Coreglia Antelminelli ha saputo parlare al mondo intero grazie all’ingegno e al coraggio dei suoi abitanti. A questo proposito, il Museo Civico della Figurina di Gesso e dell’Emigrazione, situato nel cuore del borgo, non rappresenta solo un luogo espositivo, ma una vera casa della memoria.
A raccontarcelo è Matilde Gambogi, consigliera comunale con delega al museo e al teatro, appassionata e studiosa di vicende locali che lo scorso anno si è prodigata molto, insieme a tutta l’amministrazione comunale, per celebrare al meglio l’importante traguardo dei 50 anni di storia del Museo.
Quando nasce il Museo Civico della figurina del gesso e dell’emigrazione di Coreglia?
“Il museo nasce ufficialmente nel 1975, grazie alla volontà di alcuni coreglini legati alla Pro Loco. All’epoca il presidente era Guglielmo Lera, insieme al maestro Remo Molinari, figlio di Giocondo Molinari scultore che iniziò la realizzazione di “stampe bone” ispirandosi a sculture classiche, ma anche a sue personali creazioni, zi suoi clienti erano i tanti figurinai che utilizzavano quelle stampe per produrre statuine in serie”.
A cosa deve la sua creazione?
“Il Museo è nato grazie alle donazioni dei discendenti dei figurinai che conservavano in casa statue, disegni e documenti preziosi. Tutto questo patrimonio è confluito nel museo, che ha trovato sede nello storico Palazzo Vanni”.
Palazzo Vanni ha una storia affascinante. Ce la racconta?
“Il palazzo apparteneva a Carlo Vanni, un figurinaio partito da Coreglia verso la metà dell’800 e stabilitosi a Vienna divenendo primo decoratore dei palazzi imperiali e fu insignito del titolo di Barone dall’Imperatore Francesco Giuseppe per la sua bravura. Frequentò la corte Asburgica e sposò una nobildonna viennese. Rientrato ricco e celebre a Coreglia volle istituire una scuola di disegno e plastica per dare un minimo di cultura e di preparazione ai giovani che sarebbero poi diventati figurinai che emigravano in tutto il mondo. La scuola, nata col sostegno del Comune, era gratuita ed ebbe come insegnanti Giocondo Molinari e Niccolao Mazzotti che con tanta passione e desiderio di diffondere cultura insegnavano gratuitamente. E proprio il desiderio di diffondere cultura portò il Barone ad aprire un Museo ed una Biblioteca all’interno del suo palazzo. Dopo la sua morte, l’edificio passò agli eredi e poi fu venduto al Comune: prima ospitò le scuole elementari, poi, negli anni Settanta, diventò finalmente la casa del Museo civico della figurina del gesso e dell’emigrazione”.
Che cosa rappresenta, oggi, il museo per la comunità?
“Qui ognuno può ritrovare le proprie radici. Ma è anche un punto di riferimento per chi arriva dall’estero: spesso discendenti dei figurinai tornano a Coreglia per cercare tracce dei loro antenati”.
Ci fa un esempio concreto?
“Durante la celebrazione dei cinquant’anni del museo, sono venuti a Coreglia i discendenti di Pellegrino Mazzotti, un figurinaio che emigrò in Inghilterra e lì fece fortuna. Alcune sue opere sono oggi esposte anche al British Museum. È stato un momento molto emozionante, perché il museo diventa davvero un ponte tra passato e presente”.
Qual è il legame tra il museo e la storia dell’emigrazione in Valle del Serchio?
“Già dal XVII secolo, nella Media Valle del Serchio si lavorava il gesso. Nell’Ottocento, la crisi economica spinse molti abitanti a emigrare. I figurinai portarono la loro arte in tutto il mondo. Tornati in patria, molti crearono fabbriche e diedero lavoro, contribuendo allo sviluppo del territorio”.
Come nasce l’arte della lavorazione del gesso a Coreglia?
“A Coreglia la lavorazione del gesso iniziò tra il XVI e il XVII secolo, quando si concluse, nella zona di Barga la produzione di terracotte Robbiane. Da allora questa attività si perfezionò diventando sempre più importante e fu l’occupazione principale della popolazione locale. Strettamente collegata alla lavorazione del gesso e ai figurinai è l’emigrazione che si ebbe principalmente nei paesi della Media Valle e della Val di Lima, dove gli abitanti conducevano una vita stentata con una miseria endemica e nell’ 800 con la crisi economica iniziò l’emigrazione”.
Qual è, oggi, il suo ruolo all’interno del museo?
“Sono consigliera comunale con delega al museo e al teatro. Mi occupo dei visitatori, di tenere traccia degli antenati figurinai e di organizzare eventi per ricordare i figurai affermatisi all’estero”.
Oltre al museo, lei è molto attiva sul fronte culturale…
“Sì, da oltre tre anni curo il ciclo di incontri “A lettura con te”, che si tengono il martedì pomeriggio. Invitiamo autori, studiosi, ricercatori. Recentemente abbiamo ospitato anche giovani studiosi che hanno raccontato pagine importanti della storia coreglina, come il periodo del 1943-44″.
Qual è il messaggio che questo museo vuole lasciare alle future generazioni?
“Vogliamo tenere viva la memoria della storia produttiva, sociale e artistica dei figurinai di Coreglia. Un’arte semplice, ma capace di viaggiare in tutto il mondo e di costruire una civiltà più aperta e universale. Oggi questa tradizione continua anche in chiave moderna, con la SMAC – Scuola Manifatturiera Additiva, che utilizza la stampa 3D e richiama studenti da tutto il mondo. Significa custodire il passato e continuare a far conoscere la storia del museo e del nostro territorio ai giovani”.
intervista
Matilde Gambogi, il ‘mio’ Museo: “Coreglia e i figurinai, una storia di emigrazione che guarda al futuro”
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