Dall’11 settembre al 4 ottobre, le prestigiose sale museali di Palazzo Guinigi a Lucca ospitano Chess Cyborg Movie, mostra personale di Simone Domeniconi (Carpi, 1972) a cura di Riccardo Ferrucci, inserita nel programma del Lucca Film Festival. La mostra è patrocinata dalla Regione Toscana e dal Lucca Film Festival, sotto la supervisione del Direttore delle Mostre e membro del Comitato Artistico del Lucca Film Festival, il professor Alessandro Romanini, che negli anni ha curato mostre di artisti internazionali come Fernando Botero, Marina Abramović e Ai Weiwei.
Ci sono artisti che raccontano il proprio tempo rappresentandolo. Altri scelgono invece di interpretarlo, costruendo un linguaggio capace di mettere in relazione mondi apparentemente lontani. È proprio in questa seconda direzione che si sviluppa la ricerca di Simone Domeniconi, che da oltre quindici anni utilizza il gioco degli scacchi non come semplice soggetto iconografico, ma come autentico linguaggio artistico e struttura di pensiero.
Con Chess Cyborg Movie, questa ricerca compie un nuovo passaggio. Il cinema, la storia dell’arte e l’intelligenza artificiale entrano a far parte di un unico universo visivo, nel quale ogni elemento dialoga con gli altri secondo una precisa costruzione concettuale. Gli scacchi cessano definitivamente di essere un gioco e diventano una metafora della storia, della memoria, della geopolitica, delle relazioni umane e delle grandi trasformazioni culturali del nostro tempo.
L’esposizione raccoglie una ventina di opere che reinterpretano alcuni dei più celebri capolavori della storia del cinema. Fellini, Kubrick, Spielberg, Ridley Scott, Wolfgang Petersen, Ingmar Bergman e altri grandi autori non vengono semplicemente citati, ma attraversati da una nuova narrazione nella quale convivono pittura, scultura, cinema e cultura contemporanea. Le immagini perdono la loro funzione originaria per diventare strumenti di riflessione sul presente.
In questo percorso la presenza dei cyborg assume un ruolo centrale. Non rappresentano un futuro fantascientifico, ma il presente che stiamo già vivendo. La macchina entra nella storia dell’arte, dialoga con la bellezza classica, attraversa il mito, modifica la memoria e costringe lo spettatore a interrogarsi sul significato stesso della creatività nell’epoca dell’intelligenza artificiale.
Elemento distintivo dell’intero progetto rimane il rapporto con il gioco degli scacchi. Ogni opera prende il titolo da una partita realmente disputata, scelta non soltanto per ragioni cronologiche o geografiche, ma soprattutto per il legame simbolico, storico, geopolitico o concettuale con l’immagine rappresentata. La partita diventa così parte integrante dell’opera, ampliandone il significato e trasformando la pittura in un sistema di relazioni, riferimenti e livelli di lettura.
In CHESS CYBORG MOVIE convivono Michelangelo e Giorgio de Chirico, Stanley Kubrick e Federico Fellini, il mito classico e la fantascienza, il cinema e la pittura. Non si tratta di citazioni né di esercizi di stile, ma della costruzione di un linguaggio autonomo che mette continuamente in relazione passato e futuro, memoria e innovazione, uomo e tecnologia.
Come scrive il curatore Riccardo Ferrucci: “Il mondo poetico di Simone Domeniconi si presenta come un luogo in cui convivono e si uniscono universi paralleli: dal gioco degli scacchi ai robot, dalla storia della pittura a quella del cinema. Il tentativo riuscito nella mostra “Chess Cyborg Movie” è creare un proprio mondo lirico, non accontentandosi di raffigurare il reale, ma dando vita ad una creazione poetica autonoma che va nella dimensione del sogno e della fantasia. La costruzione di un mondo virtuale che mette in scena un futuro diverso, un domani che è già oggi. Vivendo e sperimentando linguaggi e tecniche, materiali e stili capaci di inventare sogni e luoghi visionari, immagini che non si dimenticano e fragili miraggi, in grado di opporsi al grigio del nostro mondo presente.”
Più che offrire risposte, la mostra pone una domanda destinata ad accompagnare il visitatore lungo tutto il percorso espositivo: quale spazio potrà continuare ad avere la sensibilità umana in un mondo sempre più guidato dall’intelligenza artificiale? È all’interno di questa domanda che la ricerca di Simone Domeniconi trova oggi una nuova, significativa evoluzione.
Simone Domeniconi (Carpi, 1972) è un artista contemporaneo italiano. Dopo gli esordi figurativi sviluppa una ricerca artistica originale, dedicata al rapporto tra arte e gioco degli scacchi, linguaggio che negli anni ha suscitato interesse anche oltre i confini nazionali.
Ha realizzato numerose mostre personali museali e istituzionali, tra cui il Museo Chiostro del Bramante (Roma), il Museo Marino Marini (Pistoia), il Museo Teatro Commenda di Prè (Genova), il Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art (Lucca), il Madì Art Museum di Salta (Argentina) e KunstRaumZwei di Vienna (Austria). Ha inoltre esposto in occasione del Congresso Internazionale ICCF di Brema (Germania).
Nel corso della sua attività espositiva ha presentato le proprie opere accanto ad artisti di fama internazionale quali Igor Mitoraj, Fernando Botero, Giorgio de Chirico, Vanessa Beecroft, Alighiero Boetti e Luigi Ontani, solo per citarne alcuni.
Le sue opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private in Italia, Francia, Inghilterra, Stati Uniti, Svizzera, Argentina, Indonesia, Russia e Spagna.
Nel corso della sua carriera hanno scritto del suo lavoro Maurizio Vanni, Luciano Caprile, Giovanni Faccenda, Alessandra Redaelli, Robert Carroll, Penesta Dika, Riccardo Ferrucci e Alessandro Romanini.


