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Redazione
ANNO XIVvenerdì 11 Settembre 2026
molazzana

Leonildo Bertozzi, uno scultore naif in località Parecchia a Sassi

Da buon garfagnino, appassionato d’arte e cultura locale, conoscevo Sassi per la sua Rocca dal campanile svettante sulla rupe, per il buon ristorante “il Totto”, per la penna di Gian Mirola, per il Dizionario Garfagnino dell’avvocato Aldo Bertozzi, per i personaggi illustri pubblicati sull’ultimo numero de “La Pania” ed infine per la dimora estiva, da qualche anno, della signora e cara amica Mieko Namiki Maraini, moglie giapponese del famoso antropologo, alpinista, fotografo e scrittore Fosco Maraini. Ma dal giorno di ferragosto di quest’anno ho fatto un’ulteriore scoperta, ahimè tardiva, di un’artista scultore autodidatta, Leonildo Bertozzi, e della sua affascinante casa posta sul panoramico colle di Parecchia. E’ stata una vera e propria sorpresa e la visita “guidata” della gentilissima moglie del “Nildo”, la signora Laura, alla casa e alle opere, ha reso la giornata ricca di sorprese e aneddoti che un luogo come quello conserva in ogni pietra, in ogni pezzo di legno, in ogni particolare.

Come diceva Fosco Maraini: <<… se la casa è un po’ come un vestito che si indossa….>>, riferito alla scelta della selvaggia dimora della Pasquìgliora all’Alpe di Sant’Antonio, la casa di Parecchia è intrisa di identità ed amore di coloro che tutt’ora la abitano, o meglio la vivono.  Purtroppo non ho avuto il piacere di conoscere Leonildo in vita, prima della sua prematura scomparsa avvenuta il 23 dicembre 2024 all’età di 71 anni, ma le sue opere, i soggetti scelti, i suoi ambienti di vita e di lavoro, la sua famiglia, un po’ me lo descrivono e parlano di lui, della sua sconfinata fantasia, della sua ironia, della sua innata manualità  scoperta per caso guardando lo scalpellino Dino Donini all’opera sulle pietre delle finestre di casa. Si è stata l’esperienza della ristrutturazione della capanna di Parecchia a portare Nildo sulla strada della scultura, ma in questa fase è meglio utilizzare il termine “artigiano dello scalpello”, seguendo con passione la lavorazione delle pietre dell’arco di ingresso, del  portale, delle soglie e finestre. Il passaggio, dalla lavorazione artigianale della pietra e del legno alla scultura artistica, è stato graduale e nel tempo ha acquisito sicurezza e personalità, sino a raggiungere livelli ragguardevoli ed inaspettati e far emergere un talento vero e proprio.

Sono bastati pochi colpi di mazzuolo sullo scalpello e la pietra si è subito accorta della sensibilità e dolcezza dell’autore, si è lasciata incidere, graffiare, asportare a piccole scaglie senza opporre resistenza, senza spezzarsi, al fine di seguire i tratti, le forme, il disegno immaginario che Nildo aveva nella sua mente. Così sono scaturite dal nulla, immagini antropomorfe, animali, elfi e ritratti che evocano leggende, favole che ci riportano alla cultura contadina della nostra tradizione, della nostra montagna. I soggetti realizzati variano da forme a tutto tondo a bassorilievo. La sua scultura segue i volumi e le vocazioni del materiale che utilizza, la pietra si confa’ al suo estro come dimostra la tartaruga gigante scolpita nella zona attrezzata a pic-nic a poca distanza dalla località Piglionico. Attorno alla casa, sulle terrazze, sui muri, sul muretto di recinzione appaiono volti, teste, che sporgono o incastonate nella muratura stessa. Facile individuarle, un coccodrillo, una bocca della verità, sono inserite nelle pareti esterne mentre un ariete è appoggiato sul pozzo che raccoglie le acque piovane. La signora Laura ci accompagna nel suo ordinatissimo laboratorio e poi ci fa visitare degli ambienti rustici, molto suggestivi, realizzati sempre da Leonildo negli annessi agricoli che contornano il vasto cortile murato. Da qui si gode di una meravigliosa vista sulla Rocca estense di Sassi che ci sovrasta a ponente. Colgo l’occasione per fare una foto con sfondo panoramico.

Dei piccoli annessi agricoli si trovano a poca distanza dalla abitazione ed anche questi hanno risentito della fantasia e creatività di Leonildo, sembrano le abitazioni degli elfi e del bestiario fantastico che si trova nelle vicinanze. Tutto riconduce ad un sogno fiabesco, tra piccoli ambienti, loggiati, tetti spioventi e finestrine che si affacciano sul cortile e sul bosco circostante. Una particolarità di Parecchia è quella di essere a poche decine di metri dal paese di Sassi e nello stesso tempo a contatto col bosco, che la circonda da tre lati; è una penisola che dal borgo si insinua nel verde selvaggio e ripido del suo magico colle.

Comprendo adesso il perché del cospicuo investimento per il recupero del rustico sostenuto dai proprietari, una opportunità unica di essere in paese e nel contempo in campagna. Ovviamente ho scattato molte foto di cui propongo una selezione da pubblicare a corredo di questo scritto, tanto per il valore artistico delle opere quanto per quello documentario degli ambienti. Le fotografie parlano molto di più delle mie parole e creano in ognuno un diverso significato, dall’oggettività di una descrizione si passa alla soggettività dell’interpretazione dei contenuti. La natura che ci circonda, il “vero” che ci ispira continua ad alimentare l’arte e gli artisti, ciò è la cosa più genuina e onesta che percepiamo e solo da questa percezione parte il bisogno dell’invenzione, della creatività riposta in ognuno di noi, di cui Leonildo Bertozzi ne è esempio prezioso. La residenza a Firenze della famiglia, una volta scoperta la sua predisposizione alla scultura, è stata l’occasione per ammirare i grandi Maestri rinascimentali dell’arte come Michelangelo e Donatello, ma anche moderni come Modigliani. La sua crescita artistica da autodidatta non ha avuto influenze particolari ma solo istintive. Si stupiva come certi particolari fossero resi così realistici, muscolatura, vene, espressioni. Tutto lo affascinava fanciullescamente, come un giovinetto alle prime esperienze. Ma Nildo era un mite, un modesto, consapevole delle proprie possibilità, non anelava al successo ma alla propria soddisfazione personale condivisa dai suoi cari.

Da ricordare il suo “Sole splendente”, opera a bassorilievo realizzata nel 1989 che si trova presso il campo sportivo di Sassi e la tartaruga gigante “In cerca di amore”, opera straordinaria a tutto tondo del 2006, realizzata con un masso di calcare che si trova nei pressi della località Piglionico.  Ultima opera rimasta incompiuta un grosso cuore di marmo rosso garfagnino a testimonianza del suo affetto per i familiari e la gente che lo conosceva.

Colgo l’occasione per ringraziare sentitamente la signora Laura per la gentilezza, ospitalità e disponibilità dimostrate.

In allegato alcune mie e alcune fornite dalla signora Laura Bertozzi

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