C’è chi dice che ricordare sia vivere nel passato. Io credo, invece, che sia un modo per non perdere il senso del presente.
In molti, con mio piacere, seguono ormai da mesi i miei racconti, le mie testimonianze e le tradizioni che cerco di riportare su La Gazzetta del Serchio: è quello che mi riporta anche il direttore Andrea Cosimini.
Qualche amico, con affetto, mi dice: “Tu vivi di ricordi”.
Sì, può darsi. Ma se è così, allora rivendico con serenità questo modo di vivere.
Perché i miei articoli non nascono per guardare indietro con malinconia, né per rifugiarsi nel passato. Nascono, piuttosto, dal desiderio profondo di non perdere ciò che siamo stati. Di non lasciare che tradizioni, gesti semplici, emozioni vere scompaiano nel silenzio del tempo.
Scrivo per raccontare ai nostri figli, ai nostri giovani, com’era la vita nelle nostre frazioni. Una vita fatta di relazioni sincere, di piccoli riti quotidiani, di un modo semplice ma autentico di stare insieme e anche di divertirsi.
Non è nostalgia sterile. È memoria viva.
È il tentativo di dare continuità a una storia collettiva che appartiene a tutti noi: a chi c’era e a chi verrà.
Prossimamente compirò settant’anni e, alla mia età, certi desideri lasciano spazio alla serenità. Se avessi voluto mettermi in evidenza, forse lo avrei fatto a venti, a trenta o a quarant’anni. Oggi vivo con equilibrio, e proprio questa serenità mi porta a scrivere.
Scrivere è diventato anche un mio passatempo quotidiano: cercare fotografie, ritrovare ricordi, ricostruire storie. Un modo semplice ma profondo per stare bene e per dare valore al tempo.
Non c’è alcuna ricerca personale in queste righe. C’è solo la volontà di raccontare ciò che abbiamo vissuto insieme: con gli amici di allora, con le persone che oggi non ci sono più ma che continuano a vivere nei nostri ricordi.
E c’è anche lo spazio per ciò che vivo oggi, nella quotidianità. Perché la memoria non è ferma: cammina accanto a noi, ogni giorno.
Se questo significa “vivere di ricordi”, allora sì: lo faccio volentieri.
Perché ogni ricordo condiviso non guarda indietro, ma accende una luce nel cuore di chi legge e tiene viva un passo dopo l’altro, la storia della nostra comunità.
riflessione
Non è nostalgia: è memoria che parla al futuro
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