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Redazione
ANNO XIVgiovedì 13 Agosto 2026
corsagna

Villa del Seminario, la cappella del 1989 e il degrado di oggi: adesso servono risposte

Quando affronto un argomento, soprattutto se si tratta di una segnalazione o di una denuncia, cerco sempre di essere il più obiettivo possibile. Quando inizio un percorso di ricerca sento il dovere di andare fino in fondo, verificando i fatti e raccogliendo testimonianze e nuovi elementi.

È quello che sto facendo in questi giorni sulla Villa del Seminario di Corsagna appartenente al Seminario Arcivescovile di Lucca, una struttura della quale ho già avuto modo di parlare per il grave stato di degrado in cui oggi si trova.

Più approfondisco questa storia, più emergono testimonianze che aiutano a comprendere quale valore abbia avuto la Villa nel corso degli anni. La proprietà fu lasciata dalla famiglia Dinucci, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, al Seminario Arcivescovile di Lucca. Un dono con una finalità ben precisa: offrire un luogo di accoglienza per sacerdoti e giovani durante i periodi di vacanza e, come è emerso dalle ulteriori ricerche che ho effettuato, anche per sacerdoti ormai anziani. Non stiamo parlando, quindi, soltanto di un edificio. Dietro quelle mura c’è una storia di generosità, accoglienza e vita religiosa che appartiene anche alla memoria di Corsagna.

In questi giorni sono riuscito a recuperare una fotografia scattata nel 1989, particolarmente significativa perché documenta la visita a Corsagna di alcuni eredi della famiglia Dinucci residenti in Brasile, tornati nel paese dei loro antenati e desiderosi di vedere anche la Villa. Nella fotografia, scattata all’interno della cappella, compaiono Giuseppe Dinucci, Bruno Dinucci eredi della famiglia Dinucci accompagnati da Gino Lucchesi.

Quell’immagine, a distanza di tanti anni, assume un valore particolare. Mostra la cappella della Villa, dedicata alla Vergine Maria, così come si presentava nel 1989: curata e pienamente riconoscibile come luogo di culto. Si vedono l’altare, il crocifisso, i candelieri, i fiori, le panche e l’immagine della Madonna.

Poi c’è la fotografia di oggi. Basta mettere le due immagini una accanto all’altra. Il confronto non ha bisogno di parole forti. Le fotografie parlano da sole: gli intonaci deteriorati, i detriti, le panche e gli arredi in condizioni precarie e, soprattutto, lo stato dell’area dell’altare, dove un tempo veniva celebrata l’Eucaristia. In alto è ancora presente l’immagine della Madonna, testimonianza della dedicazione della cappella alla Vergine Maria.

Ed è proprio osservando queste immagini che pongo pubblicamente alla proprietà, alcune domande. Questa cappella è ancora consacrata? È giusto che un luogo di culto sia mantenuto in queste condizioni? Se invece non lo è più, quando ha cessato di esserlo e quale destinazione è prevista per questo ambiente?

Non spetta certamente a me dare queste risposte. Non conosco gli eventuali atti ecclesiastici riguardanti la cappella e proprio per questo ritengo corretto rivolgere le domande a chi ha titolo e competenza per rispondere.

C’è poi un altro aspetto che merita attenzione. Dalle condizioni della struttura sembra possibile accedere all’interno attraverso porte o finestre non adeguatamente protette. Questo pone inevitabilmente un problema di tutela e sicurezza. Non voglio immaginare ciò che qualche malintenzionato potrebbe fare all’interno, né sarebbe corretto ipotizzare fatti che non sono avvenuti. Ma credo sia legittimo chiedere come venga protetto un luogo nel quale per tanti anni è stata celebrata l’Eucaristia e dove sono ancora presenti segni della sua funzione religiosa.

La questione, dunque, non riguarda soltanto il degrado. Riguarda la custodia di un bene, il rispetto della sua storia e la responsabilità nei confronti di chi, oltre un secolo fa, decise di donarlo con una precisa finalità. Non voglio fare processi e non intendo attribuire responsabilità senza conoscere tutti gli elementi. Chiedo semplicemente che vengano date delle risposte.

Quale futuro è previsto per la cappella? Sono programmati interventi per impedirne un ulteriore deterioramento e per metterla in sicurezza? E quale futuro attende l’intera villa del Seminario?

Continuerò a cercare documenti e testimonianze, perché credo che questa storia meriti di essere ricostruita fino in fondo. La fotografia del 1989 aggiunge oggi un tassello importante. Da una parte vediamo una cappella curata, con gli eredi della famiglia che volle donare la proprietà; dall’altra, a distanza di oltre trent’anni, vediamo lo stesso luogo profondamente segnato dal degrado.

Non servono altre parole. Bastano le due fotografie. E proprio quelle immagini, oggi, chiedono una risposta.

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