Ci sono canzoni che non hanno età, melodie che attraversano i decenni e continuano a parlare con la stessa forza a generazioni diverse. È questa la magia di Lucio Battisti e Mogol: un binomio che ha scritto la storia della musica italiana, consegnandoci brani che sono entrati nell’immaginario collettivo e che restano, oggi come ieri, colonne sonore di vita e memoria che sanno toccare l’anima di chi ascolta.
Ieri sera, alla Fortezza di Mont’Alfonso a Castelnuovo di Garfagnana, il pubblico ha vissuto un’intensa immersione in questo patrimonio musicale grazie a Canto Libero, il concerto-spettacolo che da dieci anni rinnova il mito del cantautore di Poggio Bustone e del suo storico paroliere.
La band, fondata dal cantante Fabio “Red” Rosso e composta da dieci bravissimi musicisti, ha proposto un omaggio curato nei minimi dettagli. Non una mera imitazione, ma un dialogo tra fedeltà agli originali e nuove riletture capaci di restituire l’anima blues e rock che Battisti portava dentro di sé. “Gli arrangiamenti sono leggermente diversi da quelli di Lucio – ha spiegato Rosso – abbiamo deciso di tirare fuori il Battisti di oggi”.
In scaletta, un crescendo di emozioni che ha abbracciato brani intramontabili come Amarsi un po’, La collina dei ciliegi, Si viaggiare, Innocenti evasioni, I giardini di marzo. Momenti di ascolto intenso e partecipe si sono alternati a quelli di festa: “Cos’è la cosa più bella della vita dopo l’amore? – ha chiesto Rosso al pubblico – È ballare, muovere il corpo e pensare a energie positive”. E così tutta la platea si è alzata in piedi ballando, sulle note di Una donna per amico e la celebre Dieci ragazze. E poi ancora grande intensità con Il mio canto libero, Mi ritorni in mente e l’immancabile La canzone del sole.
Ancora tutti in canto con Eppur mi son scordato di te, canzone scritta da Lucio e Mogol e resa celebre dai Formula 3.
A dare una magnifica suggestione sono state anche le parole che hanno accompagnato i brani, piccoli racconti che hanno riportato alla luce episodi e aneddoti. Come il ricordo di Mogol: “ll genio era uno solo e non ero io. Le opere partivano da Battisti: lui creava la melodia e io dipingevo i testi”. O come la consapevolezza di quanto i colleghi dell’epoca – da Renato Zero a David Bowie – vedessero in Battisti un vero “genio della melodia”.
Particolarmente sentito anche il legame con il territorio. “Conosciamo molto bene la Toscana – ha detto Rosso – ma qui è un posto bellissimo: panorama stupendo e accoglienza straordinaria”.
La chiusura, con il saluto “Arrivederci a questa sera”, ha suggellato una serata che è stata molto più di un concerto: un rito collettivo, un tributo a due giganti della musica italiana, ma anche una conferma di quanto le loro canzoni abbiano il dono raro di attraversare il tempo senza perdere freschezza.
E la riflessione finale non può che essere questa: la forza di Battisti e Mogol non risiede solo nei ricordi che suscitano, ma nella capacità di parlare ancora oggi ai cuori di chi li ascolta per la prima volta. Musica immortale, destinata a restare per sempre, che il pubblico di Mont’Alfonso ha saputo accogliere e restituire alla band con gioiosa gratitudine.
Foto di Nicola Tognetti























