IA, da una parte, rappresenta uno strumento inclusivo capace di agevolare soggetti svantaggiati o con basi di partenza differenti; dall’altra, se non uniformata, può generare una disparità tra chi ha maggiori o minori competenze digitali e chi possiede più o meno efficaci e aggiornate versioni dei diversi software.
Satti Bravi introduce la figura del docente aumentato e suggerisce un nuovo modello: quello della professionalità eco-digitale riflessiva. Qui sta, forse, il contributo teorico più importante del libro. Un docente (e uno studente) che, nello svolgere la sua funzione, non si limita più a trasmettere (o ricevere) il sapere, ma orienta l’insegnamento (o l’apprendimento) alla sostenibilità, sviluppando una competenza digitale sempre aggiornata ed assumendo una responsabilità etica.
Perché il nocciolo di questo interessante libro di Elio Satti Bravi è proprio questo: l’intelligenza artificiale non può essere un punto di arrivo, ma casomai di partenza di un lavoro critico che mantiene l’umanità al centro e non cede la responsabilità della scelta ultima alla macchina.
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“La svolta generativa”, ovvero l’IA nell’università: Elio Satti Bravi teorizza il docente eco-digitale riflessivo
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