Ci sono percorsi che nascono in silenzio, tra boschi, strade di provincia e sogni custoditi con discrezione, e che un giorno si ritrovano a incrociare palcoscenici inattesi. Il 24 febbraio Salvatore Liggeri sarà a Sanremo per presentare il suo bestseller A due passi dal Tibet e il trailer del docufilm Viandante, all’interno degli eventi legati alla settimana del Festival della Canzone Italiana.
Liggeri – già ospite di “Talk in villa”, il format estivo curato da La Gazzetta del Serchio nell’agosto 2025 – è autore e viaggiatore molto seguito sui social. A due passi dal Tibet racconta di un cammino interiore più che geografico. Da quel libro nasce anche Viandante, un docufilm che rompe il tabù della morte, invita a riflettere sul valore pieno del vivere e accende i riflettori sul rispetto della natura, attraverso un omaggio ai luoghi più panoramici e suggestivi della Garfagnana.
L’invito a Sanremo rappresenta una tappa simbolica del suo percorso.
Noi de La Gazzetta del Serchio, abbiamo raggiunto Salvatore per porgli qualche domanda su questa nuova ed entusiasmante opportunità.
Che emozione hai provato ricevendo l’invito a Sanremo?
“Ricevere l’invito per andare a Sanremo è stato per me emozionante, e ovviamente inaspettato. Se avessi scommesso quattro anni fa, quando pubblicai il mio libro A due passi dal Tibet, di poterlo presentare lì davanti a tante persone dello spettacolo, ovviamente non ci avrei creduto. Tuttavia sono entusiasta, e soprattutto grato per l’opportunità, nonché orgoglioso di partire dalla Valle del Serchio e in un certo rappresentare anche questo bellissimo territorio che ho la fortuna di chiamare casa.”
Come è nato questo invito?
“L’invito è nato da una situazione divertente e particolare: mi ha chiamato un amico che non sentivo da tempo, con cui andavo in classe alle scuole superiori, Gabriele Bianchi, e mi ha proposto di partecipare. Nel frattempo Gabriele ne ha fatta di strada: miglior cameriere d’Italia under 30, finito su Forbes, un talento della ristorazione, ora a capo di un’agenzia di eventi e dello spettacolo, Animora group.”
Portare un progetto così personale in una cornice simbolo dello spettacolo italiano ha un sapore particolare. Che significato ha per te presentare il tuo lavoro a Sanremo?
“Arrivare per me in un contesto così importante, e soprattutto all’apertura del festival, mi fa tremare le gambe. Passare dalla mia vita semplice di tutti i giorni tra orto e bosco, e lavoro tra le corsie di un ospedale come addetto antincendio, e arrivare a Sanremo davanti a tanti personaggi dello spettacolo, mi fa in un certo effetto, ma al tempo stesso, mi sento un po’ come gli artisti degli anni ’70-‘80 che con una valigia piena di sogni e tanta ingenuità, partecipavano a eventi più grandi di loro, partendo dai piccoli paesini di provincia. So che ho molto da condividere, e mi sento pronto e felice a farlo. E soprattutto andrò senza voler dimostrare nulla, con umiltà, e con l’entusiasmo e la voglia di raccontare il mio percorso.”
Cosa speri di lasciare a chi ti ascolterà?
“Sono già stato avvisato che avrò davanti a me giornalisti, personaggi dello spettacolo, imprenditori, tante personalità importanti. Non so cosa lascerò loro, ma so cosa ho intenzione di dare: interrompere per pochi minuti “il baccano di Sanremo” e cercare di portarli “A due passi dal Tibet”, dentro loro stessi, in un contesto introspettivo, che penso sia sempre più attuale vista la situazione generale nel mondo. Credo che parlare di salute mentale, depressione, ma anche riscatto, coraggio, e voglia di vivere, siano argomenti oggi più che mai necessari, anche in un mondo troppo spesso fatto di sole apparenze, come quello dello spettacolo.”
Questo invito segna un nuovo capitolo del tuo percorso?
“Sicuramente questo evento mi aprirà nuove opportunità, e occasioni di uscire fuori dalla Garfagnana, in giro per l’Italia, tuttavia resto fermo su un punto: non importa che occasioni mi si presenteranno davanti, ma la mia casa è qui, nella Valle del Serchio, tra i suoi boschi e i suoi monti, insieme a mia moglie e alla nostra gattina. Ho trovato uno spazio di serenità, e lo voglio proteggere e mantenere. Resterò comunque aperto per fare di tanto in tanto eventi, perché capisco che i temi che tratto sono di interesse per tante persone, e poi amo parlare con la gente e presentare i miei libri, quindi sicuramente non mancheranno altre occasioni. Ma se devo immaginare lunghi tour, o carriera nel mondo dello spettacolo, allora la mia risposta è no. Ho trovato la mia “Orsigna”, come direbbe Terzani, qui in Valle del Serchio, e sono già felice così.”
Nato il 2 maggio 1993 ad Avola, cresciuto tra Germania e Toscana, segnato dalla perdita del padre nel 2008, Liggeri ha fatto del viaggio una chiave di lettura della vita. Dal Cammino di Santiago alla Via Francigena, dalle esperienze lavorative in gran parte d’Europa fino alla scrittura, il suo percorso intreccia pellegrinaggio e trasformazione interiore.
Il 24 febbraio salirà su un palco diverso da quelli attraversati finora, ma con lo stesso spirito con cui è partito anni fa: una valigia piena di sogni, radici ben salde nella Valle del Serchio e la volontà di ricordare, anche nel cuore di Sanremo, che il viaggio più importante resta sempre quello dentro se stessi.