La sindaca del comune di Barga Caterina Campani risponde sulla questione palazzetto dello sport sollecitata dal gruppo di minoranza guidato dal capogruppo Francesco Feniello.
“Parlare dei lavori pubblici e del palazzetto dello sport – esordisce la prima cittadina – si può, e si deve, come questa amministrazione ha sempre fatto, senza paura di affrontare la realtà di un appalto complicato, sin dalle origini, e che ha richiesto negli anni una notevole dose di pazienza e di sapienza, nel rispetto di quello che ormai è un principio consolidato e che figura nel codice degli appalti, che è quello del risultato, nei tempi e nei modi in cui è reso possibile, senza aggravi di spesa pubblica, o comunque con aggravi contenuti”.
“Per quanto concerne la localizzazione – sottolinea Campani – si precisa di nuovo che i finanziamenti ottenuti erano finalizzati alla ristrutturazione e non alla nuova costruzione in altro sito, con un piano dei parcheggi approvato dal Coni. Il fermo dei lavori, in generale, non è un problema del comune di Barga, ma è un problema di tutti i comuni d’Italia, siano essi governati dal centro-destra o dal centro-sinistra”.
“Ma qui si tratta di strumentalizzare anche i fatti notori, cioè noti a tutti – incalza la sindaca -. Almeno a quelli che vogliono vedere la realtà, che è fatta di tanti problemi, che non sempre si possono risolvere con la mannaia, e che spesso meritano approfondimenti e buonsenso, e che sicuramente comportano maggior tempo per la definizione dei procedimenti. La responsabilità in questo caso non è dell’amministrazione comunale, non è dei tecnici comunali, né del direttore dei lavori o del progettista, ma è il frutto di una serie di circostanze imputabili all’appaltatore. Non solo all’appaltatore in quanto tale, ma anche all’appaltatore in tempi così difficili e complicati per le aziende, che hanno indotto l’amministrazione a scegliere la strada del risultato, invece di quella della risoluzione contrattuale”.
“Questo – spiega Campani – ha comportato di concludere la realizzazione dell’involucro del palazzetto, secondo tempistiche diverse da quelle poste a gara, che hanno determinato l’applicazione di penali, nella convinzione che una risoluzione in danno ai sensi del codice degli appalti significava entrare in un contenzioso, con tempi lunghi di rilascio del cantiere, e con la necessità di bandire una nuova gara d’appalto per l’ultimazione dei lavori occorrenti”.
“Il quadro economico sarebbe stato lo stesso rispetto a quello originario, o nel frattempo, considerando il Covid e l’aumento dei materiali, sarebbe stato ben diverso e ben più elevato? – chiede Campani – Risponda la minoranza a queste domande, prima di farne altre puramente ideologiche e strumentali. Non c’è stata né negligenza né promesse. L’amministrazione ha sempre raccontato quello che si andava prospettando, ai fini della conclusione dei lavori. Non ci sono segreti da scoprire, non c’è una trasparenza violata. C’è il doversi rimboccare le maniche, tutti: sindaco, amministratori, tecnici, progettisti, direzione dei lavori, per vedere, di volta in volta, qual è il modo migliore per rispondere alle crisi aziendali o alle ingiuste pretese degli appaltatori”.
“Quali mediazioni, ovvero varianti, si possono fare, e quali non si possono fare – prosegue Campani -. I lavori dell’involucro sono stati ultimati nell’ultimo scorcio del 2024, con una sospensione programmata e concordata con la Ditta che deve realizzare gli interni. Sospensione che è durata tanto, ma nel frattempo – lo si ribadisce – c’è stato un notevole incremento dei prezzi che ha reso la conclusione del lotto relativo all’involucro molto più lunga e difficoltosa e che ha visto l’amministrazione impegnata nel reperire le risorse aggiuntive. Venendo all’ultimo lotto dei lavori, nel marzo di quest’anno è stata approvata una variante che consentisse la ripresa dell’intervento del primo lotto, con un atto di sottomissione da sottoscriversi da parte dell’impresa designata, che a tutt’oggi non lo ha sottoscritto”.
“I soldi spesi – sottolinea – sono quelli che occorrevano per realizzare l’opera allo stato in cui si trova. Né più né meno. Secondo le dinamiche del codice degli appalti. Il sindaco non ha altro da dire, perché non ha nascosto e non nasconde niente. Il sindaco è pronto a qualsiasi iniziativa che il gruppo consiliare di minoranza vorrà chiedere. Il sindaco, ancora una volta come già fatto in passato, è disponibile a venire in consiglio comunale ed a dare tutte le spiegazioni del caso. Sembra strano che la minoranza possa pensare di convocare un consiglio comunale per chiedere le dimissioni del sindaco e dell’ex sindaco, tra l’altro attuale assessore all’urbanistica, e la ripresa dei lavori, come se la ripresa dei lavori dipendesse, non da procedure obbligate, ma dal sindaco, dalla giunta o dal consiglio comunale”.
“L’indirizzo dell’amministrazione – e conclude – è stato ed è quello di bilanciare e comparare gli interessi tutti in causa, nell’intento primario di giungere al risultato di avere il palazzetto dello sport finito nel più breve tempo possibile , fatto salvo il rispetto delle norme del codice appalti o anche, qualora si rendesse necessaria, la risoluzione del contratto che riguarda gli interni dell’involucro del palazzetto. Ma sempre se risulterà la strada migliore, o quella dovuta per legge. Puntualizziamo ancora una volta che le dimensioni del perimetro sono rimaste invariate e che l’altezza è più alta di circa un metro e mezzo e non tre come viene detto e scritto. E’ facile fare l’opposizione in questo modo, ovvero è facile parlare, e parlarsi addosso. Più difficile è avere a che fare in via diretta o indiretta con le crisi aziendali che riguardano gli appaltatori, con l’adozione di misure sanzionatorie, insieme a misure sollecitatorie nel rispetto sempre, della legge”.