Un cinema gremito, un silenzio attento, applausi lunghi e sentiti. È cominciata così, ieri sera al Cinema Puccini di Fornaci di Barga, la prima del film Viandante, diretto da Fabrizio Barone e ispirato liberamente alla vita di Salvatore Liggeri, interpretato da lui stesso. Un’opera intensa, commovente e profondamente umana, che ha emozionato il pubblico raccontando il percorso di un uomo caduto nel baratro e capace di rinascere dalle proprie ceneri.
Il film, costruito come un dialogo con una figura sfocata che lo accompagna lungo tutto il cammino, è una sorta di confessione in movimento, in cui Salvatore si racconta, si mette a nudo e, attraverso il contatto con luoghi della Garfagnana e persone, trova le forze per uscire dal dolore, rimettere insieme i pezzi della propria identità e guardare di nuovo alla vita con speranza.
Ad aprire la serata è stato Giacomo Giustizieri, che nel film interpreta Luis, uno dei tanti personaggi significativi che il protagonista incontra lungo il suo viaggio. Giustizieri ha sottolineato l’importanza del tempo condiviso, soprattutto nelle piccole realtà dove vedere un cinema pieno è un segnale potente: “Passare il tempo con persone che valgono è un dono. E stasera, questo cinema pieno, lo dimostra”.
Poi, accolto da un caloroso applauso, ha preso la parola Salvatore Liggeri. Ha ringraziato il pubblico con parole semplici ma cariche di gratitudine e ha dedicato il momento più importante alla madre Marina, definendola una donna straordinaria, capace di insegnargli a rinascere. La proiezione è stata preceduta da un sentito “Buon viaggio, buona visione”, come se ogni spettatore fosse chiamato a mettersi in cammino insieme al protagonista.
Il film ripercorre la storia personale di Salvatore: la perdita del padre, la partenza per l’estero, una relazione tossica in Polonia da cui nasce una figlia che non potrà vedere crescere, e infine la discesa nel buio della depressione e dell’alcol. È il 2017 l’anno del crollo, l’anno simbolico della sua “morte”. Ma è proprio da quel fondo che inizia la risalita. Inizia a camminare – fisicamente e spiritualmente – per cercare risposte. Un viaggio che lo porta dalla Francigena al Cammino di Santiago, passando per la Svizzera, la Francia, la Normandia, fino in Irlanda.
Emblematico il passaggio nel monastero tibetano, punto di svolta silenzioso e potente, dove Salvatore e Sara – la compagna che ha incontrato in Irlanda – iniziano a condividere un pezzetto di vita quotidiana. È un momento di quiete, di consapevolezza. Qui incontra anche Denise e Cischi, figure chiave nel suo percorso. Successivamente, sarà proprio il viaggio verso il “borgo che galleggia sul lago”, per trovare la casa nel bosco della sua amica Denise – purtroppo malata – a dare al tutto un significato ancora più profondo. In ogni tappa, una persona, un incontro, una consapevolezza.
Il film racconta di amici, filosofi, artisti, paesani o pittrici che con una frase, uno sguardo, un gesto contribuiscono a trasformare il protagonista. Tra i momenti più profondi quello con Marco Rigali, autore di “Le vie scendevano a oriente”, libro in cui racconta il suo viaggio a cavallo fino in Cina. C’è chi gli parla del dolore, chi dell’arte come rifugio, chi della bellezza dell’accontentarsi, chi del senso del viaggiare. La narrazione è punteggiata di domande profonde: viaggiare è cercare o fuggire? I sensi di colpa si affrontano o si accettano? La morte ci porta via o ci spinge a rinascere?
Infine, l’arrivo alla meta. Purtroppo Denise non c’è più. Il film è dedicato proprio alla sua memoria. Ma ad attenderlo, c’è una sua lettera. Gli lascia un’ultima traccia da seguire, fino a Sara, fino a una nuova vita.
Il simbolo che lega tutto il racconto è l’Uroboro, il drago che si morde la coda, che tutti portano addosso “nel borgo che galleggia sul lago”: un richiamo alla rinascita ciclica, alla necessità di morire per sapersi rigenerare. Il “vecchio Salvatore” è morto nel 2017, ma da allora ha imparato a camminare con altri occhi, ad accettare il passato e a lottare, pacificamente, per poter un giorno riabbracciare sua figlia.
Viandante è un film che non offre soluzioni facili, ma che testimonia la possibilità reale di trasformazione. Un viaggio dell’anima, tra paure, silenzi, incontri e rinascita. E ieri sera, al Puccini, quel cammino è diventato anche il cammino del pubblico.








