Un grandissimo spettacolo “Lunga vita agli alberi”, con un Teatro Alfieri di Castelnuovo di Garfagnana pienissimo in ogni ordine di palchi fino al loggione.
Una serata di buon teatro che racconta il nostro mondo con occhi completamente diversi; uno spettacolo che dischiude allo sguardo alcuni segreti e misteri del mondo vegetale attraverso un viaggio appassionante e sorprendente in compagnia di una coppia d’eccezione: Giovanni Storti (del famoso trio comico Aldo Giovanni e Giacomo) e il professor Stefano Mancuso.
Mancuso fa da guida per Giovanni, come un moderno Virgilio, in un viaggio appassionante – e sapientemente raccontato dalla regia visionaria e poetica di Arturo Brachetti – che ha catturato il pubblico in un’atmosfera di grande suggestione, con immagini coinvolgenti e magistralmente gestite.
Sopratutto Giovanni (ma anche Stefano) scherza, fa battute. I due si prendono in giro a vicenda e giocano con il pubblico, che si diverte tantissimo alle loro gags e non si risparmia con applausi a scena aperta.
La narrazione di fondo è seria e vuole arrivare a farci capire quanto siano importanti gli alberi e il mondo vegetale nel nostro pianeta, dove il principale gruppo di esseri viventi viene da lì (in una percentuale incredibilmente alta, oltre 80 per cento); il genere umano, invece, è rappresentato in una piccola percentuale, sotto abbondantemente l’1 per cento, ma con poteri distruttivi “ovviamente esagerati” come racconta Mancuso.
Gli aneddoti – alcuni storici, come il fatto che fu Leonardo da Vinci a studiare i tronchi e a riconoscere i cerchi di accrescimento; o la digressione sugli alberi più vecchi del mondo, uno dei quali fu stupidamente abbattuto, o ancora la capacità degli alberi di adattarsi, all’ambiente e di modificarlo – sono molto interessati e funzionali alla narrazione.
La parte più esilarante è stata quando Giovanni si è travestito da bombo e si è mescolato tra il pubblico, sparando coriandoli fino a planare “sfinito” proprio come fanno i bombi – spiega Mancuso – su delle malcapitate spettatrici, per poi ripartire di corsa e ritornare sul palco.
Il racconto ha un suo filo conduttore: segue la pianta dalle sue radici, fino alla chioma e i fiori, appunto, che vengono impollinati da api e bombi.
Ovviamente Storti, con la sua ironia e le sue battute, fa fare un salto di qualità allo spettacolo – che sarebbe ottimo anche con solo il professor Mancuso, il quale è molto chiaro nelle sue spiegazioni, ma anche ironico e divertente. Certamente Giovanni, da gran comico quale è, ci mette esattamente quello che ci vuole per costruire un gran spettacolo. In fondo, sono solo loro due sul palco, con ausilio di qualche immagine – molto bella, ovviamente – e di pochi oggetti scenici.
La serata scorre così piacevolmente che dispiace sia finita, tanto era interessante e gustosa da vedere e ascoltare.
Seguitemi nella mia rubrica “Il teatro è servito”, ovviamente insieme a tutto quanto fa spettacolo. La stagione teatrale non si ferma: in cartellone, giovedì 5 febbraio, abbiamo Veronica Pivetti che presenta “L’inferiorità mentale della donna”.





