Nelle ultime settimane ho avuto l’ occasione di partecipare a un evento civile al quale erano presenti un gran numero di giovani. È stata per me un’esperienza particolarmente bella, che mi ha lasciato una sensazione profonda e che sento il bisogno di raccontare.
Pur avendo molti anni più di loro, non mi sono mai sentito fuori posto o appartenente a un’altra generazione. Al contrario, quei ragazzi mi hanno accolto con una naturalezza, una gentilezza e un’attenzione che mi hanno sinceramente emozionato. Mi hanno fatto sentire uno di loro.
Alcuni li conoscevo, molti altri no. Forse avevano sentito parlare del mio passato nel mondo del lavoro, del volontariato e dell’impegno sociale. Ma ciò che mi ha colpito maggiormente è stato il loro comportamento spontaneo: il rispetto, la correttezza, l’educazione e anche l’affetto che hanno saputo dimostrarmi.
Non me lo aspettavo, almeno non in una misura così grande. Proprio per questo è stata una sensazione unica, difficile persino da descrivere a parole.
Quell’esperienza mi ha fatto tornare alla mente anche tanti momenti vissuti negli anni Novanta con i giovani della Misericordia di Corsagna. Erano ragazzi che partecipavano alla vita dell’associazione, aiutavano nelle iniziative, collaboravano con entusiasmo e sapevano anche ritrovarsi insieme nei momenti di festa e condivisione. La fotografia che accompagna questo articolo racconta proprio uno di quei momenti: un gruppo di giovani uniti dall’amicizia, dal volontariato e dal desiderio di stare insieme. Sono passati molti anni, ma quello spirito di partecipazione continua ancora oggi a essere presente nelle nuove generazioni.
Molto spesso si parla dei giovani soprattutto quando accade qualcosa di negativo. Si raccontano il disagio, la maleducazione, la mancanza di responsabilità e le difficoltà che certamente esistono e non devono essere ignorate. Ma rischiamo, così facendo, di non vedere la parte più grande e più bella delle nuove generazioni.
La grande maggioranza dei nostri giovani è composta da ragazzi educati, preparati, sensibili, capaci di ascoltare e di rapportarsi con gli altri. Sono giovani che hanno cultura, apertura mentale e un modo di vivere forse diverso dal nostro, ma non per questo meno ricco di valori. Talvolta siamo noi adulti a guardarli con diffidenza, pensando che non abbiano più il rispetto o l’attenzione di un tempo. La mia esperienza mi ha dimostrato esattamente il contrario.
Quei ragazzi non hanno fatto pesare la differenza di età. Non mi hanno considerato semplicemente una persona più anziana da trattare con una cortesia formale. Mi hanno coinvolto, ascoltato e accolto con autenticità, facendomi sentire parte del loro gruppo.
È stato un insegnamento anche per me. I giovani hanno davvero qualcosa in più: possiedono una capacità di accogliere le differenze, di superare le distanze generazionali e di far sentire le persone a proprio agio. Forse noi adulti dovremmo imparare a conoscerli meglio, ad ascoltarli maggiormente e, soprattutto, a dare loro più fiducia.
Naturalmente esistono situazioni negative, come esistono in ogni generazione. Ma non possono diventare il metro con cui giudicare tutti. La maggioranza dei nostri giovani è una realtà positiva della quale dobbiamo essere orgogliosi. Sono ragazzi da sostenere, da valorizzare e, molto spesso, anche da ammirare.
Questa esperienza mi è rimasta nel cuore perché mi ha ricordato una verità semplice: le generazioni possono essere lontane per età, abitudini ed esperienze, ma quando esistono educazione, rispetto e umanità, ogni distanza scompare.
A quei giovani che mi hanno accolto e mi hanno fatto sentire uno di loro va il mio grazie più sincero.
Didascalia della foto:
I giovani della Misericordia di Corsagna durante un momento di festa e condivisione negli anni Novanta: un’immagine di amicizia, partecipazione e volontariato.
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Quei giovani che mi hanno fatto sentire uno di loro
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