Pace, libertà, insieme. Tre parole alle quali i bimbi, sotto il palco, hanno saputo dare una precisa forma, un colore. C’è chi ha disegnato dei fiori, chi un campo, chi un paese. Piccole opere d’arte. O, forse, grandi affreschi di umanità.
Sì. Il mondo è più bello visto con gli occhi innocenti di un bambino, per cui la guerra è uno scarabocchio su un foglio bianco.
Il festival “Mont’Alfonso sotto le stelle” ha esordito questa sera, in piazza Carli, con un inno alla memoria. Quella dei nostri nonni e dei loro padri. Quella tramandata, di chi non c’è più, e quella di chi, essendoci ancora, ha il peso di mille lezioni di storia.
La “Transumanza Gotica” di Andrea Satta si è fermata qui. In Garfagnana. In questi luoghi della Resistenza, dove ancora sono visibili – in certe case, in certi luoghi, in certi volti – i segni di una cicatrice dolorosa. Mai completamente rimarginata. Quella della fame. Della guerra. Del fronte.
Lo spettacolo ha voluto omaggiare la straordinaria vicenda di un uomo assolutamente “normale”. Uno dei tanti finiti prigionieri in un lager nazista. Il padre di Andrea, Gavino Esse. Un nome pescato a caso, fra un milione di altri, dalla gavetta del passato.
Uno show dinamico, giunto al termine di una dura salita. Quella in bicicletta, sulle Alpi Apuane. Lungo la Linea Gotica.
Sul palcoscenico, un via-vai di artisti e testimoni. Tutti “resistenti”, a loro modo. Dal talentuoso Alessandro d’Alessandro che, con il suo organetto, ha rievocato una pagina di storia che il grande Alberto Moravia, con il libro La Ciociara, contribuì a portare all’attenzione del grande pubblico: le cosiddette “marocchinate”, la vergogna degli stupri. Alla pediatra Stefania Manetti, presidente dell’associazione culturale pediatri, che ha indicato i bambini come i più grandi esempi di “resistenza” sottolineando come, nel mondo, 468 milioni di loro vivano in situazioni di guerra.
E ancora: il maestro Roberto Martinelli, direttore d’orchestra e musicista carrarino, che ha scritto un’opera lirica dedicata al marmo – il tratto distintivo della storia della sua città – in cui la ginestra, il fiore giallo che cresce nelle cave, diventa esso stesso un simbolo metaforico di “resistenza”. Tommaso Teora, autore di tre libri preziosi sulla guerra che racchiudono 330 interviste ad altrettanti testimoni (di cui circa 250 oggi non ci sono più), ha portato sul palco Giuliano Valdrighi e Rino Lenzi, due testimoni ancora in vita, l’uno 90 anni (compiuti appena sei giorni fa), l’altro 89. Commuovente il loro racconto. Giuliano, di Castelnuovo, ha rievocato la dolorosa storia del fratello Umberto rimasto sotto un ciocco, a seguito di un bombardamento, proprio sotto i suoi occhi; Rino, di Gragnanella, ha invece ricordato la messa di Natale del 1944 quando un soldato tedesco incantò tutti all’organo, per poi partire con gli altri, il giorno seguente, per il fronte.
Ogni ospite è stato omaggiato con un brano eseguito dal vivo da Andrea Satta e dalla sua band. Il coro Voci del Serchio, diretto dal maestro Ugo Menconi, si è cimentato in un’esibizione molto applaudita, spalle al pubblico. Mentre Cesare Da Prato ha parlato con passione e con trasporto del Museo Linea Gotica Garfagnana, a Molazzana, rimarcando l’importanza di un presidio del genere sul territorio.
La vice-sindaco di Castelnuovo di Garfagnana Chiara Bechelli e l’assessore agli eventi Alessandro Pedreschi hanno portato il saluto dell’amministrazione comunale ad inizio serata: “Questo spettacolo, che apre la sesta edizione di “Mont’Alfonso sotto le stelle” in questa nuova piazza del capoluogo, ripercorre anche la nostra storia. La Garfagnana è una terra di ciclisti, di transumanza e di Linea Gotica”.
Oggi, più che mai, parlare di guerra è attuale. Ciò che fino a pochi anni fa sembrava non solo impossibile ma, addirittura, inaccettabile, oggi è possibile e viene accettato, tacitamente, senza scandalo o clamore.
Quei pupazzi contro il genocidio di Gaza, in piazza Carli, fanno venire i brividi. Soprattutto dopo serate come questa. Dove la coscienza si risveglia dal tepore, e si ha la sensazione di sentirsi vivi. Finalmente.
Foto di Nicola Tognetti
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La “transumanza gotica” di Andrea Satta apre il viaggio di Mont’Alfonso
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