La pioppicoltura italiana come arte della coltivazione dei pioppi costituisce una vera e propria eccellenza del nostro paese.
È in programma martedì 15 settembre dalle ore 9.15, presso la Sala Fonte Mazzola di Peccioli, il secondo seminario di studio “Prospettive di sviluppo della coltivazione del pioppo per costruire una filiera toscana” (leggi qui il programma). Ad organizzarlo e coordinarlo, per conto di Confagricoltura Toscana, il garfagnino Marco Scaltritti, presidente della sezione Legno della stessa confederazione regionale.
“Attualmente – si legge nella nota – le superfici agricole coltivate a pioppo interessano circa 50.000 ha distribuiti principalmente nell’area padano veneta in Friuli ed Emilia. L’utilizzo di cloni selezionati sempre più performanti assieme all’esperienza dei pioppicoltori italiani assicurano elevate produzioni di legno di qualità”.
“Tuttavia – continua -, i quantitativi non sono sufficienti a sodisfare la domanda delle imprese per le varie filiere di trasformazione che ancora importano più del 50% del materiale grezzo necessario, semilavorati e pannelli finiti. Inoltre, non possiamo non rilevare le grandi potenzialità in ambito ambientale della pioppicoltura con i suoi numerosi servizi eco sistemici tra cui l’assorbimento e lo stoccaggio della C02 con ricadute positive sulla mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici. Per questo auspichiamo che al più presto il Masaf inserisca nel regolamento volontario e nelle linee guida dei crediti di carbonio la pioppicoltura come attività in grado generare crediti di carbonio”.
“Un recente studio condotto da CREA – Centro Foreste e Legno in collaborazione con il CNR – spiega – ha individuato potenzialità pedo-climatiche per lo sviluppo della pioppicoltura in Toscana. Considerando la sola attitudine pedo-climatica sono stati individuati 14.000 ha ad elevata vocazione di coltivazione del pioppo”.
“Sarebbe auspicabile – si legge nel comunicato stampa – una alleanza fra mondo scientifico, istituzioni locali a partire dalla Regione e mondo associativo produttivo per lo sviluppo della coltivazione al fine di creare una filiera regionale anche con l’obiettivo di far entrare la Toscana nell’attuale Accordo fra le cinque Regioni (Milano 2025) sulla Crescita, la promozione ed il sostegno alla pioppicoltura”.
“La Regione Toscana in questi ultimi anni – sottolinea – si è impegnata ottenendo importanti risultati. Con il Piano di Sviluppo Rurale CSR 23/27 attraverso la misura SRD 05.2 ha destinato un finanziamento ed aperto il bando per il sostegno a nuovi impianti di arboricoltura a ciclo breve, medio e lungo proprio per contribuire e dare una spinta al rilancio della pioppicoltura. Il bando ha avuto un grande successo e molte domande non sono state ammesse al finanziamento per esaurimento fondi. Per la pioppicoltura sono state presentate 71 domande per una superficie complessiva di oltre 600 ha e le superfici ammesse al finanziamento ammontano a circa 170 ha di nuovi impianti. Infine, la Regione con la misura SRA 28 finanzierà i nuovi impianti con premi per il mantenimento e il mancato reddito”.
“Quindi a due anni dalla apertura del Bando per fare il punto sui risultati, verificare le criticità, capire le prospettive presenti nelle nuove politiche europee, e nazionali e soprattutto cogliere le opportunità di sviluppo della coltivazione – si legge nel comunicato di Confagricoltura Toscana – ci è sembrato giusto organizzare questa giornata per fare il punto anche in considerazione che nel 2027 dovrà essere elaborato a livello nazionale e regionale il nuovo piano di sviluppo rurale 28/32”.
“Confagricoltura con la collaborazione di Crea-centro ricerca foreste legno – conclude – hanno deciso di invitare a questo incontro seminario aperto tutti i protagonisti della filiera della pioppicoltura: mondo scientifico, Istituzioni, Associazioni di categoria Coltivatori di Pioppo e Trasformatori anche per capire se sia possibile condividere e costruire una volontà unitaria per promuovere ed elaborare un protocollo di intesa regionale. Infine, l’evento potrà rappresentare anche l’occasione per riflettere sulla opportunità di sostenere l’imboschimento dei terreni agricoli attualmente non coltivati al fine di evitare abbandoni di seminativi e favorire le affermazioni di specie che possono produrre legno strutturale”.