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Redazione
ANNO XIVgiovedì 10 Settembre 2026
firenze

Immensa Dacia Maraini. Applausi al Goldoni per il biopic sul padre Fosco

Passi da gigante. Davvero passi da gigante per questo spettacolo che, dopo il debutto in Fortezza di Mont’Alfonso e la successiva replica al Teatro Nazionale di Genova, oggi si avvicina di più alla visione della regista e ideatrice Consuelo Barilari.

Ieri sera, al Teatro Goldoni di Firenze, “Fosco Maraini. Il Gioco dell’Universo” aveva, tra il numeroso pubblico, anche un’ospite d’eccezione. E che ospite: Dacia Maraini, la scrittrice, poetessa e saggista che, seduta in prima fila, ha assistito, non senza un filo commozione, alla rappresentazione scenica della sua vita e del suo profondo rapporto con il padre.

Una tensione doppia per il cast di formidabili attori. Da una parte la bravissima Manuela Kustermann, che è riuscita nell’ardua impresa di interpretare (credibilmente) un personaggio presente – fisicamente – in sala; dall’altra l’istrionico Maximilian Nisi, nei panni – per nulla semplici – di Fosco Maraini: uno degli intellettuali più eclettici del novecento, una personalità multiforme e complessa.

Antropologo, orientalista, alpinista, fotografo, scrittore, poeta. Un’esploratore di mondi. Un viaggiatore incallito. Come lo descrive Dacia, meglio di tutti, un “Ulisse moderno”: partito dalle timide vette delle Alpi Apuane, che rimirava dalla sua dolce Firenze, arrivato alle proibitive cime dell’Himalaya, ed infine tornato “a casa”, nella selvaggia Garfagnana, dove oggi riposa in un piccolo cimitero con vista sulla Pania.

Dacia, il cui libro “Il Gioco dell’Universo” – diario “a distanza” tra lei e suo padre – è stato la fonte prima di ispirazione di questo allestimento (la cui drammaturgia è sapientemente firmata da Maria Dolores Pesce), è un po’ come un Telemaco – per rimanere nella metafora omerica – che si è messo in viaggio alla ricerca di un uomo misterioso e sconosciuto (ma tremendamente affascinante) che le ha dato i natali e le ha trasmesso quell’amore per il sapere che poi è allenamento alla curiosità.

Stupende le oltre 150 foto – gentilmente concesse dalla Fondazione Alinari e dal Gabinetto Viesseux – consultate da Linda Kaiser e proiettate sul grande schermo: lampi di vita, istanti di poesia, capolavori di umanità immortalati in istantanee senza tempo. E mentre le evocative immagini scorrono, le parole di Dacia risuonano: “Papà era bello. Un uomo di grande fascino. Con lui ho vissuto, assieme a mia madre e alle mie sorelle, momenti bellissimi e drammatici. Uno su tutti l’internamento in Giappone, dove fummo salvati da un suo gesto eroico davanti ai carcerieri”.

Dacia si è raccontata al pubblico, incalzata dalle domande della direttrice di QN Agnese Pini, prima dello spettacolo: “Da piccola vedevo l’Italia come un paese esotico. Oggi guardo con un po’ di preoccupazione al presente. Le migrazioni, la pandemia, la crisi economica hanno contribuito a delineare uno scenario allarmante a livello globale. Credo però che non bisogna cedere alla naturale paura del cambiamento, ma saper gestire le novità”.

Parole sagge, vere, sincere. Illuminanti. Dacia è una pensatrice del nostro tempo. Un faro. Soprattutto, però, è una voce delle donne. Un'”icona femminile”, come l’ha definita Consuelo Barilari. È un simbolo di forza, di emancipazione. Le sue parole pesano come macigni perché arrivano dirette al cuore. Scuotono gli animi.

Ma la serata di ieri è stata anche una bella vetrina per la Garfagnana. Perché Fosco Maraini era visceralmente legato a questa terra, aspra ma generosa. E non è un caso che abbia deciso, nella matura età, di comprare casa quassù, alla Pasquigliora, e di voler essere seppellito nel piccolo cimitero dell’Alpe di Sant’Antonio.

Sul palco è intervenuto il sindaco di Molazzana, Andrea Talani, che ha ricordato l’importante progetto di rilancio della sua dimora, per farne una casa museo, e del parco culturale a lui dedicato. In sala era presente anche il C.A.I. Garfagnana che, attraverso una sentieristica didattico-emozionale, ha permesso a tutti gli escursionisti di rivivere i luoghi di Fosco come portati per mano da lui.

Lo spettacolo – la cui produzione è firmata Schegge di Mediterraneo/Festival dell’Eccellenza al Femminile – è andato in scena per la stagione del Teatro delle Donne 2026. Un inno alla donna, all’arte e alla vita che il teatro ha saputo tributare in onore di un gigante del pensiero.

Foto di Nicola Tognetti

Servizio video di Nicola Tognetti e Elisa Togneri

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