Cosa significa costruire “ponti di cultura”? Significa usare la cultura come un linguaggio comune, capace di accogliere le differenze e di creare legami tra esperienze, identità e prospettive diverse. È questo il filo conduttore della ventunesima edizione di LuBeC – Lucca Beni Culturali 2025, inaugurata questa mattina e promossa dalla Fondazione Promo PA, sostenuta dagli enti del territorio, dalla Regione Toscana e dal Ministero della Cultura.
Da oltre vent’anni, LuBeC è un punto di riferimento per chi lavora nella valorizzazione del patrimonio culturale e nell’innovazione. Il tema di quest’anno, “Ponti di Cultura”, guarda alla cultura non solo come memoria, ma come motore di connessione sociale, economica e ambientale.
Nel corso dell’apertura, si è ricordato come la cultura sia una forma di dialogo universale, fatta di storie, immagini e simboli che parlano al cuore e uniscono comunità spesso lontane tra loro.
Si è parlato anche del legame tra cultura e welfare, un binomio sempre più importante: partecipare alla vita culturale, è stato sottolineato, significa stare meglio, sentirsi parte di una comunità, ritrovare fiducia e senso di appartenenza.
Un messaggio forte è arrivato anche per le aree periferiche e interne, dove la cultura può diventare un ponte concreto tra cittadini, istituzioni e opportunità di lavoro. Rendere la cultura accessibile a tutti, valorizzando i talenti locali e favorendo la formazione, è la sfida che riguarda l’intero Paese.
Durante la mattinata si è parlato anche di partecipazione giovanile, educazione e digitalizzazione, temi che si collegano agli obiettivi dell’Agenda 2030.
La cultura, è stato ribadito, non è solo un bene da conservare, ma un bene relazionale, che genera inclusione. La cultura è una forma di welfare collettivo, capace di curare le ferite sociali e di costruire un futuro più giusto e sostenibile.
LuBeC 2025 prosegue oggi e domani con i cantieri tematici dedicati ai diversi settori come l’intelligenza artificiale, l’innovazione, la sostenibilità e la cultura.









