Oggi è l’anniversario del referendum istituzionale che portò l’Italia a diventare una Repubblica. Correva l’anno 1946.
Sono passati 79 anni da quel 2 giugno storico, in cui gli italiani scelsero di far parte del sistema repubblicano. Il Re Umberto, monarca per un mese, lasciò l’Italia per sempre il 13 giugno. Destinazione: Cascais, Portogallo.
Il nostro Paese, dopo il ventennio fascista e una guerra mondiale, stava riprendendo in mano le redini del suo destino. Una svolta epocale che portò alle urne 25 milioni di italiani, di cui 13 milioni di donne che, per la prima volta, esercitavano il diritto di scegliere in prima persona. Suffragio universale a metà, potremmo dire, per un Paese che manteneva intatto un patriarcato e una cultura contadina basati sulla supremazia maschile.
Eh sì perché dal diritto di voto fu esclusa la categoria delle “prostitute”, il cui mestiere – dopo l’agricoltura – è in assoluto il più antico del mondo. L’abolizione della legge Merlin delle case chiuse è datata 20 settembre 1958.
Oltre a poter scegliere la modalità di governo il popolo italiano, il popolo italiano elesse i componenti della Costituente atta a redigere la nostra prima Costituzione, con Alcide De Gasperi primo capo di Stato provvisorio. Disordini, reclami e, addirittura, vittime, per un risultato elettorale dove la Repubblica vinceva con 12 milioni e 672 mila 767 voti rispetto alla monarchia con 10 milioni 688 mila 905.
Dicevamo, un grande caos nel Paese, fomentato dalle ali estremiste che non riconoscevano la supremazia elettorale e, a colpi di ricorsi e reclami, ponevano la spinosa questione dei “brogli”. Insomma, un Paese diviso, ferito, con cicatrici ancora evidenti: scontri, disordini, lotte intestine e anche folclore, con gli italiani che detenevano nelle cantine bombe, fucili e ogni tipo di strumento bellico. Un arsenale a cielo aperto, dunque, nel Paese del sole.
Anche a livello locale il 1946, per la Garfagnana, fu un periodo di transizione difficile da gestire: la sindrome da “reduce”, per quanti avevano avuto la fortuna di ritornare dai vari fronti di guerra, la difficile riconversione da bellica in civile delle maggiori aziende come la Valserchio di Castelnuovo e la Metallurgica di Fornaci di Barga; ma, comunque, la voglia di vivere e ricominciare ebbe la meglio e così, poco a poco, furono ripristinate, con veste nuova, le associazioni del territorio: Misericordie, pro loco, circoli culturali e politici.
E poi a tutta vita la riapertura delle fiere e sale da ballo. Un momento storico epocale, che vedrà, di lì a poco, la scalata e risalita degli italiani con il miracolo del “Boom economico”.
festa della repubblica
