Le organizzazioni ambientaliste – ClientEarth e Legambiente con il sostegno di Blue Marine Foundation – hanno avviato l’ultima di una serie di azioni legali volte a contrastare la protezione inefficace delle aree marine protette (AMP) in tutta Europa e gli impatti distruttivi causati dalla pesca a strascico in questi siti.
Il caso, promosso dalle ONG, è rivolto alle autorità italiane e chiede una protezione più solida dei fondali marini e delle specie che ne dipendono in due siti chiave.
Il primo sito, Tutela del Tursiops Truncatus, si trova in acque toscane e rientra nei confini del Santuario Pelagos, un’area di conservazione transfrontaliera gestita congiuntamente da Francia, Italia e Principato di Monaco e dedicata alla protezione dei mammiferi marini e dei loro habitat nel Mediterraneo. Questa area protetta di punta è la più grande AMP d’Europa e dovrebbe rappresentare un rifugio fondamentale per i tursiopi, ma le organizzazioni sostengono che si tratti di “parco solo su carta”, dal momento che al suo interno la pesca a strascico continua a essere generalmente consentita. Il secondo sito, Litorale di Gallipoli – Isola di Sant’Andrea, si trova nelle acque pugliesi del Mar Ionio. Lo stesso ospita preziose praterie di fanerogame marine e habitat di scogliera. Nonostante queste caratteristiche di pregio conservazionistico, un’ampia parte di questo sito è priva di mappatura degli habitat marini, con la pesca a strascico libera di continuare indisturbata.
Le autorità regionali sono sollecitate a intervenire su tre fronti chiave per la protezione degli oceani: la necessità di un’accurata mappatura degli habitat marini, la valutazione dei rischi ambientali legati alla pesca a strascico nelle aree protette e l’adozione di misure preventive in grado di contrastarne efficacemente gli impatti distruttivi.
Francesco Maletto, avvocato di ClientEarth esperto in conservazione marina, ha dichiarato: «Protetto deve significare protetto. La nostra ricerca dimostra che le autorità locali italiane ignorano i propri obblighi giuridici di garantire la protezione di siti di tale valore ecologico. Questo semplicemente non è accettabile. La nostra azione legale mette in mora le autorità italiane: la questione critica della pesca a strascico distruttiva deve essere affrontata».
Antonio Nicoletti, responsabile aree protette di Legambiente, dichiara: “Non possiamo definire ‘protetti’ tratti di mare dove perdurano pratiche di pesca dannose per i fondali che impoveriscono la biodiversità marina e gli stock ittici, compromettendo anche il futuro della piccola pesca artigianale e sostenibile. Chiediamo che venga eliminata la pesca a strascico nelle aree marine protette entro il 2030, come previsto dal Piano d’azione europeo per la pesca del 2023; e alle Amministrazioni competenti di mettere in campo le misure previste dalla Direttiva Habitat per proteggere gli habitat e le specie, in particolare in due siti marini della Rete Natura 2000, come quello della Tutela del Tursiops Truncatus in Toscana, e nel Litorale di Gallipoli – Isola di Sant’Andrea. Questo obiettivo deve inoltre andare di pari passo con la crescita della percentuale di mare protetto, in linea con gli obiettivi europei. Con questa azione legale congiunta, quindi, chiediamo alle autorità italiane divieti reali, controlli stringenti e una gestione rigorosa delle aree marine protette. Difendere concretamente i fondali di questi due siti chiave significa rispettare gli impegni europei e garantire un futuro vivo al nostro mare”.
Jean Luc Solandt, International Projects Lead di Blue Marine Foundation, ha dichiarato: l’opinione pubblica teme che la protezione del mare comporti la limitazione di tutte le forme di pesca. Le condizioni estremamente critiche in cui versano specie, habitat marini e attività di pesca nei mari italiani richiedono interventi urgenti. Gli ecosistemi marini in buona salute e pienamente rigenerati rappresentano un enorme beneficio sia per le persone sia per la biodiversità. Per questo è necessario agire con urgenza.”
I mari italiani sono tra i più sfruttati dalla pesca a strascico nel Mediterraneo: circa il 34% dei pescherecci a strascico attivi nel Mediterraneo batte bandiera italiana.
La pesca a strascico consiste nel trascinare sul fondale marino reti pesanti e zavorrate per catturare specie di interesse commerciale che vivono in prossimità del fondo, come merluzzo, nasello, gamberi e polpo. Questa pratica distrugge ecosistemi vitali e fragili come le praterie di posidonia e le formazioni coralline del Mediterraneo, ed è disastrosa per il ruolo cruciale svolto dagli oceani nello stoccaggio del carbonio. La pesca a strascico colpisce inoltre mammiferi marini, popolazioni ittiche e uccelli marini attraverso la cattura accidentale (“by-catch”) e il degrado degli habitat e delle reti trofiche da cui dipendono.
