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Redazione
ANNO XIVvenerdì 11 Settembre 2026
sassi

Le chiese di Aldo Bertozzi: online la nuova mini collana sui luoghi di culto in Garfagnana

Aldo Bertozzi non finisce mai di stupire ed anche quest’anno, in occasione della Pasqua, regala ai lettori una piacevole sorpresa.

Con il suo sito www.aldobertozzi.it presenta una novità davvero interessante: una mini collana su “Le “mie” chiese di Garfagnana”, frutto di un importante lavoro volto a descrivere, così come sono apparse ai suoi occhi, tutte le chiese, tuttora aperte al culto, esistenti in Garfagnana.

Si tratta di un disegno ambizioso, che ha richiesto impegno ed energie fisiche ed economiche non irrilevanti gratificate dal riconoscimento espresso da tanti Amministratori, Autorità civili e religiose e tanti cittadini impegnati nella salvaguardia e valorizzazione di questo immenso patrimonio.

Il progetto si colloca, quasi come un seguito, nella linea ideale tracciata con il fortunato ‘Dizionario Garfagnino’, edito dalla Banca Identità e Memoria dell’Unione Comuni Garfagnana e oggi alla quarta ristampa, volta alla conservazione del patrimonio culturale storico ed artistico dell’alta Valle del Serchio.

In tempi di globalizzazione o quando, comunque, le comunicazioni sono diventate più agevoli e le conoscenze fra i diversi popoli e le varie culture più approfondite – esordisce l’Avv. Bertozzi – è concreto il rischio di perdere il senso della propria individualità ed il ricordo delle proprie radici per adottare una visione, certo più ampia, ma più generica e spersonalizzante. Conservare invece le tradizioni, i costumi, la lingua – in una parola, la propria identità – è dunque diventato ancor più importante rispetto al passato, per non recidere i legami con le nostre origini che, oltre ad appartenerci, servono soprattutto a spiegarci perché siamo così e non altrimenti, con certi valori, certi modi di pensare e di vivere, costituenti parte – come si dice oggi – del nostro D.N.A. ed assunti con il latte materno dai nostri avi”.

In quest’ottica le chiese rappresentano un punto di riferimento essenziale, da conservare e salvaguardare e – perché no – far conoscere ad un pubblico più ampio. “Non interessa in questa sede il loro valore artistico ed economico – spiega l’autore -, ma il loro aspetto di testimonianza dei sentimenti delle generazioni che ci precedettero, per cui appaiono, tutte quante, ed allo stesso modo, degne di nota. Ecco, questo lavoro ha voluto essere una specie di censimento delle chiese della Garfagnana, di archivio di quanto in esse contenuto affinché un domani, anche se tutto dovesse venir travolto e superato dal frenetico correre ed evolversi della vita, sia possibile conoscere e ricordare dove si riunivano i nostri nonni ed i nonni dei nostri nonni ed i sacrifici da loro compiuti per rendere più bella possibile la loro chiesa che, in genere, era poi anche la loro casa comune”.

La Garfagnana è terra conosciuta maggiormente per le sue bellezze paesaggistiche e naturalistiche, piuttosto che per le testimonianze storiche e per il patrimonio culturale di cui dispone; non è da sottovalutare la ricchezza di opere d’arte che la Garfagnana può vantare nei settori della pittura, della scultura e dell’architettura.

Nell’ambito di questo patrimonio – sottolinea l’Avv. Bertozzi – la parte preponderante è costituita indubbiamente dagli edifici di carattere religioso con quanto in essi contenuto: ciò, se può essere una costante anche per molte altre zone, non solo in Italia, è particolarmente evidente nei luoghi più poveri. In queste realtà, per lo più agricole, come è sempre stata la Garfagnana, le persone non avevano la possibilità di costruire grandi piazze, sontuosi palazzi, immensi viali e concentravano ogni loro sforzo economico per far edificare e quindi abbellire, rendendoli più accoglienti possibile, gli edifici di ritrovo collettivo che, per lungo tempo, furono principalmente le chiese, i conventi e le altre costruzioni di tipo religioso”.

Per far ciò, vi era solo una via: affidarsi ad artisti di sperimentata capacità, ma le cui pretese economiche fossero compatibili con quanto questa gente, povera, ma onesta e dignitosa, fosse in grado di pagare. Ecco come può spiegarsi la presenza di terrecotte invetriate dovute ad artisti del livello dei Della Robbia, di sculture eseguite da Matteo Civitali, di quadri di Pietro Paolini, di Giuliano di Simone, di Pietro da Talada ma anche l’esistenza di opere di autori come Giovanni Simone Caretta, Baccio Ciarpi, Pietro da Carrara, Bartolomeo di Stefano, Vasco e Rubens Cavani.

Da qui la ricerca di un linguaggio di uso quotidiano – precisa Bertozzi –, la descrizione delle impressioni personali riportate, il contenuto dei colloqui avuti con le persone spontaneamente prestatesi a farmi da guida, l’indicazione dei dubbi via via venutimi alla mente e la candida ammissione della mia ignoranza e limitatezza davanti alle circostanze o alle cose sconosciute, a quelle non comprese o di cui mi rendevo conto di non saperne fornire corretta spiegazione. Anche i termini usati sono quelli di chi cerca solo di far capire quanto intende dire; un critico d’arte, un architetto, un pittore, uno scultore, ma anche un semplice appassionato o conoscitore della materia potranno trovare non solo del tutto sbagliati i miei giudizi sulle varie opere, ma anche erronei e usati a sproposito ed assolutamente imprecisi i termini da me adottati nelle descrizioni”.

Un’ultima, ma non secondaria notazione riguarda i necessari ringraziamenti verso tutti coloro che, spontaneamente e disinteressatamente, si sono prestati a fare da guida all’autore. “Questo lavoro è rivolto a tutti – conclude Bertozzi – e, in particolare, a coloro che hanno origini dalla Garfagnana ma vivono nelle diverse parti del mondo; poter entrare virtualmente nella chiesa dove sono stati battezzati o si sono sposati gli avi o i propri familiari o leggere, con i propri figli o nipoti, il dizionario garfagnino. Penso possa fare piacere e contribuire a rafforzare l’identità garfagnina”.

Dunque, non resta che navigare su www.aldobertozzi.it

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