Tanta gente ieri alla Sala delle Festa di Borgo a Mozzano per la serata di anteprima della rassegna degli incontri al Teatro di Verzura. Di stretta attualità il tema, “Ventotene è la nostra Europa?”, un dibattito sul “Manifesto di Ventotene”, a 75 anni dalla Dichiarazione di Schuman, sul contesto e sulle prospettive dell’Unione Europea tenuto da due relatori di eccezione, Patrizio Andreuccetti e Francesco Poggi, e moderato da altri due ex sindaci, Gabriele Brunini e Gabriele Matraia.
Brunini è stato anche l’ideatore della serata, all’indomani del “caso” politico scoppiato al Parlamento dopo le dichiarazioni sul Manifesto espresse dalla Premier Giorgia Meloni. L’invito venne raccolto dagli attuali relatori e così è nato l’incontro. Un incontro che, nonostante il tema non semplice e scontato, ha visto una bella partecipazione, con la platea attenta ed interessata a quella che è divenuta una sorta di lezione di storia contemporanea.
E’ stata l’occasione per mettere al tavolo quattro esponenti politici di quattro periodi amministrativi, ma anche idee ed ispirazioni differenti, un esempio, anzi conferma, di dialogo e confronto che in questo comune esiste da sempre.
Brunini ha fatto da introduzione, lasciando poi spazio a Gabriele Matraia per veloci interventi che innescavano via via i due relatori della serata. Il testo del Manifesto, redatto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi durante il periodo di confino nell’isola di Ventotene, rappresenta uno dei testi fondanti dell’Unione Europea, pur contestualizzato a quel periodo storico.
“L’idea di Unione Europea – spiega Poggi – in realtà risale ai primi anni del 900, per non andare oltre, erano anni di grande fervore intellettuale, di movimenti ed avanguardie, cambiamenti epocali nel nostro continente, la rivoluzione industriale, i bisogni sociali. Si va verso la Guerra Mondiale per ragioni che sono economiche, si fa la pace ma con evidenti errori che porteranno alla Seconda Guerra Mondiale”.
Andreuccetti entra nel dettaglio del Manifesto: “A Ventotene ci sono i confinati del fascismo, qua nonostante la prigionia, si immagina il futuro. E’ vero che il testo contiene concetti anacronistici o irricevibili ma vanno contestualizzati al momento storico drammatico. C’è pessimismo sull’esito della guerra ma c’è l’idea di creare una realtà terza che si contrapponga ai nazionalismi”. Il Manifesto è il pretesto per parlare di Europa, di prospettive e della stretta attualità.
“Tutti i modelli hanno fallito, il modello liberale ha fallito, non dà risposte ai cambiamenti: in tutti i paesi c’erano ventate rivoluzionarie e si andò verso un regime – prosegue Poggi. A comandare erano le elite, certamente un dittatore era appoggiato. Oggi come ieri comandano ancora le elite, ma sono quelle finanziarie ed economiche”. Il dibattito si spinge oltre, sul bisogno di ritrovare la politica vera, sulla partecipazione alla politica del cittadino, sul bisogno di unione e scambio, ma anche di rispetto e difesa dell’identità e non omologazione e inquadramento.
Foto di Nicola Tognetti









