Ci sono ferite nella storia che non smettono di sanguinare, anche a distanza di ottant’anni. Come l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, uno dei più atroci crimini nazifascisti compiuti sul suolo italiano, che continua a interrogare le coscienze e a chiedere memoria e giustizia. In questo solco si inserisce il lavoro di un’attrice che, con coraggio e sensibilità, ha deciso di portare in scena uno spettacolo dedicato a quella strage, dando voce alle vittime e restituendo dignità a una comunità devastata, ma che ha fatto del ricordo la sua missione.
Mercoledì 30 luglio, il chiostro di Villa Collemandina ha ospitato un evento dal titolo “Scalpiccii sotto i platani. L’eccidio di Sant’Anna di Stazzema” presentato da Elisabetta Salvatori, attrice e autrice con la straordinaria capacità di saper raccontare, dalle fiabe alle storie vere, fino ad arrivare a questo spettacolo che conduce ad un momento crudele della nostra storia, in una Versilia ferita dalla guerra.
Con la sua innata sensibilità Elisabetta Salvatori è riuscita, con le sue parole, a condurre i presenti a quel terribile 12 agosto 1944 quando la vita del piccolo paese montano è stata stravolta per sempre dalla ferocia nazifascista. Quel giorno i soldati nazisti della 16^ divisione SS, in collaborazione con i fascisti, uccisero 560 civili, soprattutto donne, anziani e bambini che erano rimasti in paese. Erano le persone più vulnerabili, che avrebbero dovuto essere risparmiate, in nome di quella regola non scritta che impediva ai soldati di uccidere gli inermi, ma a Sant’Anna si consumò una violazione brutale di ogni principio umano e militare, senza giustificazione. Un vero e proprio atto di terrorismo che ha portato al massacro di bambini, anziani invalidi, donne in dolce attesa, per scoraggiare ogni collaborazione con i partigiani.
Quello che il 12 agosto 1944 lasciò alle sue spalle fu un paese fantasma, devastato, innaturalmente silenzioso, case bruciate e morti ovunque: i nazisti avevano spazzato via un’intera comunità in un solo attimo.
“Quando tornarono, si inginocchiarono sulle pietre, non parlavano, non urlavano. Guardavano – ha ricordato uno dei sopravvissuti – Non c’era più niente. Solo fumo e morti. Avevamo lasciato un paese, avevamo ritrovato un cimitero”.
Elisabetta Salvatori con delicatezza ed intensità, ha condotto il pubblico in quel piccolo borgo, in mezzo all’orrore e alla guerra, scavando dentro la ferita ancora aperta della sua Versilia. Uno spettacolo creato dalla memoria, dallo studio e dall’ascolto delle testimonianze di coloro che sono sopravvissuti.
Con profondo senso di umanità, l’attrice ha costruito uno spettacolo intenso ed emozionante che bussa alle nostre coscienze e scava in quella cicatrice viva.
Foto di Massimo Romei
villa collemandina
Elisabetta Salvatori e l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema: in 100 nel chiostro di Villa
zona
Garfagnana






