Il turismo delle radici rappresenta oggi una sfida fondamentale per il futuro delle aree interne: un ponte tra memoria e sviluppo capace di ridare vita ai nostri borghi. Ed è proprio attorno a questo tema che giovedì si è riflettuto a Magliano, nel comune di Sillano-Giuncugnano, nell’ambito del Forum CETS 2026 promosso dal Parco Nazionale Appennino Tosco-Emiliano, in cui si è riportata anche l’esperienza del progetto “ParcoAppennino nel Mondo” gestito dall’Unione Comuni Garfagnana.
A margine dell’evento, La Gazzetta del Serchio ha intervistato la professoressa Sonia Ferrari, docente di marketing del turismo all’Università della Calabria e autrice del primo studio scientifico sul settore in Italia, che è stata protagonista di un’interessante lectio magistralis sul turismo delle radici fra sviluppo e sostenibilità.
Già presidente del Parco della Sila e legata al nostro territorio da una stima reciproca con i vertici dell’area protetta, la docente unisce al rigore accademico una spiccata sensibilità umana. Figlia di madre spagnola, conosce infatti in prima persona il valore profondo del bilinguismo e del legame con le proprie radici: un’empatia toccante che rende la sua visione un contributo prezioso per la nostra Garfagnana.
Quali potenzialità vede oggi per la Garfagnana e le sue aree interne?
“Ho visto, attraverso il progetto presentato dall’Unione Comuni Garfagnana, che si sta lavorando su questo tema da tempo e che c’è interesse ad implementarlo con nuove iniziative. Per cui noto che ci sono veramente grandi potenzialità in questo territorio. E anche tutte queste aree interne, bellissime, dove si sono conservate le tradizioni e l’autenticità, possono essere di grande interesse per questi turisti, perché loro sono proprio interessati alla cultura locale.”
Come si prepara una comunità ad accogliere chi ritorna?
“Con una serie di attività di marketing. Vero e proprio marketing interno: sensibilizzazioni, riunioni, convegni, incontri nelle scuole, con gli opinion leaders. Che poi, a loro volta, lo riportano agli altri. Un’azione giornaliera, quotidiana, per far capire quanto può essere importante lo sviluppo di questa forma di turismo.”
Quali figure servono per intercettare i discendenti all’estero?
“Soprattutto operatori che si occupino di incoming, perché comunque bisogna contattare queste persone all’estero. Poi, appunto, delle figure specializzate come il genealogista; sicuramente, l’accompagnatore che parli anche le lingue, eccetera. Qualcuno che metta in rete, che crei proprio un sistema.”
Qualche esempio?
“Ci vogliono dei soggetti specializzati. Quindi, appunto, dei tour operator che facciano incoming, oppure direttamente dall’estero outgoing. E poi bisogna contattare, per esempio, le associazioni all’estero, qualcuno che faccia le riunioni, i Comites, anche dei gruppi.”
La digitalizzazione degli archivi e dei cimiteri può stimolare il viaggio sul posto?
“Secondo me sì, proprio perché da remoto sicuramente si può fare moltissimo. Per esempio, loro iniziano a fare la ricerca genealogica da casa loro. Già supportarli nella ricerca genealogica diventa poi uno stimolo per fare il viaggio.”
Come si trasforma l’emozione dei discendenti in una vera offerta turistica?
“C’è bisogno di accrescere l’attenzione e la sensibilità della popolazione locale. E poi disegnare per loro specifici servizi, considerato che di solito devono essere accompagnati in luoghi isolati e che spesso, non parlano la lingua. Quindi hanno esigenze anche di ricerca: ricerca di documenti, ricerca di luoghi, eccetera.”
Qual è oggi il valore economico e sociale del turismo delle radici?
“Mancano dei dati, quindi ancora non si può dire. Socialmente, loro intanto si rivolgono spesso a destinazioni piccole, a luoghi poco conosciuti e che frequentemente non sono neanche vere e proprie destinazioni turistiche. Quindi borghi, luoghi spesso anche affetti da spopolamento, per cui li supportano molto, perché possono anche rivitalizzarli, aiutare a ridare vita a territori che oggi sono praticamente a rischio spopolamento.”
Qual è il principale errore che un territorio rischia di commettere?
“Secondo me l’errore più grande è un po’ quello di essere superficiali. Di considerarli dei turisti come gli altri, senza rendersi conto che il viaggio per loro è proprio la realizzazione di un sogno. Quindi è qualcosa di unico, anche dal punto di vista emotivo.”