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Redazione
ANNO XIVgiovedì 17 Settembre 2026
pieve fosciana

Pietro e la valigia di cartone: lasciando la Garfagnana, in direzione Australia

Nel 1953 Pietro L. partì da Pieve Fosciana con una valigia di cartone, lasciandosi alle spalle la Garfagnana e una vita che non poteva più aspettarlo. Aveva poco più di vent’anni e una scelta obbligata davanti a sé: restare significava rinunciare al futuro, partire voleva dire affrontare l’ignoto.

Me lo racconta seduti al tavolo della sua casa di Perth, durante la mia vacanza in Australia. Pietro L. ha 93 anni, ma a vederlo sembra un giovanotto: portamento sicuro, mente lucida, memoria precisa. Ogni dettaglio riaffiora con naturalezza mentre parla: i paesi della Garfagnana, i cantieri australiani, le mani segnate dal lavoro, il caldo implacabile.

«Partire non è mai facile», mi dice. «Ma allora sapevamo che restare significava arrendersi». La sua storia assomiglia a quella di tanti garfagnini che, nel secondo dopoguerra, lasciarono la valle per cercare lavoro e dignità dall’altra parte del mondo.

Un’emigrazione silenziosa, fatta di sacrifici quotidiani, che ha segnato intere generazioni. L’arrivo a Perth non fu semplice. La lingua era sconosciuta, il lavoro durissimo. Pietro L. iniziò come muratore, poi come manovale e carpentiere.

«Ogni giorno era una prova», racconta, mentre gli occhi si accendono ricordando le prime fatiche. Fondamentale fu il sostegno della comunità italiana. Chi arrivava trovava una mano tesa, un consiglio, un contatto per lavorare. «Senza quella solidarietà non ce l’avrei fatta», mi confida.

Qualche anno dopo, una giovane ragazza originaria di Massa Sassorosso arrivò a Perth e presto divenne sua moglie. Con il tempo, grazie all’esperienza e alla costanza, Pietro L. riuscì a migliorare la propria condizione fino a diventare impresario edile. Da semplice muratore e manovale costruì un’attività solida, che oggi ha ceduto ai due figli maschi.

La famiglia si è allargata: ci sono i nipoti, e i figli hanno sposato ragazze australiane, unendo definitivamente le radici garfagnine alla nuova terra. Oggi Pietro L. ricorda con un filo di emozione la moglie, scomparsa da diversi anni, ma il loro legame resta vivo nei ricordi e nella famiglia che hanno costruito insieme.

«Ho costruito la mia vita mattone dopo mattone», dice, con un sorriso che racconta più di tante parole. Accanto al lavoro nacque anche una vita sociale intensa. I circoli italiani diventarono luoghi di incontro, di lingua, di cucina e di memoria. Era il modo per non perdere il legame con la terra d’origine, per sentirsi meno soli in un continente lontano.

Oggi i garfagnini a Perth sono parte integrante della società australiana. Hanno contribuito allo sviluppo del territorio senza dimenticare chi sono e da dove vengono. Le nuove generazioni crescono tra due mondi, portando con sé una doppia appartenenza che è ricchezza.

Seduto davanti a me, Pietro L. si ferma un istante. Il racconto del viaggio lo emoziona ancora. «Quella valigia di cartone non era solo un bagaglio», dice con voce ferma, «era tutto ciò che avevo per costruire la mia vita e quella dei miei figli». E mentre mi sorride, i suoi 93 anni sembrano svanire per un momento, lasciando spazio al ragazzo della Garfagnana che, con coraggio e dignità, partì verso l’Australia in cerca di fortuna, portando con sé il peso leggero e fortissimo delle proprie radici.

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