Sebbene le AMP italiane coprano circa l’11% delle acque nazionali, solo l’1% di esse è effettivamente protetto. L’Italia resta quindi ancora lontana dall’obiettivo di proteggere, mediante aree protette, il 30% delle proprie acque entro il 2030 – il cosiddetto obiettivo 30×30. Il caso mira a sostenere questo obiettivo, spingendo per una gestione più efficace dei siti Natura 2000 e per il contrasto delle attività che ne causano il deterioramento degli habitat.
Note per la redazione:
Base giuridica: ai sensi dell’articolo 6 della Direttiva Habitat dell’UE, le autorità devono prevenire il deterioramento degli habitat e le perturbazioni significative delle specie protette per cui il sito è stato designato. Si tratta di un obbligo di natura preventiva, applicabile anche quando il danno è possibile ma non ancora dimostrato.
- Nel 2024, ClientEarth ha ottenuto una sentenza storica del Consiglio di Stato italiano, che ha riconosciuto la giustiziabilità diretta dell’articolo 6, paragrafo 2, della Direttiva Habitat, con le autorità condannate ad adottare misure ambientali concrete per salvaguardare la biodiversità e invertire il deterioramento degli habitat.
Tutela del Tursiops Truncatus: questa vasta area marina protetta in Toscana è designata principalmente per la tutela del tursiope, specie protetta ai sensi della Direttiva Habitat dell’UE. Il sito si estende su circa 374.000 ettari all’interno del Santuario Pelagos e comprende diversi habitat marini protetti, che sostengono gli ecosistemi da cui dipendono i tursiopi.
Litorale di Gallipoli – Isola di Sant’Andrea: questo sito Natura 2000 nel Mar Ionio si estende su una vasta area marina al largo delle coste di Gallipoli e ospita una ricca varietà di habitat vulnerabili, tra cui praterie di Posidonia e formazioni coralligene che sostengono un’elevata diversità di vita marina. Il sito è stato ampliato nel 2020 per rafforzare la protezione dei suoi habitat e delle sue specie marine di importante valore ecologico.
Natura 2000 è la rete di aree protette a livello europeo, istituita per tutelare specie e habitat vulnerabili e minacciati ai sensi delle Direttive Uccelli e Habitat. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito del Biodiversity Information System for Europe.
Santuario Pelagos: ulteriori informazioni sul Santuario Pelagos sono disponibili sul suo sito web.
Obiettivi chiave di questa fase:
- Fare applicare l’obbligo delle autorità responsabili dei siti Natura 2000 di garantirne un’adeguata protezione.
- Assicurarsi che le autorità italiane affinché completino la mappatura degli habitat dei fondali marini e adottino misure di gestione efficaci per i siti Natura 2000, portando l’Italia in linea con la normativa europea sulla natura e favorendo il raggiungimento dell’obiettivo 30×30.
- Richiedere alle autorità di condurre le valutazioni di rischio previste sugli impatti della pesca a strascico nei siti Natura 2000 e di adottare misure di protezione, comprese eventuali restrizioni alla pesca a strascico.
Il caso si inserisce in una più ampia serie di azioni legali promosse in tutta Europa rispetto alla pesca a strascico in aree protette, tra cui Francia,Spagna, Paesi Bassi e Germania, volte a rafforzare la protezione della biodiversità marina e degli habitat fragili nelle acque europee, e a garantire che le AMP siano protette nella pratica e non solo sulla carta. Lo scorso maggio, il Tribunale distrettuale dell’Aja ha stabilito che i pescherecci a strascico olandesi non possono più operare senza autorizzazione e valutazione ambientale nell’AMP olandese del Dogger Bank. Una sentenza che ha chiarito come i decisori politici europei abbiano la responsabilità giuridica di agire di fronte a questa grave minaccia per gli oceani.
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Chi è Blue Marine Foundation
Blue Marine Foundation è un’organizzazione benefica con sede nel Regno Unito impegnata nella tutela degli oceani, con l’obiettivo di ripristinare la vita marina attraverso l’istituzione di aree marine protette e il contrasto alla sovrapesca. La sua missione è garantire una protezione efficace di almeno il 30% dell’oceano entro il 2030 e promuovere una gestione sostenibile degli ambienti marini. Blue Marine opera attualmente in 30 Paesi nel mondo, collaborando con oltre 200 partner. Approfondisci il loro lavoro qui: https://www.bluemarinefoundation.com