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Redazione
ANNO XIVvenerdì 11 Settembre 2026
castelnuovo di garfagnana

Incanto all’alba di ferragosto: Cesare Picco emoziona il pubblico in Fortezza

La musica non è soltanto un’esecuzione, ma un’esperienza immersiva che unisce luogo, tempo e suono in un’unica, irripetibile emozione. Il concerto all’alba di ferragosto, alla Fortezza di Mont’Alfonso, è stato uno di questi momenti: il verde che circonda le mura storiche, il cielo ancora trapunto di stelle e il silenzio rispettoso della notte in attesa della luce hanno creato un’atmosfera sospesa, perfetta per accogliere le note del pianoforte.

Alle 4.45, sotto un cielo limpido, il pianista e compositore Cesare Picco ha dato vita a una performance intensa e raffinata, presentando The Köln Concert Variations, il suo omaggio contemporaneo al leggendario concerto che Keith Jarrett tenne a Colonia nel 1975. Quella registrazione, diventata il più famoso album di jazz solista con oltre tre milioni e mezzo di copie vendute, ha attraversato epoche e linguaggi, entrando anche nel cinema: Il lenzuolo viola (Bad Timing: A Sensual Obsession), regia di Nicolas Roeg (1980); Pianoforte, opera prima di Francesca Comencini (1984); Caro diario, regia di Nanni Moretti (1993).

Questa è un’opera che ha fatto la storia del jazz e che, nelle mani di Picco, ha trovato nuova vita, con passaggi che si muovevano tra lirismo puro e improvvisazione, tra ombre e bagliori sonori.

Il pubblico, inizialmente avvolto nel buio, ha seguito il viaggio musicale lasciandosi guidare dalle vibrazioni del pianoforte. Poi, lentamente, le prime luci dell’alba hanno rischiarato il paesaggio, trasformando la fortezza in un teatro naturale dove ogni nota sembrava dialogare con i colori del cielo. In quel momento, l’arte si è fusa con la natura, e la musica ha trovato un amplificatore perfetto nel silenzio circostante.

L’interpretazione di Picco ha mantenuto intatta l’essenza spirituale dell’opera originale, arricchendola di sfumature personali: un tocco a volte delicato, a volte deciso, sempre intriso di una profonda consapevolezza del luogo e dell’istante. La scelta di eseguire questo repertorio in un contesto così suggestivo ha reso l’esperienza ancora più coinvolgente, quasi meditativa.

A fine concerto, l’artista ha ringraziato per l’accoglienza calorosa, lodando l’organizzazione e il pubblico per la partecipazione attenta e rispettosa. E, prima di lasciare il palco, ha regalato un saluto semplice ma perfetto per quel momento: un sorriso e un sentito “Buongiorno!”.

L’alba di Mont’Alfonso ha dimostrato ancora una volta che la musica, quando incontra la bellezza della natura e il rispetto dell’ascolto, può diventare un’esperienza trasformativa. Tutto ha contribuito a un’atmosfera capace di toccare l’anima. Un ricordo che resterà negli occhi e nel cuore di chi c’era, e che conferma come Mont’Alfonso sotto le stelle sia molto più di un festival: è un invito a rallentare, ad ascoltare e a vivere la bellezza con pienezza.

Foto di Elisa Togneri

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