Quando pensi alla Garfagnana, ti vengono in mente i sapori di una volta: robusti, sinceri, montanari. Non ti aspetti certo di trovare bao ripieni, tataki o ravioli asiatici.
E invece, nel cuore di Vergemoli — piccolo borgo che racchiude meno di 100 abitanti, proprio dentro al palazzo del comune, immerso tra le montagne verdi — ho scoperto un piccolo bistrot che ha ribaltato ogni previsione: Vivi Verde.
Ma che ci fanno due livornesi, gente di mare, in montagna?
Dopo il loro percorso, a seguito del Covid, avevano bisogno di calma. Di rallentare. E di mettersi alla prova per davvero. Di fare qualcosa proprio per loro, cucito su misura.
Aperto nel 2023 da Gabriele (28 anni) e Carolina (25), due ragazzi livornesi, è uno di quei posti che sembrano spuntare dal nulla, e invece sono esattamente dove devono essere.
Gabriele nasce come chef e si occupa per anni dell’avviamento di ristoranti per altri imprenditori. A un certo punto arriva una proposta per Tenerife… ed è lì, in mezzo a quell’oceano di possibilità, che conosce Carolina: viaggiatrice, sognatrice, aspirante criminologa.
Sì, avete letto bene: Carolina in cucina non ci aveva mai lavorato. Ma ci si è buttata con curiosità e caparbietà. Ha imparato, sperimentato, osservato. Oggi in cucina ci sta eccome — con grinta e delicatezza, e si sente.
La loro storia è fatta di Livorno, Tenerife e infine Vergemoli. Ma se volete davvero scoprire tutto, tocca andarli a trovare. Fidatevi.
Intanto vi racconto il resto: il bistrot è bellissimo. Atmosfera calda ma non ingessata, piena di piante e dettagli curati. Dentro ci si sente a casa, fuori si respira a pieni polmoni. Il panorama è da cartolina: grilli, boschi, silenzio.
Io, come sempre, mi porto dietro la mia dolce metà (scofanatore) — strategico per assaggiare più piatti senza passare per esagerata. Abbiamo ordinato sei portate, tre a testa. Il menù cambia con le stagioni e segue l’estro del momento.
I piatti sono per l’85% toscani, con radici ben piantate nella tradizione locale. Il restante 15% è un invito al viaggio: sapori che richiamano l’Asia, l’America Latina, il Mediterraneo più lontano. Ti portano altrove, ma senza farti perdere l’orientamento.
Un perfetto equilibrio tra tradizione e innovazione: piatti giusti, con un certo carattere, che ti saziano davvero — non solo lo stomaco, ma anche la testa e il cuore.
Siete curiosi di sapere cosa abbiamo mangiato? Ve lo direi… ma stavolta no. Vi tocca andarli a trovare. Perché certi posti si capiscono solo vivendoli.
È bello vedere due giovani che hanno abbracciato un progetto del genere, con coraggio, passione e voglia di costruire qualcosa di vero. E qui, tra un bao e un tramonto, ci sono riusciti.
L’unione, la natura, una promessa e l’amore li porteranno avanti.
Alla prossima,
Lovely to see you!
T&R












