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Redazione
ANNO XIVvenerdì 25 Settembre 2026
lettera

“Mentre le scuole crollano, il governo sceglie di dividere gli studenti”

Riceviamo e pubblichiamo questo intervento del Movimento Voce Studentesca in cui si esprime la propria contrarietà al nuovo Decreto Scuola, in particolare alle disposizioni che introducono, a partire dall’anno scolastico 2027/28, un limite del 30 per cento per determinate categorie di studenti con cittadinanza non italiana nelle classi prime:

“Ci chiediamo una cosa semplice: perché il Governo sceglie di intervenire proprio su questo tema mentre nelle scuole italiane rimangono enormi problemi strutturali e di inclusione?

I dati ISTAT mostrano che nell’anno scolastico 2024/25 gli studenti con disabilità erano quasi 377.000, pari al 4,8% degli iscritti. Il 22% dei docenti di sostegno non era ancora stato nominato all’inizio dell’anno scolastico e quasi il 60% degli alunni con disabilità ha cambiato insegnante di sostegno.

Per uno studente con disabilità, però, l’inclusione non può essere ridotta alla semplice presenza di un insegnante di sostegno. Significa poter entrare nell’edificio, raggiungere ogni aula, utilizzare laboratori e palestre, partecipare alle attività e avere gli strumenti necessari per studiare.

Una scuola non è inclusiva quando uno studente deve affrontare scale, ascensori inutilizzabili, rampe inadeguate, trasporti insufficienti o strutture non accessibili. Non è inclusiva quando l’assistenza cambia continuamente o quando uno studente deve lottare per ottenere strumenti che dovrebbero essere garantiti.

E questo riguarda tutti: oggi parliamo di studenti stranieri, domani quali altre categorie saranno considerate un problema da spostare, separare o limitare?

Non sosteniamo che il decreto contenga oggi misure contro gli studenti con disabilità: non le contiene. Ma riteniamo necessario mettere in guardia da una scuola che discute di come dividere gli studenti mentre ancora non riesce a garantire pienamente i diritti di chi ha bisogno di maggiore accessibilità e sostegno.

E poi ci sono gli edifici scolastici. Aule, palestre, laboratori, manutenzione, sicurezza e abbattimento delle barriere architettoniche sono problemi concreti che gli studenti vivono ogni giorno.

Allo stesso tempo, mentre alla scuola vengono continuamente chiesti sacrifici, il nostro Paese continua a destinare ingenti risorse alla spesa militare e agli armamenti. Noi chiediamo che il diritto allo studio, l’edilizia scolastica e l’inclusione siano considerate priorità reali nelle scelte di bilancio.

La nostra idea di scuola è diversa: una scuola nella quale nessuno venga considerato un problema in base alla propria origine, alla propria condizione o alle proprie necessità.

Non vogliamo una scuola che divide gli studenti. Vogliamo una scuola che garantisce a tutti gli stessi diritti.

La scuola non si divide. La scuola si difende”.

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