Parliamo di un’erba che non è considerata “aliena”, ma “alloctona” originaria del Mediterraneo orientale, poi introdotta nella maggior parte delle regioni tropicali e temperate calde del mondo, arrivata nel sud Italia già da oltre cento anni.
Perché parliamo di questa erba, perché oggi nessuno la conosce nonostante la incontra giornalmente nei bordi strade, nei viali dei paesi, nei campi incolti, in quelli lavorati, nei terreni umidi, in quelli siccitosi, nelle fioriere, insomma è ovunque.
Fino a qualche decennio fa, il clima nel centro nord dell’Italia non era ancora adatto per questo tipo di erba, poi piano piano con il cambiamento climatico e l’abbandono dell’agricoltura collinare e montana con l’innalzamento delle temperature ecco che è arrivata anche da noi adattandosi molto bene in qualunque terreno, e stà avanzando con prepotenza. In Europa è considerata una delle peggiori specie invasive a livello globale, con un alto potenziale di competizione con altre piante e impatto negativo sulla biodiversità
Il Sorgo selvatico, o Sorghetta (Sorghum halepense), è una pianta erbacea perenne molto invasiva e problematica, appartenete alla famiglia delle Poaceae (o Graminacee). Questa pianta può causare danni a colture, biodiversità e soprattutto animali.
Il sorgo selvatico è una pianta anemofila, ovvero la sua impollinazione avviene principalmente con il vento e si propaga anche tramite rizomi, rendendo difficile il suo controllo. Una singola pianta di sorgo selvatico, può produrre fino a 28.000 semi. Questi semi sono noti per la loro capacità di rimanere vitali nel terreno per diversi anni, anche fino a 7 anni, e per la loro dormienza, che causa una germinazione scalare. Può crescere rapidamente, soffocando altre piante e riducendo la resa delle colture agricole. Può formare popolamenti monospecifici, riducendo la diversità delle specie vegetali, ed ha sviluppato resistenza agli erbicidi più comuni, rendendo più difficile la lotta.
Il sorgo selvatico non è generalmente considerato velenoso per l’uomo, nelle diverse fasi da giovane o da stress come siccità, gelo, o insetti può contenere un glucoside cianogenetico chiamato “durrina”, che in ambiente acido (come lo stomaco degli animali) si trasforma in acido cianidrico, una sostanza tossica. Principalmente per il bestiame in particolare nei ruminanti, bovini, ovini caprini.
Un grave caso di intossicazione acuta avvenuta in un gruppo di bovini e la conseguente moria di 13 animali avvenute nel comune di Gambugliano (Vicenza), e a seguito degli accertamenti diagnostici, i veterinari dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) e dell’Ulss 8 Berica ritengono che la causa sia avvenuta dall’ingestione di sorgo selvatico.
È importante tenere il sorgo selvatico fuori dalla portata degli animali come cani e gatti che possono essere a rischio se ingeriscono le foglie. I sintomi possono variare, neurologici come barcollamento, tremori, debolezza e irrigidimento degli arti, Se si sospetta un’ingestione, è consigliabile cercare immediatamente assistenza veterinaria.