Oscar Wilde scrisse: “Una carta del mondo che non contiene il Paese dell’Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo perché non contempla il solo Paese al quale l’umanità approda di continuo”. Questa frase racchiude perfettamente il senso del dialogo che si è svolto ieri sera a Castelnuovo di Garfagnana, in sala Suffredini, organizzato dal progetto “Oikonomia”, patrocinato dalla Regione Toscana e dal comune di Castelnuovo di Garfagnana, con la collaborazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato.
Un evento che ha toccato innumerevoli aspetti di economia, sociologia, spiritualità, geografia, filosofia e molto altro. L’incontro, il cui tema principale era “abitare le capitali spirituali”, è cominciato con un video saluto dell’arcivescovo di Lucca, Monsignore Paolo Giulietti, che ha spiegato l’importanza delle capitali spirituali come punto di riferimento per un’intera popolazione, portando l’esempio della sua esperienza ad Assisi. “Gli umbri si sentono legatissimi a San Francesco e alla sua città che custodisce riferimenti decisivi per la vita sociale e spirituale – ha dichiarato – Questi luoghi vanno custoditi per non svilirne il patrimonio”.
Successivamente è intervenuta Roberta Rocelli, direttrice culturale di Oikonomia, spiegando l’importanza di questi luoghi, scelti per essere abitati nonostante le difficoltà. Niente di più fondamentale, per un viaggio in questo tipo di scoperta, della geografia, il tema principale del dibattito.
Ha poi preso la parola il presidente del consiglio comunale, Niccolò Roni: “L’idea di Castelnuovo come capitale spirituale mi piace molto, è entusiasmante far parte di un festival in cui si parla di economia e spiritualità, soprattutto nella nostra terra che conosce certe sofferenze a livello economico e strutturale, ma che è anche piena di risorse – ha raccontato – Qua abbiamo l’esempio di una comunità molto forte, come durante il lockdown, quando ci siamo scoperti fragili, ma abbiamo visto la nostra capacità di attivarci per aiutare il prossimo”.
Dopo i saluti istituzionali il dialogo è entrato nel vivo coinvolgendo i suoi protagonisti: il primo, Guidalberto Bormolini, laureato in antropologia teologica e dottorando in teologia spirituale, ha introdotto il tema con un linguaggio tecnico, ma non complesso, in cui ha espresso molti concetti dalla filosofia alla storia, dalla geografia all’antropologia. Si è concentrato sul concetto di utopia, termine coniato da Thomas More nel 1516, con le voci greche ū ‘non’ e tópos ‘luogo’, ovvero “luogo che non esiste”, ma Bormolini ha spiegato che i luoghi utopici invece esistono e sono sempre stati sognati fin dai tempi dell’antica Grecia, nella ricerca di un modello ideale.
“Questa ricerca ha spinto gli europei a solcare i mari verso il Nuovo Mondo – ha spiegato Bormolini – La stessa che ha spinto gli uomini verso il far west, terra inesplorata e molto diversa dall’est già urbanizzato”. È quanto accaduto col borgo “Tutto è vita”, antico paese abbandonato da anni nel comune di Cantagallo, a cui è stata donata una seconda vita trasformandolo in un eco-villaggio. Una realtà nata all’interno dei Ricostruttori di Preghiera che ha riportato le persone in quel luogo che per anni ha sofferto l’incuria e l’abbandono.
Bormolini ha concluso il suo intervento con l’invito di ripartire dai piccoli villaggi, dalle comunità rurali che costellano il nostro territorio: “Le utopie sono solo verità premature – ha concluso – con questo festival vogliamo farle vivere prima”.
L’intervento principale è stato quello del secondo ospite: Franco Farinelli, geografo e docente universitario di geografia presso l’Università di Bologna che ha esordito dichiarando la naturale necessità di comprendere perché il mondo si sta complicando. Un quesito che trova la risposta nella crisi dello spazio.
Quella a cui i presenti hanno potuto assistere è stata una vera e propria lezione sui concetti di spazio, luogo e modernità, spiegati minuziosamente in un affascinante discorso che ha coinvolto innumerevoli aspetti sociali e storici. “Lo spazio è il modello principale in base al quale è stato possibile costruire tutto ciò che conosciamo – ha spiegato il professore – E lo spazio come fondamento della modernità nasce a Firenze, con Brunelleschi”.
In un tempo in cui il mondo sembra perdere punti di riferimento, l’incontro ieri ha offerto una bussola nuova: ricordare che i luoghi non sono solo coordinate sulla mappa, ma spazi da abitare con consapevolezza, visione e responsabilità.
Oikonomia, attraverso voci autorevoli come quelle di Bormolini e Farinelli, ha invitato tutti a tornare a interrogarsi sulle nostre radici e sui nostri orizzonti, a custodire le “capitali spirituali” che abitano dentro e fuori di noi, e a riconoscere nelle utopie non un lusso irrealizzabile, ma la scintilla che può orientare il presente.
Un incontro che ha mostrato come, anche in una piccola comunità, il pensiero possa farsi spazio, il dialogo possa generare nuove mappe e l’utopia possa tornare a essere – come scriveva Wilde – la direzione verso la quale l’umanità continua, ostinatamente, a navigare.








