La tenuta della famiglia Dinucci di Corsagna, donata nel 1871 dal canonico Domenico Dinucci al Seminario Arcivescovile di Lucca, versa oggi in uno stato di grave e inaccettabile abbandono, testimoniato chiaramente dalla documentazione fotografica allegata a questo articolo. Una situazione che non può più essere considerata semplice incuria, ma che evidenzia responsabilità precise della proprietà.
Nel suo testamento, il canonico Domenico Dinucci aveva un desiderio chiaro: destinare la Villa, le abitazioni annesse, il parco e la cappella adiacente all’accoglienza dei sacerdoti durante i periodi estivi. Una volontà rispettata per molti decenni. Generazioni di giovani preti del Seminario Arcivescovile di Lucca hanno trascorso a Corsagna momenti di formazione, riposo e vita comunitaria.
Col passare degli anni, la struttura è stata anche messa al servizio della collettività: prima come scuola materna, poi come luogo di accoglienza per persone con disabilità e giovani in difficoltà, nel periodo estivo grazie alle iniziative della Misericordia di Corsagna. Esperienze documentate fotograficamente che ne dimostrano il valore umano e sociale.
Da ricordare anche un episodio significativo: nel 1970, nello splendido parco della villa fu organizzata la prima sagra della torta di patata e del formaggio pecorino. Un evento folcloristico che richiamò la comunità locale e celebrò le tradizioni del territorio. Tuttavia, la proprietà non concesse più autorizzazioni per manifestazioni simili, sostenendo che la tenuta non fosse adatta a tali iniziative. Un segnale precoce di come la gestione futura avrebbe limitato l’uso della villa per scopi comunitari.
Poi, dagli inizi degli anni Novanta, il silenzio. La tenuta viene chiusa, abbandonata e lasciata deteriorarsi, senza che venga avviato alcun serio intervento di recupero. E questo nonostante proposte concrete da parte di realtà locali come la Misericordia di Corsagna pronte a investire risorse per ristrutturarla e restituirla alla comunità. Le fotografie attuali mostrano chiaramente edifici diroccati, finestre rotte, strutture pericolanti e un parco aperto e accessibile a chiunque.
Oggi il quadro è desolante: edifici pericolanti, accessi abusivi, totale assenza di controlli. Chiunque può entrare liberamente, muoversi tra gli edifici e rischiare incidenti. Le fotografie allegate documentano in modo inequivocabile la gravità della situazione, senza possibilità di dubbi.
Ma l’aspetto più grave riguarda la cappella. Un luogo sacro, testimone di decenni di celebrazioni e di preghiera condivisa con la popolazione del paese. Le immagini documentano un interno che conserva ancora altare, tabernacolo, immagini sacre e panche, ma in condizioni di totale abbandono. Vedere questi simboli religiosi in tali condizioni è un oltraggio alla memoria spirituale e un chiaro segnale della negligenza della proprietà.
È legittimo chiedersi come sia possibile che un bene di tale valore storico, religioso e umano venga lasciato andare in rovina per oltre trent’anni, senza interventi, senza progetti, senza nemmeno le più elementari misure di tutela. Le fotografie parlano da sole: il degrado è sotto gli occhi di tutti, così come il pericolo concreto per chiunque acce struttura.
Se il canonico Domenico Dinucci potesse vedere oggi ciò che resta della sua donazione, probabilmente resterebbe sgomento. Quella che doveva essere un’opera a servizio della Chiesa e delle persone è diventata il simbolo di una gestione assente e irresponsabile. Non si chiede l’impossibile. Ma almeno un atto dovuto sì: mettere in sicurezza la struttura, chiudere accessi, porte e finestre, proteggere la cappella e impedire che il degrado continui indisturbato. Continuare a non intervenire significa assumersi pienamente la responsabilità morale e civile di questo stato di abbandono.
La tenuta della famiglia Dinucci di Corsagna non può restare una ferita aperta nel territorio. Le fotografie che accompagnano questo articolo sono un monito chiaro: il tempo delle giustificazioni è finito.
Giovanni Alberigi
borgo a mozzano
La tenuta di Corsagna: l’eredità della famiglia Dinucci lasciata al degrado
zona
Mediavalle













