C’è un punto, nell’arte, in cui musica e poesia si incontrano. Un punto, dove note e versi trascendono l’immanenza per farsi linguaggio universale. Eterno.
Francesco Guccini è un aedo dello spartito o, se si vuole, un musico coronato di alloro. I suoi testi hanno la stessa forza, sia che vengano cantati che declamati. Sono l’inno di una generazione. Anzi. L’inno di più generazioni che si riconoscono nel suo ideale libertario. Apertamente anti-fascista.
Ieri sera, al Parco Berlingacci di Piano di Coreglia, una strana nostalgia ha pervaso il pubblico. La memoria di un tempo che fu: quello dei cantautori, del vino, delle osterie. Del paesaggio non ancora deturpato dal progresso. Quello, non già più dei nostri padri, ma dei nostri nonni. Sempre più sbiadito nella dissolvenza del ricordo.
Ad impersonare il “Maestrone”, sul palco, il cantautore bolognese Bonaveri, all’anagrafe Germano, con la sua eccezionale Guccini Tribute Band. Accento emiliano, lo stesso, senza però la “r” arrotata. Una voce profonda. Una notevole presenza scenica.
Da Via Paolo Fabbri 43 ad Autogrill, passando per Cirano e Vorrei. Troppo sterminato il repertorio del Guccio, dove ogni composizione è una perla incastonata nella storia della musica d’autore. Bonaveri lo ha messo subito in chiaro in apertura di concerto: “Stasera deluderò qualcuno, non suonando questo o quel brano. Ma era impossibile inserire in scaletta tutti i grandi successi dell’artista”. E infatti mancano Farewell, Eskimo, Auschwitz, Canzone per un’amica…
Ci sono però Canzone delle osterie di fuori porta – da cui il titolo dello spettacolo “Osterie di fuori porta” -, Canzone di notte n.2, la travolgente Shomèr ma mi-llailah?. Tra gli infuocati accordi del chitarrista Luca Longhini, l’ipnotico basso di Luca De Riso, il ritmo metronomico del batterista Steve Anyway e le magiche melodie alla tastiera di Nicola Morali un’excursus tra i capolavori gucciniani dove, tra La locomotiva e L’avvelenata (vero e proprio manifesto artistico), c’è spazio anche per la commovente Il vecchio e il bambino. Lasciato per il gran finale l’intramontabile Dio è morto.
Giorgio Franco Daniele, vice-sindaco del comune di Coreglia Antelminelli, ha portato il saluto dell’amministrazione comunale ad inizio serata esprimendo soddisfazione per il positivo rapporto avviato con la band. Il front-man del gruppo, dal canto suo, lo ha ricambiato complimentandosi con il comune per l’accoglienza e la sensibilità nel dare voce alle espressioni artistiche.
Presenti, tra il pubblico, anche il sindaco Marco Remaschi, gli assessori Lara Baldacci e Emilio Volpi e la consigliere comunale Matilde Gambogi.
Resta il segno di una serata magica che ha saputo cogliere in pieno l’essenza di un gigante buono che oggi, alla veneranda età di 85 anni, si è ritirato dalle scene, pur continuando a rimanere nel cuore di chi lo ascolta.
Un maestro di vita. O, più semplicemente, Francesco Guccini.
Foto di Nicola Tognetti
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Poesia in musica al Parco Berlingacci: una… locomotiva di emozioni con la Guccini Tribute Band
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