Sulla pagina “Scienze X Storia” (guarda qui) è stato pubblicato un video a cura del professor Alessandro Barbero dove lo storico racconta come il soprannome insultante “katzelmacher” (in italiano “fabbricante di gatti”) dato dagli austriaci ai venditori ambulanti italiani – ed usato, sempre dagli austriaci, per offendere i soldati italiani durante la prima guerra mondiale – esistesse addirittura fin dal 1700.
Barbero fa ulteriori ipotesi sui significati di questo misterioso soprannome, formulandone tante ma senza trovare quella giusta.
Cercherò, umilmente, di aiutarlo io… Mi piacerebbe parlargli di Coreglia, invitarlo nel piccolo antico borgo alle pendici dell’Appennino Tosco Emiliano, dove potrebbe visitare il Museo della Figurina di Gesso e dell’Emigrazione “Guglielmo Lera”. Lì troverebbe, in una teca situata al primo piano, dei gatti in gesso risalenti alla fine del 1700 che i figurinai emigranti producevano in serie, utilizzando il gesso e servendosi degli stampi.
Erano venditori ambulanti che portavano in giro per le città le piccole statue bianche o colorate, vendendole agli angoli delle strade, all’uscita dei teatri, dei caffè e dei ritrovi eleganti e ben frequentati. Nelle loro ceste stracolme, i gatti non mancavano mai. Erano piccole statue che piacevano tanto ai bambini e venivano fabbricate di notte per essere pronte il mattino dopo.
E’ per questo motivo che, in Germania ed in Austria, quei venditori venivano chiamati “katzelmacher”, appunto, fabbricanti di gatti.
Il motivo per cui questo termine tedesco assume, nel tempo, un significato dispregiativo è dovuto, probabilmente, al fatto che la presenza dei figurinai poteva disturbare chi passava per le strade e, insistentemente, si sentiva chiamato a fermarsi, a guardare e a comprare. Inoltre erano italiani, abitanti dell’Europa meridionale, talvolta malvisti dalle popolazioni locali della Germania e dell’Austria.
Oggi, a Coreglia, il Museo ”G. Lera” si può considerare la Casa Comune, dove i discendenti di quei kazelmacher, tanto disprezzati e ghettizzati, tornano a ricercare le loro radici; e talvolta le tracce degli antenati coreglini e gli alberi genealogici mostrano e rivelano parentele insospettabili.
