Pensate che bello: da qui, tra l’800 e il ‘900, i maestri figurinai partivano per andare all’estero alla ricerca di compratori; oggi, invece, studenti da tutto il mondo si danno appuntamento a Coreglia Antelminelli per imparare l’arte manifatturiera.
Un gioiello, uno scrigno. Una perla incastonata nel cuore del borgo. Il museo della figurina di gesso e dell’emigrazione che, proprio quest’anno, compie i 50 anni dalla nascita (1975-2025). Un luogo dove tradizione e innovazione si incontrano, tra infinite suggestioni.
Questa mattina 15 studenti, provenienti da ogni angolo del mondo, si sono dati appuntamento qui, in questo presidio di memoria e di identità, per l’inizio ufficiale della summer school della cooperativa sociale SMAC, ovvero la Scuola Manifatturiera Additiva di Coreglia, che, da quattro anni, organizza corsi intensivi di alta formazione in presenza dedicati alla stampa 3D e alla filiera circolare.
Ad accoglierli sono stati la consigliere comunale con delega al museo, Matilde Gambogi, che – presente anche il consigliere Andrea Marchetti – ha portato il saluto dell’amministrazione comunale, Stefano Giovacchini, presidente – nonché uno dei tre ideatori con Marco Paganucci e Cristiano Cavani – della SMAC e Marcello Lera, il figlio di Guglielmo ovvero colui che, da presidente della locale pro loco, fu – con il comune di Coreglia e la Regione Toscana – tra i fondatori di questo importante polo museale.
“Seguendo le orme della vecchia scuola manifatturiera – ha spiegato Giovacchini – siamo a proporre questo corso di formazione professionale che, in chiave più contemporanea, vuole dare agli studenti le nozioni teoriche e pratiche necessarie per portare avanti una lunga tradizione. L’iniziativa ha lo scopo anche di contribuire alla rigenerazione delle aree interne in quanto valorizza il territorio a livello diffuso con un basso impatto ambientale”.
Il museo della figurina di gesso e dell’emigrazione ha un’affascinante storia alle spalle che merita di essere raccontata. Si trova all’interno di un palazzo che fu di proprietà del barone Carlo Vanni, un filantropo vissuto a cavallo tra i due secoli, partito dal borgo coreglino per fare fortuna a Vienna come figurinaio e tornato ricco decise di impegnare gran parte delle sue risorse alla realizzazione di una scuola di disegno in plastica, all’interno del suo edificio, destinata ai giovani del luogo per insegnare loro gli strumenti base dell’arte figurinaia.
Dal 1879 al 1941 la scuola rimase attiva. Poi, con la fine della seconda guerra mondiale, l’edificio diventò, a tutti gli effetti, una scuola elementare rifornita di tutte le attrezzature necessarie. Questo fino a che, negli anni ’70, il presidente Guglielmo Lera, insieme agli altri membri della pro loco cittadina, assieme al sindaco di allora Luciano Nardi (che tenne i contatti con la Regione) e il vice-sindaco cavalier Alberto Bambi (al quale oggi è intitolato il teatro comunale) non si attivarono per la trasformazione dell’ex scuola in un museo.
È al dottor Paolo Tagliasacchi che si devono diverse importanti pubblicazioni sul materiale prezioso custodito all’interno di queste stanze. Da ex curatore, ha potuto disporre infatti di tutta la documentazione del comune ed effettuare approfondite ricerche.
Il museo è così strutturato: c’è una stanza, al piano terra, dove è possibile osservare nelle teche lasciapassare, passaporti, lettere, fotografie di figurinai coreglini partiti per l’estero in cerca di fortuna durante le due grandi migrazioni dei secoli XIX e XX; poi c’è una sala con le foto di Giocondo Molinari, noto scultore locale che aveva insegnato in questa scuola di disegno e plastica; al piano superiore ci sono, quindi, le varie statue donate dalle famiglie e i presepi; al piano inferiore, invece, è possibile ancora respirare l’atmosfera delle antiche botteghe dove i figurinai praticavano la loro arte.
“Il museo è stato possibile – conclude la consigliere Gambogi – grazie alle donazioni delle famiglie e dei discendenti dei figurinai che, nelle loro abitazioni, conservavano statue, documentazioni e disegni dei loro avi. La SMAC prende spunto dalla scuola del barone Vanni. Gli studenti vivranno una bellissima esperienza sul nostro territorio al termine della quale esporranno, in occasione dell’open day al teatro “A. Bambi”, i loro manufatti”.
Uscendo dalla sala, impossibile non notare un pannello sul grande compositore lucchese Giacomo Puccini le cui origini familiari erano di Celle di Pescaglia in Valle del Serchio. Un aneddoto collega il grande operista al museo della figurina: quando il maestro si recò a Parigi a presentare le sue celebri opere si imbatté, una volta uscito dal teatro, in un piccolo figurinaio che riconobbe, dall’accento, essere lucchese. Riconosciuto, donò a quest’ultimo una moneta d’oro e invitò i suoi amici ad aiutarlo. Puccini aveva avuto, infatti, un fratello (Michele) che era andato all’estero ed era morto prematuramente. Mosso da compassione, si commosse.
Una storia tra le tante che questo luogo sospeso nel tempo è pronto ad offrire al visitatore curioso di scoprire l’inestimabile patrimonio conservato, affinché venga preservato e difeso dall’inesorabile trascorrere del tempo.
Foto di Nicola Tognetti
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Studenti da tutto il mondo per la SMAC: tradizione e innovazione si incontrano al museo di Coreglia
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