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Redazione
ANNO XIVmartedì 13 Ottobre 2026
castelnuovo di garfagnana

“Michael Jordan, l’uomo dietro il campione”: Alfieri gremito per Federico Buffa, voce culto dello sport

“Number 23”, ovvero il racconto della leggenda del basket Michael Jordan nell’inconfondibile stile di Federico Buffa, è andato scena ieri sera, per il calendario di “Mont’Alfonso sotto le stelle 2026”, in un Teatro Alfieri di Castelnuovo di Garfagnana gremito per l’occasione. Lo spostamento di location – originariamente previsto in Fortezza – si è reso necessario per via del maltempo.  

Impossibile non conoscere MJ: un’icona, considerato uno dei più grandi protagonisti della storia dello sport e l’uomo che ha trasformato il basket in un fenomeno globale. Ciò che ha raccontato Buffa – narratore di razza – è proprio la storia dei suoi successi sul campo, ottenuti con grande caparbietà, e dell’uomo che si cela dietro le sue clamorose gesta sportive. Si è subito capito, dal modo appassionato e accorato con cui ha narrato le sue imprese, che lo storyteller è un grande fan di His Airness e che lo ha seguito in tutto il suo percorso, assistendo – anche personalmente – alle sue performance cestistiche.

Sul palco, insieme a lui, un grande schermo, dove il pubblico ha potuto rivevere le immagini di alcune delle sue partite più significative e momenti particolari della sua vita privata. Ad accompagnato, al pianoforte, il maestro Alessandro Nidi che ha eseguito alcuni brani significativi legati alla vita di Jordan e alla storia degli Usa.

Nel racconto, infatti, si intrecciano note biografiche e trionfi sul parquet sullo sfondo degli Stati Uniti d’America dagli anni ’60 fino alle soglie del Terzo Millennio. Proprio dai sixties parte la sua storia, quella di Michael, che viveva con la sua famiglia in Carolina del Nord, dove il padre si era trasferito per lavoro. Il periodo non era dei migliori per le persone di colore, in generale negli States ma, sopratutto, negli gli stati del sud, dove vigeva ancora la segregazione razziale: le persone di colore potevano frequentare scuole e università solo per neri; c’erano locali separati, chiese, posti sugli autobus e molto altro. Il maestro Nidi ha riproposto il celebre brano di Billie Holiday, “Strange fruit”, che racconta, in maniera cinica e poetica, di un linciaggio.

Questa difficile situazione di partenza, unita al complesso rapporto con la famiglia (specie con il padre), getta le basi del suo carattere – appunto caparbio, rancoroso, incapace di stare zitto, sempre pronto a dire la sua e a tirare fuori vecchie storie, incapace di scordarsele. Buffa, a tal proposito, ha ricordato i momenti in cui Michael si toglieva i “sassolini dalla scarpa” utilizzando un quaderno colorato di rosso, dove andare a prendere le risposte più sgradite da proporre al pubblico presente.

Un altro aspetto del campione raccontato da Buffa è legato alle credenze in famiglia, che arrivavano dalla “santeria”: la mamma lo convinse, infatti, che portava bene mettere del sale nelle scarpe per giocare; ovviamente non c’era alcun fondamento ma, di fatto, Michael – che giocava a basket nelle formazioni universitarie del sud – passò da 1.78  cm (che – racconta Buffa – era già una bella altezza per la famiglia) a ben 1.98 cm che gli permisero di continuare in quello sport che amava tanto e di cui, poi, diverrà il migliore in assoluto.

Una vicenda complicata lo investì nei primi anni ’90, quando si scoprì che era un giocatore compulsivo e che frequentava i casinò di Atlantic City. Questo lo costrinse ad un ritiro, per fortuna sono momentaneo, dal basket. Un altro momento difficile si verificò in seguito alla morte del padre, che venne ucciso per strada da due malviventi che volevano rubargli la macchina. Dopo questo drammatico episodio, Michael decise di lasciare, di nuovo, la pallacanestro e provare altri sport. «Voglio dimostrare di poter primeggiare anche in un’altra disciplina» spiegò. Così approdò al baseball professionistico, disciplina molto amata da suo padre, ottenendo discreti successi, ma non soddisfacenti per lui che, poi, decise di tornare alla palla a spicchi.

Federico Buffa ha raccontato la sua storia, fatta di momenti di grande successo ma anche di delusioni, parlandocene come di una persona consapevole di quello che pensava, che voleva, del suo incredibile desiderio di essere sempre il migliore e di avere una visione del gioco del basket a tutti i livelli portando la sua squadra alla vittoria. 

Anche i profani del basket hanno potuto così conoscere e apprezzare la persona Michael Jordan, prima dell’atleta. Grazie a Federico Buffa e al suo modo speciale di raccontare le storie dei più grandi sportivi di ogni epoca.

Foto di Roberto Rocchiccioli

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