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Redazione
ANNO XIVgiovedì 17 Settembre 2026
borgo a mozzano

Quando Corsagna profumava di torta di patate

Negli anni Settanta, nei giorni che precedevano il primo agosto, Corsagna si trasformava in un grande laboratorio di gastronomia popolare.

Nelle case si lavorava tutti insieme per preparare la tradizionale Sagra della torta di patate e del formaggio pecorino, una delle feste più attese dell’estate. Le famiglie mettevano a disposizione il proprio tempo, la propria esperienza e, soprattutto, gli antichi forni a legna del paese. In quei forni venivano cotte decine di torte di patate, preparate secondo ricette tramandate di generazione in generazione. Ogni famiglia contribuiva come poteva e le torte, una volta pronte, venivano portate alla sagra e messe in vendita.

Anche il pane casalingo veniva preparato nei forni del paese. Sulle tavole non mancavano i salumi, il formaggio pecorino, gli altri prodotti della nostra terra e un buon bicchiere di vino. Era il modo più semplice e sincero per accogliere e rendere omaggio alle tante persone che arrivavano da ogni parte della provincia di Lucca. Per quella giornata, giovani e meno giovani si trasformavano in una grande squadra al servizio della festa. C’era chi lavorava al bar, chi distribuiva il pane, chi tagliava il formaggio e chi serviva le torte. Altri si occupavano dell’accoglienza, dell’organizzazione e dell’animazione delle gare e dei giochi popolari. Era una partecipazione corale, spontanea e generosa. In quel primo giorno di agosto i Corsagnini davano davvero il meglio di sé, mettendo a disposizione tempo, capacità e voglia di stare insieme. Ognuno aveva un compito e si sentiva parte di un’unica grande comunità, impegnata ad accogliere nel modo migliore tutti coloro che raggiungevano il paese.

La festa si svolgeva in località Al Folle, nei prati che allora circondavano Corsagna. Fin dal mattino quel luogo si riempiva di famiglie, giovani, bambini e visitatori. Sotto gli alberi si poteva trovare un po’ di fresco e trascorrere una giornata in compagnia, mangiando, bevendo e partecipando ai numerosi giochi popolari.

Nelle immediate vicinanze del Folle scorreva il torrente La Pizzorna, con le sue acque limpide, fresche e fredde. Durante la giornata, chi lo desiderava poteva concedersi un bagno ristoratore oppure dedicarsi alla pesca delle trote. Erano le vere trote dei nostri torrenti, riconoscibili per i caratteristici puntini rossi, che popolavano quelle acque ancora pulite. Anche il torrente faceva parte della festa e offriva un’occasione in più per divertirsi e stare a contatto con la natura.

I giochi accompagnavano la sagra dall’inizio alla fine. C’erano l’immancabile albero della cuccagna, il tiro al salame e il divertente cocomero volante, attrazioni che richiamavano continuamente l’attenzione del pubblico e mantenevano viva l’allegria durante tutta la giornata. Accanto a questi si svolgevano le tradizionali gare popolari. C’erano il tiro alla fune, la corsa nei sacchi, sia maschile sia femminile, la corsa mista a quattro gambe e la corsa con i trampoli. Non si rimaneva soltanto a guardare: uomini, donne e ragazzi partecipavano con entusiasmo, tra risate, incitamenti e qualche inevitabile caduta.

Grande attesa suscitavano anche le corse campestri, aperte a tutti. Per i ragazzi fino a quindici anni era previsto un percorso di mille metri, mentre per i partecipanti di età superiore ai quindici anni la distanza saliva a duemila metri. Vi prendevano parte giovani di Corsagna e concorrenti provenienti dai paesi vicini, pronti a sfidarsi lungo un vero percorso campestre. Era uno dei momenti sportivi più importanti della giornata. I partecipanti mettevano alla prova la propria resistenza e chi riusciva a tagliare per primo il traguardo riceveva splendidi premi, tra gli applausi degli spettatori.

Lo spettacolo più ammirato restava comunque l’albero della cuccagna. Si trattava di un alto palo di acacia, ben levigato e ricoperto di grasso, sulla cui sommità erano sistemati prosciutti, salami e altri ricchi premi. Riuscire ad arrivare fino in cima era un’impresa difficilissima. Ogni tentativo era accompagnato dalle grida, dalle risate e dagli incitamenti del pubblico.

A rendere ancora più solenne e festosa la giornata interveniva il Corpo musicale Giuseppe Verdi, presenza immancabile e una delle attrazioni più apprezzate. La musica della banda accompagnava la festa e si diffondeva nei prati e lungo le strade del paese.

Poi arrivava la sera. Il tramonto avvolgeva Corsagna con i suoi colori e la gente cominciava lentamente ad allontanarsi per fare ritorno ai propri paesi. Rimanevano nell’aria il profumo delle torte, il suono della musica e le voci di una giornata vissuta intensamente insieme.

È un ricordo bellissimo che, a distanza di tanti anni, conserva ancora tutto il suo fascino. Oggi la sagra non esiste più e anche il luogo del Folle è profondamente cambiato. Quelli che un tempo erano prati frequentati e alberi capaci di offrire ombra e ristoro sono diventati un bosco quasi impraticabile.

Resta però la memoria di una Corsagna capace di unirsi, di lavorare insieme e di accogliere centinaia di persone con i prodotti della propria terra, la musica e i giochi della tradizione. Una festa semplice, autentica e popolare, nella quale ogni famiglia offriva qualcosa e l’intero paese si sentiva parte di una sola, grande comunità.

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