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Redazione
ANNO XIVsabato 17 Ottobre 2026
intervento

Lupi, Confcooperative Toscana: “Le recinzioni non bastano, servono stalle protette e riconversione delle razze ovine”

“Non possiamo affrontare il problema delle predazioni con le sole recinzioni e con i rimborsi dei danni. Servono interventi strutturali che mettano gli allevatori nelle condizioni di continuare a lavorare, garantendo redditività alle imprese e futuro ai territori rurali della Toscana”.

È l’appello lanciato da Luciano Nucci, presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Toscana, che chiede alla Regione una strategia concreta per contrastare gli effetti della presenza dei predatori sugli allevamenti, in particolare ovicaprini.

“Le misure di prevenzione tradizionali possono funzionare in determinate situazioni, ma non sempre sono sufficienti a proteggere gli animali dal lupo. Per questo – dice Nucci – chiediamo alla Regione Toscana di sostenere investimenti per rendere le stalle più sicure e accompagnare gli allevatori nella riconversione o nell’integrazione delle razze ovine, favorendo, dove le condizioni aziendali lo consentano, il passaggio dalla razza Sarda alla Lacaune”.

“Questa razza, oltre a prestarsi a sistemi di allevamento stanziali o semistanziali, con la possibilità di ricoverare gli animali in strutture protette nei periodi più critici, offre interessanti prospettive per la produzione di latte, la resa casearia e la meccanizzazione del lavoro. Quest’ultimo aspetto – aggiunge Nucci – potrebbe poi contribuire ad arginare l’abbandono pressochè totale e inarrestabile di questa professione, incoraggiando le giovani generazioni a intraprendere questa attività”.

“Questa transizione richiede contributi specifici per l’acquisto dei capi e l’ammodernamento delle stalle, oltre a un adeguato accompagnamento tecnico. Non tutte le aziende possono adottare lo stesso modello, ma è necessario offrire agli allevatori alternative concrete. Investire in sistemi di allevamento più adatti alle caratteristiche delle singole imprese – spiega il presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca – significa ridurre l’esposizione alle predazioni e, allo stesso tempo, migliorare l’efficienza produttiva e alleggerire il carico di lavoro”.

“Dobbiamo legare la difesa degli allevamenti anche al recupero dei terreni incolti, incentivando la coltivazione di foraggi aziendali e la valorizzazione dei prati-pascolo. Mantenere attive le aziende zootecniche significa presidiare le aree interne, collinari e montane, contrastare l’abbandono e contribuire alla manutenzione del paesaggio e alla prevenzione del dissesto idrogeologico. Quando chiude un allevamento – ricorda Nucci – il territorio perde molto più di un’attività economica: si indebolisce un presidio sociale e ambientale fondamentale, anche per filiere di qualità come quella del Pecorino Toscano DOP”.

“Accanto agli investimenti per la prevenzione, servono rimborsi rapidi ed equi dei danni diretti e indiretti, accordi di filiera che garantiscano prezzi del latte coerenti con i costi reali di produzione, sostegno alla digitalizzazione delle stalle e all’autonomia energetica. Occorre inoltre riconoscere il valore ambientale e sociale di chi continua a lavorare nelle zone svantaggiate. Gli allevatori non chiedono assistenzialismo – conclude il presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Toscana – ma strumenti per restare sul mercato e continuare a svolgere il proprio ruolo. Proteggere gli allevamenti dalle predazioni significa anche difendere il futuro delle comunità rurali toscane”.

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