C’è un Primo Maggio che si celebra nelle piazze, nei cortei, nei discorsi ufficiali. E poi ce n’è un altro, più silenzioso, che non sempre trova spazio: quello delle persone con disabilità che il lavoro lo cercano, lo aspettano, ma troppo spesso non lo trovano.
È una domanda che mi pongo non solo come cittadino, ma anche come Garante della persona con disabilità per l’Unione dei Comuni della Media Valle del Serchio: in questo giorno dedicato al lavoro, qualcuno ha davvero pensato al lavoro per le persone con disabilità?
La risposta, se vogliamo essere onesti, non è semplice. Perché le politiche esistono, la Regione Toscana, nel corso del 2025, ha rafforzato in modo significativo gli strumenti a disposizione: incentivi economici alle aziende, contributi anche rilevanti per ogni assunzione, bandi dedicati attraverso il fondo regionale per l’occupazione delle persone con disabilità, oltre al sistema del collocamento mirato previsto dalla Legge 68 del 1999. Sulla carta, quindi, il sistema funziona. Le aziende hanno strumenti, le istituzioni hanno risorse, le persone hanno un canale dedicato per entrare nel mondo del lavoro.
Ma la realtà, soprattutto nei territori come la Media Valle del Serchio, racconta qualcosa di diverso.
Qui il tessuto economico è fatto in gran parte di piccole imprese, spesso sotto la soglia che obbliga all’assunzione di personale con disabilità. E anche quando l’obbligo esiste, non sempre si traduce in una reale opportunità: tra compensazioni, esoneri e soluzioni alternative, molte posizioni restano scoperte senza diventare lavoro concreto.
A questo si aggiunge una difficoltà strutturale che chi vive nei nostri territori conosce bene: la distanza. Distanza dai centri per l’impiego, dai luoghi di lavoro, dai servizi. Una distanza che non è solo geografica, ma anche sociale. Perché tra le competenze richieste dalle aziende e quelle disponibili si crea spesso un divario difficile da colmare.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: persone iscritte al collocamento mirato che restano in attesa, aziende che faticano a trovare profili adeguati, e un sistema che, pur funzionando nei numeri regionali, fatica a produrre effetti concreti nelle aree interne.
Il 2025 è stato, senza dubbio, un anno di rafforzamento delle politiche. Più risorse, più strumenti, più attenzione. Ma non ancora un anno di svolta per territori come il nostro.
E allora il Primo Maggio diventa anche un momento di verità. Perché non basta dire che il diritto al lavoro esiste: bisogna fare in modo che sia realmente accessibile a tutti, anche a chi vive in una valle, anche a chi ha una disabilità, anche a chi parte con qualche difficoltà in più.
La sfida, oggi, è proprio questa: trasformare le politiche in opportunità reali, costruire un ponte tra le norme e la vita delle persone.
Perché una comunità si misura anche da questo: dalla capacità di non lasciare indietro nessuno.
E la Media Valle del Serchio, che ha sempre dimostrato solidarietà e senso di appartenenza, ha tutte le carte in regola per essere non solo un territorio accogliente, ma anche un territorio capace di offrire lavoro e dignità a tutti.
Il Primo Maggio, allora, non sia solo una celebrazione.
Sia anche un impegno.
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Primo Maggio, il lavoro che manca: la sfida delle persone con disabilità nella Media Valle del Serchio
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