Negli anni ’60 e ’70, la Via di Postabbio era il cuore pulsante di Corsagna, un po’ come la Via Fillungo a Lucca: la via più importante del paese, dove vivevano tantissime famiglie e si respirava l’energia di una comunità viva, allegra e dinamica.
La strada iniziava in Piazza XX Settembre e si arrampicava fino alla Fontanaccia (una antica fontana dove le famiglie attingevano acqua) in cima alla via, tutta selciata con pietre incastrate tra loro, testimoni silenziose di mille passi quotidiani. All’inizio, sulla sinistra, c’era la tabaccheria di Franca e Angiola, piccola, accogliente, metà tabaccheria e metà cartoleria.
Lì si vendevano le mitiche sigarette singole, italiane e di marche storiche come Nazionali, Alfa,ecc. Tutte rigorosamente senza filtro. Appena dopo, sempre sulla sinistra, si ergeva la bellissima storica corte della famiglia Papera, con quel fascino d’altri tempi. Poco più avanti trovavamo la prima attività commerciale della famiglia Pieroni, macelleria, alimentari e ortofrutto.
La macelleria era luogo dove la carne fresca era protagonista insieme ai salumi lavorati sul posto. A soli dieci metri di distanza, sulla destra, c’era la bottega di Maria e Batolla, dove si compravano piccole quantità di generi alimentari: due etti di pasta o di zucchero, oppure un Kg di farina perché allora le confezioni non esistevano, e ogni piccolo acquisto aveva un sapore e un profumo speciale.
Di fronte alla bottega, la storica locanda e trattoria di Lucrezia: bar, trattoria e primo avamposto della televisione in bianco e nero. Noi ragazzi ci fermavamo lì a guardarla, affascinati da quelle immagini sfocate. Poco più avanti, la sartoria di Ancilla e Italia, dove le sarte confezionavano abiti per quasi tutto il paese, mescolando ago e filo con ospitalità e accoglienza. Proseguendo, sulla via si alternavano abitazioni e botteghe: la casa del Giori, il Mugnaio di Corsagna, che alle Fabbriche possedeva lo storico mulino ad acqua. Susio il calzolaio, un artigiano stimato e prezioso. In quegli anni le scarpe si riparavano, non si ricompravano nuove. Il lavoro di Susio era indispensabile e apprezzabile. Alla fine degli anni settanta Giuseppina Giusti detta Peppona apri una piccola edicola.
Giornali, riviste, libri e qualche confidenza quotidiana: un nuovo punto di incontro che aggiunse un tassello moderno alla via di Postabbio. Ancora più avanti la piccola bottega di alimentari della famiglia Barsanti (poi gestita da Solagia e il Nardi). A metà della via di Postabbio si trovava anche la sede politica della Democrazia Cristiana, ospitata in locali di proprietà della famiglia Mariotti.
Un fatto curioso è che, proprio accanto alla sede del partito, era stata ricavata un’aula scolastica che sopperiva alla mancanza di spazi della storica scuola elementare “Carducci”, allora situata al Pozzo vicino alla chiesa. All’epoca non ci si poneva particolari problemi riguardo alla vicinanza tra un ambiente scolastico e una sede politica: era semplicemente una soluzione pratica alle esigenze del paese.
Ricordo bene che frequentavo il doposcuola proprio in quell’aula, seguito dal maestro Giampaoli Giuseppe, nostro compaesano. Oltre ad aiutarci con i compiti, sapeva creare un clima sereno, offrendo momenti di gioco e di relax che per noi studenti erano preziosi.
Come ultima attività che incontravamo la falegnameria di Giusti Domenico con il figlio Antonio che con grande professionalità lavoravano il legno per la costruzione di finestre e mobili. La via terminava infine alla Fontanaccia, punto di arrivo di tante passeggiate e incontri. Ma la via non era fatta solo di case e negozi: era fatta di persone e di piccoli mondi che si intrecciavano. All’inizio c’era la famiglia Dinucci, con Bruna e Brigita. Poco dopo, la famiglia Papera, con professori, maestri, preti e ingegneri, veri pilastri del paese.
Passeggiando per la via si poteva incontrare Milio, anziano tornato dall’America con la famiglia, Noemi della Ciocca, stravagante e sola, che viveva con pochissimo, ma con dignità e spirito di sopravvivenza. Continuando, incontravamo Frediano un bravo scalpellino con la moglie Fida. Gianni il muratore con la sua bellissima casa dove abitava con le sorelle. Più in alto abitavano Girano e Martina lui un uomo molto lungo con la moglie molto bassa.
Dalla via di Postabbio si entra nella Corte il luogo più antico del paese. Qui abitavano la famiglia Cavallero,la famiglia Papera e i Barsanti. Da ricordare Papera Angelo, falegname esperto anche nella costruzione di bare, simbolo di quell’artigianato tradizionale così radicato nella comunità.
La via di Postabbio era allegra e vivace: una semplice passeggiata per fare la spesa diventava un’occasione per salutare, sorridere, scambiare qualche parola con chi si incontrava. E per noi ragazzi, la parte più magica era sotto la trattoria di Lucrezia: un quadrato di terra polverosa, la Pista della famiglia Papera, dove giocavamo a palline, a tazzina e, qualche volta, partecipavamo alle feste danzanti organizzate dalla locandiera Lucrezia.
Questi ricordi mi riportano con nostalgia agli anni ’50 e ’60, a un tempo in cui la vita era più semplice ma anche più intensa, dove ogni passo nella via di Postabbio era una piccola storia da raccontare, un pezzo di comunità da vivere, e ogni volto incontrato restava impresso nel cuore.
borgo a mozzano
Postabbio, anni 60-70: la via Fillungo di Corsagna
zona
Mediavalle


