Parlare di sessualità e disabilità non è mai semplice, ma è proprio nelle conversazioni più scomode che una comunità misura la propria capacità di crescere.
Un pubblico numeroso ha partecipato ieri pomeriggio, nella Sala Suffredini di Castelnuovo di Garfagnana, al primo incontro del nuovo percorso dedicato al tema delle pari opportunità nelle diverse forme di fragilità.
L’iniziativa, promossa dalla Commissione Pari Opportunità insieme all’amministrazione comunale, ha aperto una riflessione ampia su sessualità, identità, disabilità e sul ruolo della comunità nel garantire condizioni di reale inclusione. Un appuntamento che segna l’avvio di un ciclo di incontri pensato per offrire strumenti, spunti e occasioni di confronto su temi spesso poco affrontati nello spazio pubblico.
In apertura la vicesindaca Chiara Bechelli ha illustrato la genesi del percorso “Affettività, sessualità, disabilità – approfondimento, crescita e confronto con la comunità”. Un progetto nato dalla volontà della Commissione Pari Opportunità di ampliare il proprio raggio d’azione oltre la tradizionale prospettiva di genere, includendo anche contesti in cui le pari opportunità non sono garantite. Bechelli ha raccontato come la ricerca sulle storie di sportive e atlete con disabilità abbia aperto la strada a una riflessione più ampia e al coinvolgimento della prof.ssa Valentina Miniati, studiosa e formatrice specializzata in Bisogni Educativi Speciali, e amica personale della vicesindaca. Il percorso si è poi intrecciato con il Tavolo della Disabilità e con l’Azienda Usl Toscana Nord Ovest, che accompagnerà anche i prossimi incontri.
La conferenza ha visto gli interventi della prof.ssa Valentina Miniati, docente universitaria, e del dott. Franco Della Maggiora, psicologo psicoterapeuta dell’Usl, che hanno guidato il pubblico in un percorso articolato su affettività, sessualità e libertà personale nelle persone con disabilità.
I temi trattati sono stati diversi, Della Maggiora ha aperto il confronto ricordando che “tutti esistiamo in relazione con gli altri”, sottolineando come affetti, memoria ed esperienze siano elementi interconnessi che non possono essere analizzati separatamente: “Non siamo compartimenti stagni”. Le difficoltà legate alla sessualità, ha detto, non dipendono solo da fattori individuali ma anche dalla visione sociale e culturale che la comunità restituisce. Miniati ha ripercorso invece gli studi degli ultimi vent’anni che mostrano come una persona “disabile” venga spesso resa tale dal contesto più che dalla condizione genetica, evidenziando il peso dei pregiudizi e delle discriminazioni multiple. Ha ricordato come, dagli anni Settanta, siano stati studiati casi di “doppio e triplo bias”, che colpiscono in particolare le donne con disabilità, doppiamente svantaggiate, e ancor più se omosessuali. Il tema del linguaggio è stato centrale: definizioni infantilizzanti come “ragazzo” o “ragazza” rivolte ad adulti con disabilità, ha ricordato Della Maggiora, sono ancora oggi un ostacolo alla piena autodeterminazione e rappresentano una forma di svalutazione sociale spesso inconsapevole.
La seconda parte dell’incontro ha coinvolto direttamente i partecipanti attraverso un sistema di domande anonime via QR code. Alla domanda su quale concetto fosse maggiormente associato alla sessualità nella disabilità, sono emersi termini come tabù, difficoltà, ma anche creatività, segno di un immaginario ancora diviso tra ostacoli e possibilità. La maggior parte dei presenti ha indicato l’età tra i 13 e i 14 anni come momento in cui emergono i primi desideri, mentre fra gli ostacoli principali in una relazione amorosa nella disabilità sono stati indicati paura e pregiudizio.
Valeria Coli, presidente della Commissione Pari Opportunità, ha ricordato come questo percorso nasca dalla collaborazione tra Comune, Tavolo della Disabilità, operatori del settore e professionisti impegnati sul territorio. I prossimi incontri – già previsti dai primi di gennaio – affronteranno identità di genere, sessualità, emotività e affettività, fino a una tavola rotonda conclusiva aperta alle testimonianze della comunità.
L’incontro in Sala Suffredini si è chiuso con l’invito a proseguire il confronto, nella consapevolezza che inclusione e pari opportunità richiedono ascolto, formazione e continuità. Un cammino che, nelle intenzioni degli organizzatori, punta a trasformare la riflessione di oggi in un impegno stabile della comunità verso una società più attenta, consapevole e capace di accogliere ogni differenza.

















