back to top
Pubblicità
Redazione
ANNO XIVsabato 1 Agosto 2026
castelnuovo di garfagnana

Prato gremito per Vinicio Capossela: Mont’Alfonso come un intrigato bosco della fantasia

Come era già successo quattro anni fa, uno spettacolo memorabile. 31 luglio, “Mont’Alfonso sotto le stelle”. In una serata calda e piacevole, come non se ne vedeva da anni, Vinicio Capossela ha incontrato di nuovo l’autore dell’“Orlando Furioso”.

“Di selva in selva, da Ariosto a Dylan Thomas” è un unicum, pensato per Castelnuovo di Garfagnana e la fortezza di Mont’Alfonso: luoghi dove visse il poeta-commissario, mentre faceva il governatore per gli Estensi. La fortezza era, si ipotizza, collegata alla Rocca (divenuta, appunto, Ariostesca in suo onore) attraverso dei tunnel sotterranei che offrivano, all’occasione, un’ottima via di fuga.

L’elemento focale dello show è il bosco, inteso anche come selva: un luogo intricato, che gli permette di tracciare un parallelo tra il pensiero di Dylan Thomas e quello dell’Ariosto. Il cantautore trae spunto, infatti, da “Sotto il bosco di latte” – un racconto di Thomas, di cui Capossela ha curato una versione audio trasmessa su Rai Radio3.

Lo spettacolo inizia con l’ascolto di alcuni brani dell’opera di Thomas, attraverso una simbolica radio, con le voci di moltissimi personaggi – dalla Littizzetto a Paolo Rossi, solo per citarne alcuni – e con la recitazione di alcune bellissime poesie dello scrittore. Ad aiutare l’artista nell’esplorazione di Ariosto, sul palco, c’è Ermanno Cavazzoni: esperto, anzi – come dice lui – “fan”, che racconta agli spettatori la trama dell’Orlando Furioso, della Bella Angelica che si perde in un bosco – un enorme e intricato labirinto, dove ad ogni incrocio compaiono i suoi spasimanti (ad iniziare da Rinaldo) e dove, alla fine, trova Medoro e se ne innamora, facendo letteralmente impazzire il protagonista del poema.

Via via che la storia prende forma, Capossela recita poesie e canta vari brani: alcuni scritti per lo spettacolo – e che avevamo già incontrato quattro anni fa – altri riadattati dal suo incredibile repertorio. Come la bellissima “Con una rosa” o la grandiosa ballata “L’acqua chiara alla fontana”. Tra i brani presenti anche l’ultima volta in Garfagnana, troviamo “Gloria all’archibugio” (pubblicata nell’album “Tredici canzoni urgenti” del 2023): una canzone che riflette sulla violenza della guerra moderna, riprendendo anche il celebre tema dell’archibugio descritto da Ariosto nell’Orlando Furioso – usato dagli uomini che hanno perso il senno e lo ritroveranno, poi, solo sulla Luna.

Un altro brano riadattato è “Vinocolo” (contenuto nell’album “Marinai, profeti e balene” del 2011) che parla di un gigante. E un gigante è presente nell’Orlando Furioso, anche se la canzone è più collegata al Ciclope sconfitto da Ulisse nell’Odissea: qui, ovviamente, i riferimenti al film di Nolan vengono spontanei, anche se Capossela racconta che la sua scena preferita con Polifemo rimane quella dello sceneggiato di Rossi del 1968. Per poi concludere lo spettacolo con “Ariosto governatore”, anch’essa contenuta in “Tredici canzoni urgenti” del 2023.

Sui giganti e sul bosco è interessante e divertente il racconto di Ermanno Cavazzoni dove, più o meno esplicitamente, fa molti rimandi al sesso e ai luoghi dove si esercita. In questo viaggio nel tempo e nello spazio fantastico, Capossela ha come complici Alessandro “Asso” Stefana alle chitarre, Irene Sciacovelli alla voce e Daniela Savoldi al violocello.

Uno spettacolo straordinario, arricchito dalla location – che non era allestita con le solite sedie, ma era lasciato libero e ci si poteva sedere per terra nella zona vicino al palco, portandosi le coperte come in una sorta di grande picnic, musicale e poetico. Quasi tutto il pubblico, infatti, si è sistemato per terra e ci è rimasto per tutto lo show, in assoluto relax, godendosi la scena. Una sorta di “slow show”, dove la frenesia dei tempi che solitamente abbiamo, è rimasta fuori; si è fermata, congelata fino alla fine dello spettacolo.

Le persone sedute sotto il palco, si trovano davvero poche volte. Personalmente, forse da giovane. Ed è un bellissimo modo di godersi una performance. E’ forse quello che le persone vogliono: essere trattate meglio, in un mondo di concerti – che sono solo macchine da soldi – e, sopratutto, divertirsi di più.

Tutte quelle persone sedute sedute, sparse in questo grande prato, erano spettacolari alla vista. Sono sembrate tantissime. Se poi si aggiunge che la temperatura era ideale, musica e testi, fantastici… Beh, direi che c’erano tutti ingredienti per una serata di assoluto successo.

Dalla homepage

Ultimi articoli in Cultura e spettacolo